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Italia rinviata a settembre? Bruxelles tende la mano a Roma, ma ci vogliono i fatti

La Commissione europea potrebbe “congelare” l’apertura della procedura d’infrazione accontentandosi dell’uovo offerto oggi dal nostro Governo e attendere la gallina in autunno, quando verrà messo a punto il budget 2020. Ma Lega e M5S insistono sul no all’aumento dell’Iva e sul sì al taglio delle tasse…


01/07/2019

di Giambattista Pepi


Fra Bruxelles e Roma si tratta. Rompere non conviene infatti a nessuno: né all’Italia, un Paese con grandi risorse, ma con problemi di tenuta sociale e di prospettive di crescita; né alla Commissione europea e, più in generale, all’Ue, che deve dimostrare di non essere attenta solo al rispetto formale delle regole e dei codicilli, ma guardare oltre e dimostrare di possedere buon senso e lungimiranza. Cosa che, ad esempio, non è stata capace di dimostrare a proposito della vicenda della Sea-Watch3: la nave battente bandiera dei Paesi Bassi, gestita dall’organizzazione non governativa Sea-Watch di Berlino, con 42 migranti a bordo. 
Ma torniamo alla procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Finora la Commissione non ha ritenuto soddisfacente (ma il vento starebbe forse cambiando) la promessa che nel 2020 l’Italia avrebbe rispettato il Patto di stabilità e crescita: la ragione è che le indicazioni e le dichiarazioni dei due vicepremier sul programma di riduzione delle imposte e l’espansione della spesa pubblica la smentiscono. 
Inoltre, le tensioni all’interno della maggioranza per i molti dossier aperti (tra i quali autonomia, Tav, Autostrade-Alitalia ed ex Ilva) mettono a repentaglio la vita dell’Esecutivo. Sul quale torna ad aleggiare lo spettro delle elezioni anticipate: un film peraltro già visto. 
Sta di fatto che Bruxelles, negli ultimi giorni, ha ammorbidito i toni e inviato segnali di distensione sul fronte dei nostri conti pubblici. Sulla procedura per il debito, è stato detto, “possono essere trovate delle soluzioni nel dialogo tra la Commissione europea e Roma, ma l’Italia deve dimostrare che in futuro rispetterà le regole”. Con una considerazione al seguito: “Roma si deve rendere conto dell’enorme impatto che la sua economia ha sul resto dell’Unione”. 
La strada, nonostante le aperture, resta comunque stretta, anche se i termini della discussione si delineano: mentre per i conti del 2019 ci sarebbe margine per un compromesso, visti i nuovi dati forniti dal ministro Tria sulle maggiori entrate e le minori spese, il vero scoglio del confronto è sul 2020. Di fatto sta prendendo corpo l’ipotesi di “congelare” la procedura e rinviarne l’esame in autunno lasciando all’Italia più tempo per predisporre la futura Legge di bilancio. Ma per farlo la Commissione vuole un impegno formale che il deficit in termini strutturali venga ridotto in misura adeguata e che tale percorso non sia provvisorio. 
A Roma, però, l’indicazione ancora prevalente è quella di una manovra finanziaria espansiva di oltre 40 miliardi (blocco dell’aumento dell’Iva e riduzione delle aliquote fiscali) senza coperture certe, perché le casse sono vuote e non si sa come finanziare queste misure. A Bruxelles non bastano le nostre argomentazioni, che cioè si tratta di spese che saranno compensate più o meno naturalmente grazie agli effetti fiscali della crescita. Così come non basta all’Eurogruppo. E non è pensabile che l’Italia, per evitare la procedura, faccia valere il suo peso in termini di voti nella partita sulle nomine ai vertici Ue: non ci sarebbe situazione peggiore di questa per un Paese già abbondantemente isolato nell’Ue. 
Di fatto in seno alla Commissione c’è molta preoccupazione in quanto le discussioni con il nostro Governo risultano sempre più sfilacciate. I discorsi che fanno il presidente del Consiglio, Conte, e il ministro delle Finanze, Tria, sono infatti più o meno contraddetti dai comportamenti e dalle dichiarazioni dei due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Con il risultato che si rinvia continuamente il momento della decisione. 
Cosa succederà?  Roma potrebbe già fornire una prima risposta concreta varando la legge di Assestamento del Bilancio, volta a mettere nero su bianco quanto è stato anticipato dal nostro Esecutivo a Bruxelles. 
Finora i ministri finanziari europei hanno dato man forte alla Commissione, che continua a procedere su un doppio binario: quello della preparazione formale degli atti per far scattare la procedura e quello della discussione a livello tecnico e politico per evitarla. All’ultimo Consiglio europeo è emerso con chiarezza che sia Berlino che Parigi lavorano perché quest’ultimo scenario prevalga, tuttavia, non può essere un risultato “gratis” per l’Italia. Per il 2020 occorre quindi andare al di là di quanto indicato da Conte nella famosa lettera alla Ue. 
Questa lettera ribadiva il taglio del deficit strutturale dello 0,2% del Pil (3,6 miliardi), la sostituzione dell’aumento dell’Iva (come non si sa ancora e si tratta di 23 miliardi) e l’annuncio di “un programma complessivo di revisione della spesa corrente comprimibile e delle entrate, anche non tributarie”. Un programma che a Bruxelles viene giudicato, nella migliore delle ipotesi, “impalpabile”. 
Ma chi gioca a nostro favore? Alcuni Paesi, come Spagna, Portogallo e Grecia, preferirebbero venisse evitata la procedura. Ma schierarsi contro l’eventuale raccomandazione della Commissione potrebbe sortire effetti negativi sugli spread dei loro titoli sovrani. Quindi…

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