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L'Ape volontario parte con un anno di ritardo


16/10/2017

di Artemisia


Ci sono tutte le premesse perché sia un flop. L’Ape volontario, il provvedimento per consentire l’uscita anticipata a coloro che sono nati tra il 1951 e il 1953, non solo risulta oneroso ma rischia di perdere il primo anno di sperimentazione. Il decreto attuativo è fermo all’esame della Corte dei conti e non si conosce il momento di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Per riparare a questo “incidente” di percorso il governo sarebbe intenzionato a prorogare di un anno la validità. Il decreto dell’anticipo finanziario a garanzia pensionistica, questo è il significato dell’acronimo Ape, è stato firmato il 4 settembre dal Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e prevede due anni di sperimentazione. Il primo anno però se l’è consumato la burocrazia dei controlli. Tant’è che, nonostante la formula dell’urgenza, non è ancora in Gazzetta ufficiale.
Intanto, Abi e Ania hanno definito l’accordo sul prestito ponte, cioè il finanziamento che verrà poi restituito nell’arco di un ventennio, una volta erogata la pensione. Resta da definire il pricing, ovvero il costo del prestito ponte che comprende la copertura assicurativa obbligatoria in caso di decesso anticipato del pensionato e la garanzia dello Stato.
L’accordo Ania-Abi dovrebbe far risparmiare tempo dal momento che, secondo il decreto, per definire quell’intesa sarebbero stati necessari trenta giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Ma lo stallo alla Corte dei conti sta vanificando questo vantaggio. Inoltre l’Inps dovrà predisporre il sistema telematico di certificazione dei requisiti e la simulazione della pensione con rateo di rimborso. I criteri dovranno andare al vaglio del ministero del Lavoro. Anche se l’Inps riuscisse a predisporre subito i principi operativi, la norma prevede sempre una scadenza di 60 giorni. Quindi per fare un bilancio della risposta dei cinquantenni interessati all’Ape, bisognerà attendere il prossimo anno. Nel 2018 il governo dovrebbe decidere se rende strutturale questa norma. Ma in questi giorni si sta studiando la possibilità di prolungare di 12 mesi la fase di sperimentazione.
La partenza al rallentatore dell’Ape volontaria sta creando non poco disorientamento tra gli interessati. Questa incertezza si cumula allo scarso appeal che ha il provvedimento perché oneroso. Stando alle disposizioni attuali, il lavoratore che accede alla pensione anticipata tramite prestito APE vedrà la rata aumentata in fase di restituzione dell’1,60% che andrà quindi a compensare l’anticipo dal fondo di garanzia. E i sindacati non escludono che nel prossimo biennio, la percentuale dell’interesse sul prestito APE possa salire ulteriormente. Un tasso di interesse così alto, sottolineano i sindacati, potrebbe scoraggiare le domande e abbassare la qualità della vita da pensionato per coloro che, per motivazioni economiche o lavorative, sono “costretti” a fare domanda di uscita anticipata.

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