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L'Europa ci vuole fare la multa e i nostri ultrà ora trattano

Grillini e leghisti tengono i piedi in due staffe: fanno i duri per compiacere i simpatizzanti mentre diventano possibilisti nei confronti di Bruxelles


26/11/2018

di Sandro Vacchi


La politica dei due forni. Ecco che cosa pratica il governo gialloverde, sedicente del cambiamento; in parole povere tiene il piede in due staffe, in parole omeriche fa come Penelope, che di giorno tesseva la tela e di notte la disfaceva. Leghisti e grillini, che da quando sono al governo si sono scambiati il primato elettorale, in Italia fanno la faccia dura per il compiacimento dei simpatizzanti, ma in Europa si presentano molto più malleabili e possibilisti, democristiani del nuovo secolo consapevoli dello strapotere della burocrazia dei satrapi di Bruxelles, oltre che della propria debolezza politica e anche professionale. 
In caso di crisi di governo e di elezioni anticipate, soprattutto i parlamentari pentastellati rischierebbero seriamente lo scranno, con tanto di stipendio principesco. Di conseguenza serpeggia il terrore. 
In Giuseppe Conte, avvocato e presidente del consiglio, così come in Giovanni Tria, economista e ministro dell'Economia, la paura non vibra più di tanto, ma quanti grillini sarebbero costretti a tornare a “professioni” più o meno regolari, le sole aperte dai loro “curricula” a dir poco irregolari? 
Nemmeno chi vola altissimo nei sondaggi come Matteo Salvini può dirsi completamente tranquillo. Tutti lo ritengono un capopopolo senza pari, quasi nessuno lo accredita invece di una statura da statista. Il Ruspa ha smesso le felpe, i toni barricadieri, gli slogan incendiari da stadio, ricordandosi ogni giorno di più di essere il ministro dell'Interno di una nazione che non è il Liechtenstein o San Marino, assomiglia molto al Guatemala, ma si chiama pur sempre Italia. 
Una nazione che i cardinali dell'Unione, capitanati dal papa Jean-Claude Juncker, intendono tenersi ben stretta, dopo aver appena subito lo scisma dei britannici. L'Italia paga alla Comunità molti più soldi di quanti ne incassi in contributi. Data l'entità del debito pubblico, è un fornitore molto fragile dell'Unione, pressoché obbligato a tenere almeno conto delle “raccomandazioni” dei satrapi. 
Stanno per avviare una procedura di infrazione nei confronti dell'indebitatissima Italia, che in buona parte ha ereditato il buco colossale dai governi precedenti, quelli piddini in testa, ma i gialloverdi fanno di tutto per renderci il bersaglio preferito degli eurocrati. Possiamo aspettarci una multa non certo pari a un divieto di sosta, ma qualcosa come lo 0,5 per cento del Prodotto interno lordo, più il blocco dei fondi strutturali europei, pari a settanta miliardi l'anno, e il blocco dei prestiti della Banca europea degli investimenti. Senza contare che la Banca centrale europea smetterà di comperare i nostri titoli di Stato, cioè il debito italiano. 
Volenti o nolenti, al di là dei proclami rivoluzionari, sovranisti e incendiari di Salvini e Di Maio, entrambi (del secondo non sono però sicuro) sanno che con l'Europa siamo costretti a far buon viso a cattivo gioco. Salvini, che trova sponde sia negli industriali sia in ciò che resta della classe operaia, si sta in certa misura imborghesendo: ruggisce meno di un tempo, lo si è visto addirittura in smoking, il presidente Mattarella comincia a preferire lui, l'odiato “lumbard” fieramente critico dei vecchi politici come lui, ai dilettanteschi e perciò pericolosissimi grillini. 
Di Maio lo sa bene ed è mosso dal terrore. E' sceso al secondo posto, il partito ha perduto dieci punti dalle elezioni del 4 marzo, mentre la Lega è più che raddoppiata, conquistando piazzeforti perfino al Sud. Salvini è visto in Italia e all'estero come il vero presidente del consiglio e Di Maio si adegua per sopravvivere. Al punto che il suo tanto strombazzato reddito di cittadinanza, la grande mancia a chi non ha mai versato contributi proprio da parte di chi paradossalmente avrebbe voluto tagliare le “pensioni d'oro”, sta per saltare. La Lega propone di versare questi soldi non a cani, porci e chissà chi, ma alle aziende che assumono disoccupati: una filosofia meritocratica e industrialista utile a riconquistare le simpatie di classi imprenditoriali pronte a manifestare a Milano contro il governo il prossimo giorno di santa Lucia. Patrona della vista. Anche il “cieco” 
Di Maio sembra tentato, alla faccia degli elettori perduti per strada. 
Tranquillizzare in un colpo solo industriali, classe media e burocrazia europea sarebbe il capolavoro di Salvini, ormai avviato a Palazzo Chigi come la Juventus all'ennesimo scudetto. 
Come se non bastasse, l'incontrastato padrone della Lega può vantare di avere regolarizzato, se non bloccato del tutto, gli sbarchi sulle nostre coste. «Ho fatto bene a bloccare le navi delle Organizzazioni non governative, ho fermato non solo il traffico di immigrati, ma da quanto emerge anche quello di rifiuti», ha commentato il sequestro della nave “Aquarius”. 
Simbolo, uno dei tanti, della sgangheratissima sinistra di casa nostra, la nave di Medici senza frontiere è stata sequestrata su richiesta del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, uno dei rari magistrati impegnatissimi nel respingimento dei clandestini senza alcun ipocrita compiacimento buonista. La Ong avrebbe smaltito immigrati, e ci siamo abituati, ma soprattutto 24 tonnellate di rifiuti tossici, indumenti, fasciature, siringhe, materiale sanitario venuto a contatto con persone affette da scabbia, pidocchi, tubercolosi, perfino Aids. L'inchiesta è in corso, ma che l'Italia sia considerata da anni la discarica d'Europa è ormai assodato. 
Farebbero bene anche gli eurocrati a non calcare la mano sugli italiani brutti, sporchi e cattivi solo perché non sono in linea con loro. Farebbe bene, gente come il sopravvalutatissimo Emmanuel Macron, salito all'Eliseo con la benedizione laica degli pseudoprogressisti imbottiti di soldi, a non tirare troppo la corda: è alla frutta, i francesi lo detestano e lui dà la colpa a Marine Le Pen. Un poveraccio del genere, che ci manda i gendarmi in Piemonte a scaricare i clandestini che non gli piacciono, e che dice che gli facciamo schifo, pretende di darci lezioni. Non siamo i servi suoi né della sua signora-madre. Ci ha già fregati Nicolas Sarkozy con la faccenda della Libia, adesso basta. 
Siete voi, monsieur le president, che volete tenerci a tutti i costi in Europa per spremerci ancora dopo che Londra vi ha piantati in asso. 
Noi siamo abituati ai pesci in faccia, voi molto meno ai calci nel didietro. Au revoir!

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