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L'Europa mette in mora l'Italia per i serbatoi Gpl

L’ Aipe conferma il rischio esplosione dei contenitori interrati e si offre come mediatore fra le parti


25/02/2019

L’Europa bacchetta l’Italia che non rispetta le regole sull’utilizzo dei serbatoi di GPL. Bruxelles è intervenuta per richiamare l’attenzione delle autorità italiane su una pratica molto diffusa che rappresenta un rischio per l’incolumità pubblica. I serbatoi di GPL sono costruiti per essere applicati in superficie e hanno quindi tutte le caratteristiche tecniche per il loro perfetto funzionamento all’aria aperta senza nessun tipo di pressione esterna. Spesso sono ricondizionati e interrati senza che però vengano eseguite le verifiche del caso richieste dalla norma e tanto da generare il richiamato “risk of explosion” dichiarato dalla Commissione europea in una nota recente al Ministero. Il pericolo è reale ed è confermato anche dalla mancanza della certificazione a marchio CE, simbolo di qualità, proprio perché i serbatoi non hanno le caratteristiche tecniche per essere interrati. Per queste ragioni l’Ue ha deciso di mettere in mora l’Italia. 
C’è inoltre una questione che riguarda la natura del GPL. Il gas, se puro, non provoca nessun tipo di corrosione. Il problema è che tutto il GPL in circolazione presenta delle sostanze aggiuntive di scarto, in dosaggi differenti in base alla zona di provenienza. Queste ne alterano la purezza e possono determinare una corrosione non prevista in fase di progettazione dal costruttore. Quindi quando si parla di GPL bisognerebbe fare le dovute distinzioni e precisazioni. Ma anche su questo aspetto ci sono atteggiamenti superficiali. 
In realtà c’è una legge per mettere in sicurezza questi serbatoi sotterrati ed evitare i rischi di esplosione, ma, come spesso accade, è stata trovata una scappatoia, o meglio, una scorciatoia per evitare l’onere di riportare in superficie i contenitori di gas. Il Decreto legge n. 329 del 2004, all’art.12 comma 1 e 4 sulle “Verifiche di integrità in occasione delle verifiche periodiche per gli apparecchi in pressione”, stabilisce che ogni 10 anni questi apparecchi siano soggetti a verifica di integrità tramite controlli spessimetrici. Ma per effettuare queste verifiche i serbatoi andrebbero dissotterrati. Ed è quanto prevede la legge che dice: “La verifica di integrità consiste nell’ispezione delle varie membrature mediante esame visivo eseguito dall’esterno e dall’interno, ove possibile, in controlli spessimetrici ed eventuali altri controlli che si rendano necessari a fronte di situazioni evidenti di danno”.  
L’AIPE (Associazione Italiana Pressure Equipment), che rappresenta le aziende del settore meccanico della caldareria e il relativo indotto, conferma che per evitare di dissotterrare i serbatoi si è trovato il modo di affidare i controlli mediante emissioni acustiche. Questa pratica, avallata da INAIL, prevede che, anziché ispezionare il serbatoio, si eseguano delle prove “campione” per individuare possibili guasti o corrosioni dei serbatoi senza il bisogno di dissotterrarli. 
Non si può credere che un utente di un deposito di GPL preferisca una verifica con emissioni acustiche piuttosto che un controllo approfondito sul serbatoio mediante ispezione visiva del manto in metallo. 
L’importanza del problema è indicata dal numero elevato degli utenti. Sono circa 1.600.000 i serbatoi ricondizionati in Italia che sono a rischio. Infatti, di recente, è esploso un serbatoio di GPL nella zona collinare dei Camaldoli a Napoli. 
Nello scoppio persero la vita Davide Conato, dipendente della piscina Ariete, dove era allocato il serbatoio, Antonio Rufo, pensionato e collaboratore della Demagas, e restarono gravemente ustionati altri due dipendenti dell’associazione sportiva e un tecnico della ditta di impianti gas. L’esplosione, secondo quanto sostenuto dal Pm Sergio Amato, che ha interpellato tre ingegneri, fu causata da un difetto della valvola di prelievo della fase liquida. Per i periti mancava il piattello di tenuta, ovvero un pezzo di ferro che avrebbe certamente evitato la fuoriuscita di gas e lo scoppio. A Salvatore De Luca, amministratore della Demagas Molisana srl, la ditta che aveva installato un serbatoio di GPL, sono stati contestati i reati di omicidio colposo, lesioni colpose, incendio e danneggiamento. Il Pm ha chiesto e ottenuto la fissazione dell’udienza preliminare. 
«La pericolosità del Gpl viene dimostrata anche dal sequestro che la Guardia di Finanza di Napoli ha compiuto per circa 2.800 bombole che non rispettavano le norme di sicurezza e che rappresentavano un potenziale rischio per numerose famiglie. Il 90% di queste era infatti privo di collaudo o con lo stesso scaduto o addirittura falsificato. Una attrezzatura artigianale veniva utilizzata per falsificare i cartellini in plastica delle revisioni periodiche obbligatorie», afferma Luca Tosto e sottolinea che «questo è un esempio di come ci si muova per le bombole a GPL ma non per i serbatoi interrati, che costituiscono un potenziale pericolo se non vengono correttamente certificati CE e non vengono controllati con le modalità tecniche più sicure possibili». 
L’AIPE insiste nel sostenere che la corretta prevenzione tecnica costituisca l’unica valida arma per scongiurare i problemi e conferma la sua disponibilità per risolvere il prima possibile una questione che dura da troppi anni. 
L’Associazione Italiana Pressure Equipment è una grande realtà imprenditoriale del settore meccanico della caldareria, che riunisce imprese che sviluppano complessivamente un fatturato di circa 3,5 miliardi di euro (anno 2017) ed impiegano oltre 25.000 dipendenti. La maggior parte della produzione, circa il 90%, è destinata all’export.

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