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L'Italia al centro degli interessi Eni, con un occhio di riguardo al green

All'assemblea del Gruppo l'amministratore delegato Claudio Descalzi fa il punto sugli investimenti 


14/05/2018

L'Italia è il Paese dove Eni investe di più. È questo uno dei dati emersi nel corso dell'assemblea del Gruppo. L’amministratore delegato, Claudio Descalzi, ha spiegato che la spesa effettuata tra il 2014 e il 2017 è stata pari a 20 miliardi di euro (tra spese in sicurezza e ambiente e green business del 21%; E&P 18%, gas&power 16%, refining & marketing 27%), mentre quella tra il 2018 e il 2021 ammonterà a 22 miliardi. In particolare le attività green aumenteranno dal 21% al 24%. 
Nel green, Eni punta a soluzioni sostenibili e innovative attraverso la valorizzazione degli asset esistenti, ha spiegato Descalzi. 
Biocarburanti e mobilità sostenibile, conversioni green, chimica, bonifiche e rinnovabili per 220 Mw di capacità installata al 2021 attraverso 25 siti, sono i driver. Per quanto riguarda la mobilità sostenibile, Eni farà partnership con Fca per la formulazione di carburanti innovativi e sviluppo di nuove tecnologie; Snam per la realizzazione di nuovi impianti Cng e Gnl e Fincantieri per la valutazione della catena di trasporto di gas e Gnl e iniziative per la valorizzazione di risorse gas. Nel quadriennio sono infine stanziati 750 milioni per la ricerca e lo sviluppo. 
Descalzi ha lanciato messaggi rassicuranti sul rischio di impatto delle sanzioni USA all’Iran: «Per l’Eni non ci saranno conseguenze. Abbiamo recuperato i crediti pregressi. Ora non abbiamo investimenti e obiettivi per farne altri. Nel piano non sono previste attività, l'unica in essere è un contratto con la società di Stato per l'acquisto di greggio fino alla fine del 2018. Compriamo circa 2 milioni di barili al mese. Il contratto termina a fine anno e da quello che abbiamo capito ci sono 6 mesi di tempo per adeguarsi alle sanzioni. Quindi siamo in linea con la tempistica». L’assemblea ha approvato il bilancio dell’esercizio 2017, chiuso con un utile netto civilistico di 3,59 miliardi di euro, e ha deliberato di assegnare un dividendo di 0,8 euro per azione da cui vanno detratti gli 0,4 euro dell’acconto distribuito lo scorso settembre. 
A Cassa depositi e prestiti, che detiene una quota del 25,76%, arriverà un maxi assegno di 747 milioni di euro. Al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che detiene il 4,34%, andranno 126 milioni di euro. 
La presidente, Emma Marcegaglia, ha sottolineato che Eni, dopo aver affrontato una delle crisi più gravi e lunghe del settore, “oggi è una società più snella, pronta a crescere anche in scenari di prezzi bassi”: «Nel 2017 coprivamo i dividendi e gli investimenti con un prezzo del Brent di 116 dollari, un livello che è sceso a 57 dollari lo scorso anno. Con un prezzo del petrolio di oltre 70 dollari, questo consentirà di liberare cassa e creare valore addizionale per i nostri investitori». 
Sulle indagini in corso per le licenze petrolifere in Congo e le presunte attività di depistaggio, Marcegaglia ha spiegato che «gli organi di controllo di Eni hanno dato l’incarico a due diversi soggetti terzi di condurre indagini interne indipendenti, e la società che ha affermato la propria estraneità a qualsiasi ipotesi di reato e a presunti depistaggi, non risulta attualmente indagata e intende fare piena chiarezza». 
Marcegaglia ha quindi aggiunto ai soci riuniti in assemblea che «ove i fatti fossero sussistenti, la società si considera parte danneggiata e si riserva qualsiasi iniziativa nei confronti dei responsabili, in ogni sede a tutela della propria posizione». E aggiunge che «si tratta di fatti lontanissimi dalla cultura Eni. Pertanto qualora emergessero fatti, anche solo in violazione del codice etico, imputabili a persone della società, non vi sarà tolleranza».
(L.D.P.)

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