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Italia sull'orlo del precipizio: agire subito per impedire una stagione di lacrime e sangue

In caso di avvio della procedura di infrazione i conti pubblici sarebbero sottoposti per anni a una stretta vigilanza da parte di Bruxelles. Il nostro Governo proverà quindi a convincere la Commissione con qualche marginale proposta. Non improbabile, però, una manovra autunnale fra i 30 e i 40 miliardi


10/06/2019

di Giambattista Pepi


L’Unione europea ha deciso di raccomandare ai governi europei l’avvio per l’Italia di una procedura per deficit eccessivo causata dal mancato rispetto della regola del debito, un percorso mai applicato prima d’ora. Finora Bruxelles era intervenuta solo per raccomandare semplici procedure per deficit eccessivo. Il criterio del debito, aggravato dalla mancata riduzione del deficit strutturale, rischia di metterci nella scomoda posizione di “sorvegliati speciali” per un lungo periodo di tempo. E allora cosa potrà succedere? 
Intanto il tempo stringe. L’Italia dispone infatti di una “finestra” temporale di circa un mese per negoziare con la Commissione Ue una inversione di rotta. Ma non sarà facile, in quanto il pallino è passato nelle mani degli Stati membri che avranno tempo fino a luglio per decidere sulla raccomandazione “tecnica” della Commissione. 
Il primo gradino è il pronunciamento del Comitato economico e finanziario (Efc), l’organismo che raggruppa i direttori generali dei ministeri delle Finanze. Subito dopo il dossier italiano sarà sul tavolo dei ministri delle Finanze dell’area euro e dell’Ue nel doppio appuntamento dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. Fermo restando che la sede in cui i governi prenderanno una decisione “politica” (la parola giusta è questa) sarà quella dell’Ecofin, che si svolgerà il 9 luglio, al quale spetterà la parola definitiva sull’avvio della procedura. 
Nel frattempo il nostro Governo dovrà proporre misure concrete per ridurre il deficit strutturale. Un atto di buona volontà sarebbe una manovra correttiva che anticipi la legge di Bilancio per il 2020 che vedrà la luce entro fine anno. Un’altra richiesta potrebbe essere quella di rinviare tutto a settembre, in presenza di nostri impegni aggiuntivi. Ma il Governo (che a differenza dell’autunno scorso, ha scelta la via della diplomazia e della prudenza, piuttosto che quella dello scontro, che aveva fatto molti danni) è intenzionato a giocarsi la “carta” del tesoretto. Un tesoretto di quasi 1,2 miliardi nel bilancio 2019 che, a questo punto, potrebbe essere destinato a tagliare il deficit che scenderebbe al 2,1% contribuendo a scongiurare ulteriori passi della procedura Ue sui conti italiani. 
Si tratta di risorse stanziate per finanziare il Reddito di cittadinanza risultate sovrabbondanti rispetto alle necessità. Questo per evitare una manovra di 3,5-5 miliardi subito, mentre in autunno appare inevitabile nella predisposizione della Legge di Bilancio 2020 varare una manovra finanziaria da 30 o anche 40 miliardi di euro per assicurare un duplice obiettivo: ridurre l’indebitamento ed evitare l’aumento dell’Iva previsto dalle cosiddette clausole di salvaguardia. Clausole che scatterebbero il 1° gennaio 2020 e potrebbero rivelarsi esiziali andando a impattare sui consumi per un’economia che resta sospesa a un filo: quello rappresentato da una crescita flebile e una stagnazione, come peraltro ha confermato l’Istat che ha rivisto al ribasso le stime del Pil del primo trimestre (a 0,1% da 0,2%) e che ha visto la disoccupazione restare al palo e aumentare quella giovanile. 
Il commissario Ue, Pierre Moscovici, ha già detto che la Commissione europea può cambiare la sua posizione sulla possibile procedura di infrazione contro l’Italia qualora emergessero nuovi elementi. “La mia porta è sempre aperta”, ha spiegato precisando che tocca all’Italia indicare la strada per evitare la procedura. La trattativa potrebbe anche prolungarsi sino a fine anno, oppure prendere una brutta piega già in estate nel caso in cui non si arrivasse a un accordo. 
Si tratta di un percorso inedito, mai applicato a nessun altro Paese europeo, che prevede vari passaggi. In primo luogo uno status di “sorvegliato speciale” per l’Italia, con ispezioni ogni tre-sei mesi per verificare che le azioni richieste per rientrare dalla “deviazione significativa” siano effettivamente messe in pratica. 
Il Governo italiano e Bruxelles dovranno quindi concordare tempi e modi di un percorso di rientro dei nostri conti pubblici. La correzione, poiché riguarderà il debito e non il deficit annuale, dovrà dispiegarsi su un arco temporale di diversi anni, non meno di tre, o anche più a lungo. In caso di mancato accordo, di risultati insufficienti o addirittura di scontro, da Bruxelles potrebbe arrivare la richiesta di un nuovo piano di rientro. 
In caso di ulteriore mancato accordo, dalla Commissione arriverebbero altre raccomandazioni, stavolta più dure e sanzionatorie nei nostri confronti, tra cui l’obbligo di un deposito infruttifero, pari allo 0,2% del Pil (circa 3,5 miliardi di euro), convertibile in multa in caso di reiterata mancata correzione del disavanzo eccessivo. 
Tra le sanzioni non è da escludere la sospensione dei fondi di coesione europei. In caso di ostinata inosservanza delle raccomandazioni, le sanzioni potrebbero crescere ulteriormente.  
Insomma, l’Italia (ma non per colpa del Governo Conte in carica da un anno appena, che ha ereditato una situazione dei conti pubblici dai precedenti esecutivi non proprio edificante) si trova in una situazione non molto dissimile da quella della Grecia negli anni del suo default tecnico (2009-11) e la strada si è ristretta perché il debito è aumentato e l’economia è sempre flebile e soggetta agli andamenti dell’economia internazionale e agli umori dei mercati che, come abbiamo già constatato nel recente passato, non possono essere sottovalutati. 
In tutto questo la notizia sul fronte interno è che, dopo due mesi “terribili”, che lasciavano presagire come imminente una crisi di governo e il ricorso a elezioni anticipate, la maggioranza serra le file, i due vicepremier ritrovano l’intesa e promettono che il “governo vada avanti”. Meglio un brodino della cicuta. 
Adesso spetterà a Conte tirare le fila di questi giorni difficili e aprire un negoziato con la Commissione assicurando che l’Italia farà la propria parte assicurando di far convergere il bilancio verso i parametri (deficit, saldo strutturale, debito) più conformi possibile alle regole dei Trattati, ma senza per questo rinunciare ai programmi per rilanciare l’economia, in primis il taglio delle tasse a imprese e famiglie.

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