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Joaquin "El Chapo" Guzmán, l'ultimo dei Narcos, fra i dieci uomini più ricercati al mondo

E per raccontare la storia del nuovo Pablo Escobar, a fronte di una inchiesta durata tre anni, Malcolm Beith ha rischiato la vita


23/10/2017

di Valentina Zirpoli


Non è da tutti spendere tre anni della propria vita per indagare sul mondo della droga per dare voce a servizi di prima mano, che si sono poi tradotti in un libro di graffiante attualità, ovvero L’ultimo dei Narcos. I segreti del più pericoloso narcotrafficante del mondo (Newton Compton, pagg. 346, euro 10,00). In effetti Malcolm Beith, corrispondente di Newsweek da Città del Messico per la guerra dei cartelli della droga, si è dannato l’anima tra le colline di Sinaloa, in Messico, dove si nasconde uno fra i dieci uomini più ricercati del mondo: Jopaquin “El Chapo” Guzmán, nato nel 1957da una famiglia di contadini a La Tuna de Badiraguato, appunto in quel di Sinaloa, arrivando alla guida dell’omonimo cartello.
Un uomo estremamente pericoloso, impossibile da scovare e catturare per via delle sue enormi ricchezze (la rivista Forbes lo aveva collocato, già nel 2009, fra le 500 persone più ricche al mondo, classificandolo non molto tempo dopo - fra non poche polemiche - al quarantesimo posto fra gli uomo più potenti della terra) oltre che per il suo esercito di prezzolati assassini e una rete di informatori addirittura infiltrati nelle maglie del Governo. Impossibile da catturare, abbiamo detto. Almeno sino ad ora. La guerra durissima tra i cartelli e la stretta delle autorità messicane, infatti, ha reso El Chapo vulnerabile come non lo era mai stato prima.
Malcolm Beith, che da anni pubblica inchieste sulle guerre tra i signori della droga, ha seguito da vicino - a fianco delle forze dell’ordine, e rischiando in alcuni casi addirittura la vita - l’inseguimento a fronte di un accesso esclusivo a informazioni riservate e interviste sia ai soldati che ai trafficanti della regione, compresi i membri del cartello di Guzmán.
Di fatto ne L’ultimo dei Narcos l’autore dà voce a un quadro della vita e dell’ascesa di uno degli uomini più pericolosi della nostra epoca, il degno erede di Pablo Escobar, alternando resoconti ricchi d’azione ad approfondimenti sul suo immenso giro d’affari. “Si tratta di una lettura essenziale per capire uno degli aspetti più drammatici della contemporaneità. Un vero e proprio thriller…, anche se purtroppo il crimine è reale”.
In altre parole l’autore è riuscito a dare voce al mosaico del crimine legato al mondo della droga, addentrandosi in un coagulo di intrighi, corruzione e minacce, quelle stesse che fanno capo a un impero costruito sul sangue e, anche se appare sacrilego dirlo, sulle capacità imprenditoriali di un uomo disposto a tutto. E che, passo dopo passo, è riuscito a costruire in Messico il punto focale del mercato mondiale della coca.
Focalizzando subito l’attenzione del lettore (all’insegna di una intrigante quanto documentata scrittura che invoglia alla lettura) sulla pericolosità di questo delinquente: nell’aprile 2009, nella campagna del Durango, sul ciglio della strada furono ad esempio trovati i cadaveri di due agenti della Dea travestiti da campesinos. Accanto a loro, un foglietto: El Chapo non lo prenderete mai! Questo è il destino di coloro che cercano di ostacolarlo, catturarlo o di opporsi al suo potere. E in effetti il prezzo pagato dal Messico per combatterlo è stato elevatissimo, con più di trentamila morti a partire dalla fine del 2006.
Anche perché nel Sinaloa far assassinare un rivale o una spia costa una miseria: appena 35 dollari. Con un grosso rischio al seguito: quello che in un ambito di tanto orrore, brutalità e fatti di sangue (in altre parole la guerra scatenata da El Chapo) l’opinione pubblica finisca per assuefarsi e voltare le spalle a una simile drammatica situazione.
Per la cronaca attualmente Malcolm Beith - quarantenne giornalista laureato all’Università di Glasgow - vive a Città del Messico, dove fra il 2007 e il 2009 si era proposto come editor di The News, il notiziario messicano di lingua inglese. Lui che prima di trasferirsi in questo Paese aveva seguito per il Newsweek International i conflitti in Irak, Haiti e in Colombia. Lui che sulla guerra alla droga in Messico aveva già scritto altri due libri (The Last Narco, pubblicato nel settembre 2010, e Hasta El Ultimo Dia, uscito nel marzo 2012), oltre a fornire qualificati contributi alla Cnn, alla Npr, alla Bbc, al New York Times, al Christian Science Monitor e a molte altre pubblicazioni.

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