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Italia: terra di nessuno dove tutti ne approfittano

Cosa aspettarci da un Paese che foraggia Pasquale Tridico (presidente dell'Inps) e lascia le famiglie senza i soldi della cassa integrazione?


28/09/2020

di Sandro Vacchi


“Oh cupidigia, che i mortali affonde...”, dice Beatrice nel Paradiso dantesco. La ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina sa perfettamente di cosa si parli, immagino, visto che oltre tutto è grillina come Pasquale Tridico, campione di avidità destinato a passare alla storia. Un presidente dell'Inps, sgangherato istituto che dovrebbe pagare le pensioni e che è in cronico ritardo nel pagamento della cassa integrazione, nel periodo più disgraziato della storia repubblicana si fa aumentare lo stipendio. E non di cento o duecento euro: no, lui pensa e lavora in grande, se lo fa quasi triplicare. 
Poiché la faccia tosta non gli manca, ci informa che non è vero che gli verranno pagati anche gli arretrati. E ci mancherebbe altro, signor Fenomeno! 
Poiché lo scaricabarile è lo sport nazionale, Giuseppe Conte, primo ministro di uno Stato moribondo, assicura che chiederà chiarimenti. Cosa aspettarsi da un tale che sembra essere stato portato a Palazzo Chigi da una cicogna ubriaca? Lui dov'era, quando lo sterco usciva dalle fogne? Non sentiva la puzza? Chiarimenti, dice... Una persona seria manderebbe una letterina al dottor Tridico Pasquale, così formulata: «In considerazione delle tragiche condizioni economiche e sociali del Paese, l'aumento del suo stipendio si considera annullato. Sentitamente, l'Avvocato del Popolo». 
Poiché sono più coraggiosi i bambini dell'asilo rispetto a politicastri che ci fanno vergognare al cospetto del mondo, ci si mette anche Giggino Di Maio, sedicente ministro degli Esteri: «Faremo accertamenti!», è la sua eroica promessa. O meglio, premessa: all'insabbiamento della pratica, in base all'articolo primo della vera Costituzione italiana. “Chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato. Scurdammoce 'o passato. Simme 'e Napule, paisà!” 
E' con simili credenziali che ci presentiamo ai nostri padroni, alla Merkel, alla Von der Leyen, alla Banca centrale europea, ai mercati internazionali. E, come se non bastasse questo abisso di ridicolo, ecco che ci si mette Mattarella, definito “serio come un morto e compassato come una mummia” da Marcello Veneziani, rarissimo esemplare di pensatore non intruppato nel gregge dei “laudatores” a prescindere, dei politicamente corretti, dei servi sciocchi e dei leccaculo di regime. 
L'ineffabile siculo silenzioso residente al Quirinale ha detto a quel mattacchione di Boris Johnson, premier britannico, che l'Italia è un modello di serietà. Per un momento abbiamo tutti pensato che chi parlava fosse Maurizio Crozza, visto che il Paese è ormai governato dai comici come Beppe Grillo. Invece no: era proprio il presidente. Ma sì, cosa volete che sia un altro autogol per chi è già affondato in serie B? Anzi, fra i dilettanti. 
Chi sono, di grazia, caricature come Teresa Bellanova, Paola Taverna, Nunzia Catalfo, Lucia Azzolina (tutte donne, alla faccia delle quote rosa)? Ma non mancano uomini tutti d'un pezzo (meglio non specificare di che cosa) come Giggino, Vito Crimi, Alessandro Di Battista, Roberto Fico... E un gregge di emeriti Nessuno che vanno in televisione per una manciata di secondi a leggere sul “gobbo” il compitino scribacchiato dalla Piattaforma Rousseau di Davide Casaleggio e Beppe Grillo. 
Costoro hanno scelto Tridico, e prima di lui addirittura il primo ministro. Costoro hanno in Parlamento una maggioranza di rappresentanti sconsiderata rispetto alle preferenze aggiornate degli elettori. Costoro sono talmente insipienti da gioire per l'esito di un recentissimo referendum che dovrebbe decimarli, appena verrà messo in opera. Costoro pretenderebbero di decidere chi sarà il nuovo Mattarella, dopo aver deciso a chi regalare i nostri soldi. Nostri! 
Gente senza risorse? Disoccupati? “Esodati” da madamina Fornero? Qualcuno può anche darsi, ma anche i picchiatori che hanno massacrato Willy, quel ragazzo a Roma. E drappelli di camorristi e simili. E di truffatori che hanno presentato credenziali false. E via cantando. Mentre migliaia di dipendenti di aziende grandi e piccole aspettano da mesi poche centinaia di euro per la cassa integrazione, mentre il turismo è stato incenerito, mentre il PIL lo si può osservare solamente al microscopio. 
Quando politici come la senatrice Taverna rifiutano di versare migliaia di euro al partito (Cinque Stelle) secondo quanto invece prevedrebbe il loro statuto, cosa si può pensare? Molto meglio i comunisti dei tempi andati, che “giravano” alle Botteghe Oscure metà dei loro compensi, senza fare storie. E i giornalisti dell'“Unità” erano obbligati a tagliarsi lo stipendio, sempre a favore del Partito. Non ci sono più, però, i comunisti di una volta, oggi rappresentati da Nicola Zingaretti. Capirai! E nemmeno l'“Unità”, sottoposta a eutanasia dalla raffinata Concita De Gregorio, premiata con una poltroncina ben imbottita a “Repubblica”, erede a tutti gli effetti del vecchio organo degli operai. Estinti anche loro. 
Non sono pochi i grillini che contestano il versamento obbligato al partito: tengono famiglia, sanno che presto torneranno a vendere il Crodino allo stadio, se gli andrà bene, perché nessuno se li prenderà nemmeno in fotografia. Uno come Matteo Renzi, per esempio, che non c'entra con i grillini, un suo mercato extrapolitico ce l'ha. Ma i “peones” pentastellati che compaiono in tivù a propinarci ogni sera verità da Pulcinella, chi se li accollerà quando verranno cacciati fuori a calcioni dai commessi della Camera e del Senato? 
Si capisce meglio lo scandalo di pochi mesi orsono, quando si scoprì che un po' di parlamentari avevano richiesto e ottenuto seicento euro per sostenere certe loro attività economiche. Non gli bastavano i quindicimila euro mensili, equivalenti a trenta milioni di lire: un milioncino al giorno. Dilettanti allo sbaraglio in tutti i sensi, soprattutto se paragonati a un fuoriclasse come Tridico, uno che fa impallidire perfino Zlatan Ibrahimovic per la capacità di farsi moltiplicare l'ingaggio. 
Ci illudiamo che Johnson, rimproverato da Mattarella, queste cose non le sappia? Che non le sappiano le tre contemporanee streghe di Macbeth (Merkel, von der Layen, Lagarde), pronte a fustigarci come delle dominatrici in corsetto nero? Ci illudiamo che non lo sappiano americani e cinesi? Che il mondo non sappia che razza di straccioni sono diventati gli italiani? 
Fra pochi mesi cadranno settecento anni dalla morte di Dante. Non sarei tanto sicuro che i suoi resti siano ancora nel tempietto del Morigia a Ravenna: uno come lui potrebbe essere scappato a gambe levate da quest'Italia terra di nessuno, dal Paese che foraggia Tridico e soci e manda in malora chi ogni giorno si rompe la schiena.

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