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Italia, un Paese povero abitato da ricchi o un Paese ricco abitato da poveri?

La nostra ricchezza - secondo uno studio Istat-Banca d’Italia - ammonta a 9.743 miliardi: otto volte il reddito disponibile


13/05/2019

L’Italia è un Paese ricco, ma abitato da poveri, oppure è un Paese povero, ma abitato da ricchi? La domanda non è retorica, ma ha un senso alla luce dei recenti dati resi noti da Istat e Banca d’Italia in uno studio congiunto. 
Siamo uno degli Stati più indebitati al mondo (dopo Giappone, Stati Uniti e Grecia) con uno stock di debito a febbraio - ultimo dato disponibile certificato dalla Banca centrale nazionale nel Bollettino statistico - di 2.364 miliardi di euro (contro i 2.363 di gennaio), che ha stabilito il nuovo record (il precedente era di 2.345 miliardi a novembre 2018), ma le famiglie italiane detengono una ricchezza che a fine 2017 ammontava a 9.743 miliardi, pari ad otto volte il loro reddito disponibile.   
Le abitazioni hanno costituito la principale forma di investimento delle famiglie e, con un valore di 5.246 miliardi di euro, hanno rappresentato la metà della ricchezza lorda. L’insieme delle passività delle famiglie (926 miliardi di euro) è inferiore, in rapporto al reddito, rispetto agli altri paesi. Le attività finanziarie (azioni, obbligazioni, fondi, conti di deposito ed altri prodotti finanziari, oltre al denaro contante) hanno raggiunto 4.374 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente: la loro incidenza sulla ricchezza netta è risultata tuttavia inferiore a quella registrata in altre economie. 
La ricchezza netta delle società (con esclusione delle banche e degli altri intermediari finanziari) è ammontata a 1.053 miliardi di euro. Il totale delle attività del settore ha raggiunto “quota” 4.943 miliardi di euro di cui il 63% costituito da attività non finanziarie. La componente finanziaria nel 2017 ha raggiunto 1.840 miliardi di euro. È diminuito, invece, il valore del patrimonio reale, rappresentato soprattutto da immobili non residenziali, impianti e macchinari. Il ricorso al finanziamento tramite titoli e prestiti ha raggiunto la cifra di 1.233 miliardi di euro, un ammontare contenuto nel confronto internazionale. 
Il nostro Paese, dunque, alla luce di questi dati, offre di sé un’immagina alquanto rassicurante dal punto di vista della ricchezza delle famiglie, che ne riflette la propensione al risparmio, l’elevata capacità previdenziale ed una condotta piuttosto morigerata della propria vita privata; ma piuttosto sconcertante e preoccupante dal punto di vista pubblico, stante l’escalation dell’indebitamento della Pubblica amministrazione centrale (in costante aumento, mentre resta stabile se non diminuisce quello degli enti locali e degli istituti previdenziali) che, malgrado l’impegno profuso dai Governi di ogni colore e orientamento politico negli ultimi vent’anni, non si è ancora riuscito a ridurre. 
Insomma, siamo un Paese abitato da formiche (laboriose e previdenti) e da cicale (dissolute e sprecone). Se riuscissimo a trasferire ai reggitori dello Stato le virtù di cui in privato diamo prova di possedere in massima dose, potremmo riuscire a ridurre il fardello del nostro debito che è una delle maggiori remore della nostra anemica crescita ed il costante rimprovero che ci viene mosso dall’Europa e dalle organizzazioni internazionali.

(G.P.)

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