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L'Illusione dei programmi di Partito perdura ancora, a dispetto di tutto

Anacronismo che, inosservato, ci ha resi schiavi del Mercato


02/07/2017

di Andrea di Furia

Mattarella dixit: si vota a fine legislatura, nel 2018. Bene. Così i Partiti, novelli Sìsifo, possono illudersi di riprendere il loro ruolo, ultimamente molto appannato dalla prevaricazione della lobby finanziaria europea. Rammentiamo il Governo Monti-Napolitano, con la legge Monti-Fornero, come primo clamoroso esempio in Italia del passaggio dalla Società liquida ottocentesca (dominata dai Partiti) alla Società gassosa di inizio terzo millennio (dominata dalle Banche).

Strutturalmente però il sistema resta identico a sé stesso, resta “a 1Dimensione sociale prevalente sulle altre due” (adesso è l’Economia a prevalere sulla Politica e sulla Cultura).

Tuttavia attenzione: cambiano le dinamiche intradimensionali. Il passaggio del testimone dallo Stato al Mercato comporta una potente accelerazione dei comportamenti antisociali del sistema sociale: a tutto vantaggio del gruppo oggi dominante in questa dimensione, che ormai ha completamente soggiogato le altre due.

Quello dei Distributori di denaro: come dimostra il salvataggio delle due Banche venete da parte di Intesa San Paolo al costo – venghino signori, venghino! - di 1 misero euro.

Tornando all’attesa elettorale, dopo aver partecipato a 40 anni di votazioni l’esperienza diretta mi porta a rilevare una costante: tutti i Partiti prima del voto parlano del loro programma come dello strumento che garantisce chi li sceglierà. E tuttavia, dopo il voto, nessuno li realizza. I programmi.

Questo incontrovertibile dato di fatto (incontrovertibile dopo 40 anni e nonostante la diversità dei Partiti o delle coalizioni degli stessi al Governo) può orientare il nostro pensiero sociale in due direzioni diverse ma, come vedremo, convergenti verso un identico punto… strutturale:

a) possiamo pensare, ad esempio, che i Partiti “siano” tutti in mala fede? Che i loro programmi (famiglia, benessere, lavoro, pensioni ecc.) non siano altro che esche per attirare voti? Che siano solo specchietti per le allodole (gli ingenui elettori) e per assicurarsi così, con astuzia, poltrone potere e soldi?

Certo possiamo pensarlo. Ma illuderci coi loro programmi e deluderci per i loro risultati sempre negativi ci piace davvero tanto? Non è forse, questo, malsano “masochismo elettorale”? E allora perché votarli, i Partiti?

b) possiamo pensare, invece, che i Partiti “non siano” tutti in malafede? Che i loro programmi (famiglia, benessere, lavoro, pensioni ecc.) siano promesse sincere? Che solo per inaspettate circostanze avverse, purtroppo sempre verificatesi negli ultimi 40 anni, non si sono potute rispettare?

Certo possiamo pensarlo. Ma illuderci coi loro programmi e deluderci per i loro risultati sempre negativi ci piace davvero tanto? Non è forse, questo, malsano “masochismo elettorale”? E allora perché votarli, i Partiti?

In entrambi i casi una non-risposta sarebbe: “Si è sempre fatto così, continueremo a farlo. Speriamo nello Stellone d’Italia; speriamo nell’uomo del destino; speriamo di eleggere rappresentanti incorruttibili”.

Una risposta accettabile, in entrambi i casi, sarebbe invece quest’altra domanda:Ma quando e come nascono i Partiti?”. Rispondendo a questa domanda, infatti, tante cose si chiariscono e permettono di orientarci nel sistema sociale (in realtà eminentemente antisociale) moderno.

I Partiti nascono dalla Rivoluzione francese e sono tutti portatori e rappresentanti di interessi specifici, spesso contrapposti: Partito dei monarchici, Partito dei repubblicani, Partito dei lavoratori, Partito degli imprenditori, Partito dei proprietari terrieri, Partito degli agricoltori, Partito dei democratici, Partito dei socialisti, Partito degli anarchici, Partito dei liberali, Partito dei comunisti, Partito dei socialdemocratici, Partito dei demoproletari, Partito dei democratici cristiani ecc.

I Partiti si affermano nell’800 come strumenti dello Stato etico hegheliano per controllare le masse degli Amministrati. Stato che ancora non si differenzia molto dalle precedenti Monarchie come dimostra Napoleone Bonaparte che, una volta al potere, trasforma la neonata Repubblica francese in Impero.

Stato che nel ‘900, con l’affermarsi delle Repubbliche democratiche Parlamentari, viene esautorato dal Partito, o dalla coalizione, che vince le elezioni: il Partito da strumento di controllo dello Stato diventa, per qualche decennio, Controllore dello Stato medesimo.

 


Ed è in questa veste che a fine secondo millennio, coll’affermarsi planetario della dimensione economico-finanziaria, il Partito da Controllore dello Stato diventa strumento di controllo in mano al Mercato ed ai suoi gruppi dominanti (Banche, Speculatori, Lobbisti).

Come può vedersi sia negli ultimi eventi di salvataggio delle Banche spacciati per salva-Stati; sia nella centralità di personaggi come lo speculatore Soros nella gestione dei flussi di migranti che invadono l’Europa; sia nell’istituzionalizzazione della categoria dei Lobbisti a Commissione Europea: organo governativo principe dell’Unione Europea. Il che spiega come mai la UE non sia un’Unione di Popoli Europei ma solo di Banche europee che dirigono le danze istituzionali degli Stati membri, ormai finanziariamente incaprettati.

Già agli inizi del ‘900 alcuni pensatori avevano denunciato l’obsolescenza dei Partiti: utili senza dubbio agli albori delle democrazie moderne, ma diventati una sovrastruttura malsana nel momento in cui il Cittadino diventa maggiorenne (non di età, ma culturalmente).

Sovrastruttura malsana che naturalmente degenera sempre più nella corruzione tanto meno è rappresentativa degli Amministrati ed è invece sempre più autoreferenziale. Lo vediamo dai tanti Segretari di Partito ormai diventati altrettanti napoleoni in sedicesimo.

E nonostante questo - vera e propria fatica di Sìsifo, appunto - gli obsoleti Partiti continuano ad elaborare Programmi sempre più belli e interessanti che, indifferentemente in buona o in cattiva fede, sono sempre e in ogni caso destinati a rimanere sulla carta e a deludere gli elettori.

Perché indifferentemente?

Perché il sistema sociale pur passando da “liquido” a “gassoso”, pur sostituendo allo Stato il Mercato (come contenitore unificato delle tre dimensioni sociali) resta strutturato a 1Dimensione sociale dominante le altre due. Ovvero mischia nel contenitore unico Mercato le tre (ora non più liquide, ma gassose) dimensioni sociali: una miscela antisociale letteralmente esplosiva!

Cosa che non risolve i problemi della passata Società liquida, ma come Società gassosa li aggrava. Prendiamo ad esempio il premio Nobel Jean Tirole, intervistato questa settimana su Venerdì di Repubblica, che traduce il rivoluzionario Fraternité nel suo libro Economia del bene comune.

Alla domanda dell’Intervistatrice Tonia Mastrobuoni, circa il fatto che non necessariamente lo Stato confligge col Mercato – il mantram dei grintosissimi liberisti - ecco la sua risposta.

Jean Tirole: “E’ vero, correggere i fallimenti del Mercato è qualcosa che spetterebbe ad esempio al Governo. Ma il Governo stesso è spesso catturato dalle Lobby, oppure agisce nell’interesse a breve termine dei singoli ad essere rieletti. Sono problemi di cui tener conto, nella definizione del Bene comune”.

Tenerne conto, purtroppo, non risolve questi problemi. Li risolve invece la trasformazione della strutturazione del sistema sociale: da “1D” a “3D”. Società tridimensionale che è di nuovo “solida” e adatta ai tempi nostri: in cui il Mercato “fraterno” resta contenitore solo dell’Economia; lo Stato “equanime” solo della Politica; la Scuola “libera” solo della Cultura.

Fine degli inquinamenti reciproci e della intradimensionale reciproca corruzione.

Adesso i soggetti veri delle tre dimensioni non si confondono più e, ad esempio, si smette di pensare al Cittadino come al reale soggetto della dimensione politica: soggetto tuttavia minus abens che proprio per questo va rappresentato dal Partito.

Il Cittadino in realtà è solo “oggetto” della Politica, mentre il “soggetto” vero della Politica è la Comunità Nazionale/Locale che si può benissimo rappresentare da sé. Senza bisogno della sovrastruttura dei Partiti che possiamo finalmente mettere in naftalina, nei ripostigli della storia non più adatta ai tempi.

Lo aveva capito 70 anni fa quello che forse è il più grande "statista" dalla Rivoluzione francese - Adriano Olivetti - ma i Padri affondatori della Repubblica Italiana snobbarono i suggerimenti contenuti nel suo L'Ordine politico delle Comunità... per tutelare i propri interessi di Partito.

Le conseguenze di tale anacronistico egoismo di Partito, causa la monodimensionalità strutturale (1D) del sistema sociale, le subiamo tutte oggi: impotenti di fronte ai quotidiani soprusi del Mercato.

 

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