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Italia in cerca di un Governo: tira un sospiro di sollievo l'Ue, ma M5S e Lega fanno paura

È un bene che ci sia un interlocutore in grado di rappresentare le posizioni e gli interessi di Roma. Ma la maggioranza che lo sosterrà preoccupa Parigi - dice Jérome Gautheret del quotidiano Le Monde - perché è formata da partiti che hanno messo in discussione l’Unione e l'euro. Mentre Bruxelles… 


14/05/2018

di Giambattista Pepi


La telenovela politica italiana sta per finire, in quanto le formazioni che formeranno il nuovo Esecutivo, M5S e Lega, stanno per indicare al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il nome del premier “terzo” chiamato a guidare l’Esecutivo e, verosimilmente, anche la “rosa” dei ministri che lo comporranno. “Si sta scrivendo la storia e ci vuole un po’ di tempo” ha assicurato il leader dei Cinque stelle Luigi Di Maio. “Di nomi non abbiamo parlato, ma c’è un ottimo clima e al tavolo di lavoro si stanno affrontando temi importantissimi: per la prima volta nella storia si porta avanti una trattativa mettendo al centro gli interessi degli italiani”. 
Effettivamente, per tutto lo scorso fine settimana, esperti ed esponenti dei due partiti si sono confrontati al Pirellone di Milano sui contenuti del programma del futuro Governo gialloverde. A quasi due mesi e mezzo dalle elezioni, proprio quando sembrava impossibile trovare la quadra a causa dei veti incrociati e si paventavano elezioni anticipate, l’iniziativa di “moral suasion” del Capo dello Stato ha “partorito” un’intesa sul filo di lana. La crisi è stata così superata, sebbene qualche strascico sia rimasto soprattutto nella coalizione del centrodestra con Forza Italia e Fratelli d’Italia, in posizione defilata rispetto alla trattativa. 
Ma com’è stata vissuta la fase politica post-elettorale nelle cancelleria europee? Economia Italiana.it lo ha chiesto a Jérome Gautheret, corrispondente da Roma del quotidiano Le Monde. 
La preoccupazione della Francia è che non ci fosse stato un interlocutore in Italia - ci ha risposto il giornalista francese in Italia dall’ottobre 2016 -. Se il vuoto politico, la mancanza cioè di un Governo espresso dalle forze politiche che hanno vinto le elezioni, si fosse protratto ancora a lungo, la situazione sarebbe divenuta insostenibile: per gli italiani anzitutto, che nutrono legittimamente aspettative nei confronti di chi ha vinto le elezioni, ma anche a livello europeo e internazionale per gli impegni che attendono l’Europa e l’Italia. A ben vedere, però, i leader dei partiti politici hanno le loro responsabilità nel non avere trovato prima un accordo, ma il peccato originale della crisi politica è della legge elettorale: il Rosatellum. Un peccato compiuto scientemente da chi aveva la maggioranza nella scorsa legislatura per impedire che il Movimento 5 Stelle potesse ottenere la maggioranza assoluta alle elezioni del 4 marzo. Questa è la verità. Pur essendo stata congegnata ad arte, l’operazione, però, non è riuscita perfettamente: gli autori non hanno tenuto conto del ruolo assunto dalla Lega, la nuova destra italiana, nell’ambito del centrodestra, che ha messo in minoranza i moderati.

Il nuovo Governo che sta nascendo allontana lo spettro di elezioni anticipate. Anche se non è ancora chiaro quale sarà il perimetro della maggioranza politica, visto che Forza Italia e Fratelli d’Italia potrebbero astenersi o votare contro la fiducia al nuovo Governo. 
Questo è un bene. E d’altra parte, anche se si fosse andati al voto con questa legge elettorale, non sarebbe cambiato nulla. Effettivamente il problema della sussistenza della maggioranza può porsi, magari non subito, ma nel prosieguo della vita del Governo. Sta di fatto che l’Italia adesso ha riempito il “vuoto” politico, in quanto avrà un Governo espressione delle forze che hanno vinto le elezioni. L’Europa e il mondo sapranno presto con chi parlare.   

Il 28 giugno a Bruxelles si riunirà il Consiglio europeo con un’agenda piena di appuntamenti: dalla gestione dei flussi di immigrati al progetto di riforma dell’eurozona. 
La riforma del Trattato di Dublino, oltreché dell’Eurozona, è un passaggio cruciale per l’Unione che deve rilanciarsi ridando vigore allo spirito dei suoi storici fondatori. È impensabile un’Europa che ridisegni strumenti, forme e modi di governare senza la presenza dell’Italia rappresentata dal suo Governo. Il fatto che Roma abbia il suo presidente del Consiglio è importante non solo per l’Italia, ma per la Francia e gli altri partner europei.

Il nuovo Governo espresso da M5S e Lega, considerato il loro passato di partiti euroscettici o populisti, può rappresentare per l’Europa un rischio? 
Il rischio c’è. Il Governo formato è legittimo perché riflette le forze politiche che hanno raccolto la maggior parte dei voti degli italiani, ma è un’avventura pericolosa per l’Europa. Basti pensare a ciò che nemmeno pochi giorni fa ha detto Beppe Grillo a proposito di un referendum per far decidere agli italiani se restare o meno nell’euro. Queste posizioni non sono condivisibili in un’Europa che ha avuto e ha i suoi problemi: possono creare frizioni tra il nuovo Governo e le istituzioni comunitarie. Senza contare che l’Europa non ammetterebbe che si possa finanziare in deficit le misure contenute nel programma di governo: dal superamento della riforma Fornero sulle pensioni, al reddito di cittadinanza eccetera.

La Francia cosa ne pensa? 
La Francia è preoccupata. Questi accenti eurofobici o antieuropeisti non possono lasciare tranquilla Parigi. Il M5S non ha ancora dismesso gli abiti propagandistici, sebbene le elezioni siano finite da un pezzo; non ha capito che una cosa è fare opposizione politica in Parlamento e nel Paese, un’altra assumersi la responsabilità di governare un grande Paese. L’Italia è uno degli Stati fondatori dell’Europa e, anche nei momenti più difficili nei rapporti con le istituzioni comunitarie, è sempre stata un partner leale e fedele nei confronti dell’Europa. Nessuno vedrebbe con favore che Roma imboccasse la strada della separazione, come ha fatto il Regno Unito. Semmai tutti desiderano che abbia un ruolo ancora più incisivo. Non dimentichiamo che il presidente del Parlamento europeo (Antonio Tajani), il presidente della Bce (Mario Draghi) e l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue (Federica Mogherini) sono italiani. Segno inequivocabile che l’Italia conta. Eccome se conta in Europa…

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