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L'Esecutivo sotto esame per la linea Tav Torino-Lione

A un’analisi costi-benefici il Governo risponde con il bisogno del Paese di uno shock sulle infrastrutture


11/03/2019

di Alberto Ferretti


Il tema più caldo di questi giorni si chiama TAV, ma è solo l’ultimo di un’emergenza chiamata infrastrutture. Mentre su tutti i media ci si affanna per capire se questa maxi opera in cantiere da più di vent’anni possa portare più benefici che costi, il Governo sposta l’attenzione sul bisogno del Paese di far ripartire le infrastrutture per dar lavoro alle imprese e far tornare la nazione competitiva anche sotto il punto di vista logistico e dei servizi.
Per far parte di quei Paesi all’avanguardia e di elite non c’è dubbio che bisogna far ripartire le grandi opere, altrimenti l’Italia rimarrebbe indietro anni luce rispetto ai suoi competitor a livello globale. Proprio su questo tema si è espresso il ministro degli Interni, Matteo Salvini, che in un’intervista al Messaggero ha ribadito: «La Tav andrà avanti, i bandi partono, ma non c'è soltanto la Tav, di cui comunque discuteremo, sulle modifiche e sulla revisione dei finanziamenti con la Francia e con la Ue, ma ci sono altri 300 cantieri da sbloccare. Conte, Di Maio e il sottoscritto siamo assolutamente d'accordo che l'Italia abbia bisogno di uno shock sulle infrastrutture. La discussione sulla Torino-Lione è stata molto utile - sottolinea Salvini - perché tutti i colleghi di governo hanno capito che la Tav va inserita in un discorso più generale, che diventerà operativo già nei prossimi giorni. Approveremo in consiglio dei ministri - afferma ancora - un decreto urgente, per riavviare, da Nord a Sud, quei 300 cantieri fermi che rappresentano un Paese che non è quello dei cittadini ma era quello del Pd e di chi ha governato prima di noi. Un' Italia immobile. Noi le diamo una scossa». 
Il Tema infrastrutture non può essere utilizzato soltanto come voce di costi-ricavi o quando accadono delle tragedie come quella del ponte Morandi di Genova. Determinate opere devono essere analizzate in primis nel lungo periodo e in seconda battuta come fonte di competitività del Paese. In questo modo lo Stato dà lavoro alle proprie imprese e avvicina l’intera nazione agli standard europei puntando sull’avanzamento tecnologico e strutturale che si tramuta in benefici per l’intero Paese.
Per quanto riguarda invece il termometro politico, quello della TAV sembra l’ennesimo caso che in linea di principio dovrebbe far saltare il Governo per una visione sull’opera diversa tra Lega e M5S. Al contrario di quello che si pensi, sono già arrivate le prime dichiarazioni distensive da entrambi i leader Salvini e Di Maio, che in qualche modo riusciranno a trovare anche questa volta la quadra per procedere nella gestione del Paese. Sembra un film già visto altre volte con una parte dell’opinione pubblica che spinge sull’acceleratore sottolineando le frizioni che possono esserci tra i due partiti. La verità è che questo governo, avendo la maggioranza in Parlamento, non ha nessuna intenzione di tornare al voto nel breve periodo, anzi, è sempre più convinto di portare a termine la legislatura mantenendo le redini del potere per altri quattro anni. Appurato questo, è inutile continuare nei dibattiti che cercano di fomentare le idee di divisione ma bisogna passare ai fatti sia sulla questione infrastrutture, sia su un netto e sincero abbassamento della pressione fiscale, senza mezzucci che tolgano da una parte per aumentare dall’altra. C’è un gran bisogno di riforme che diano pieno respiro ad un Paese che ha tante voglia di fare ma poche risorse per farlo. Invece di continuare ad essere una nazione che si morde la coda cerchiamo di mettere le basi per una rinascita attesa fin da troppo tempo…   

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