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Isis, dentro i segreti della nuova "macchina" del terrore

Andrea Beccaro ci guida alla scoperta di un gruppo multinazionale capace di ottenere risultati eclatanti a fronte di investimenti ridotti


04/06/2018

di Tancredi Re


È il 19 agosto 2014 quando viene pubblicato un video su YouTube, ripreso immediatamente dai principali media mondiali, in cui un uomo mascherato di nero (che poi verrà comunemente conosciuto come Jihādi John, un britannico nato in Kuwait) uccide con un coltello un ostaggio (vestito in tenuta arancione simile a quella usata dai detenuti di Guantánamo) decapitandolo: è James Foley, un fotoreporter e corrispondente di guerra americano rapito due anni prima in Siria. Sempre durante questo macabro video annuncia l’uccisione di un altro ostaggio americano, il giornalista statunitense di origini ebraiche Steven Sotloff. 
Il video sconvolge l’opinione pubblica e le cancellerie di tutto il globo, ma non è che l’inizio di una serie di altrettanti cruenti filmati. L’Occidente per la prima volta conosce in diretta la crudeltà, la ferocia, l’odio che anima gli affiliati a un’organizzazione terroristica denominata Stato Islamico (Isis). È uno chock. Ma questi saranno solo alcuni episodi di una lunga sequela di efferati omicidi di militari, di stragi con autobomba di civili e perfino della distruzione di capolavori artistici e monumentali del passato come i magnifici templi dell’antica Palmira. 
Dopo al-Qaeda, del criminale Bin Laden, ideologo ed ispiratore della lotta senza quartiere agli Stati Uniti e all’Occidente (culminata nell’attacco alle Twin Towers di New York e a Washington, con aerei guidati da terroristi suicidi che causarono oltre 5mila morti) fa la sua comparsa una nuova organizzazione terroristica di matrice islamica, ma che, naturalmente, con l’Islam non ha nulla da condividere. 
Ma cos’è e come funziona lo Stato Islamico? Come ha fatto a guadagnare tanto peso nell’equilibrio geopolitico mondiale? Cosa determina l’efficacia della sua strategia? Qual è lo scopo politico dietro gli attentati e i fatti di sangue più oscuri dell’ultimo decennio? A queste e ad altre domande risponde Andrea Beccaro, con Isis - Storia segreta della milizia islamica più potente e pericolosa del mondo (Newton Compton, pagg. 464, euro 9,90). 
Assegnista di ricerca all’Università del Piemonte Orientale di Vercelli, docente a contratto di relazioni internazionali alla Suiss di Torino, dopo essere stato Research Fellow alla Freie Universität di Berlino e al College of Europe di Varsavia, Beccaro ripercorre le tappe che hanno portato alla nascita e allo sviluppo dell’Isis. Una “macchina” del terrore multinazionale presente in forze nel Mediterraneo e una minaccia permanente per i regimi politici dell’Africa settentrionale e del Vicino e Medio oriente. 
Nonostante le svariate sconfitte che ne hanno notevolmente ridotto il territorio (fondamentale per importanza quella di Raqqa, in Siria), la sua pericolosità non è diminuita, anzi. I miliziani noti come foreign fighters, dotati di documenti europei, sono mine vaganti nel cuore dell’Europa. Ma per comprendere la portata dell’Isis bisogna capire il modo in cui la guerra è cambiata: si è arrivati a forme di conflitto ibrido, nelle quali un sistema terroristico riesce a ottenere risultati eclatanti con un investimento molto ridotto. Guidati attraverso l’analisi geopolitica e tattica da un esperto del settore, alcuni degli stereotipi più comuni sul terrorismo lasceranno il posto a una visione completa e approfondita di un fenomeno che rischia di modificare radicalmente il nostro modo di vivere e percepire la “paura”.

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