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L’Italia ha bisogno di certezze, ma con questa classe politica sarà praticamente impossibile

Purtroppo ci troviamo di fronte al più sfacciato trasformismo finalizzato alla caccia delle poltrone


18/01/2021

di Sandro Vacchi


Responsabili, Costruttori, Avvocato degli italiani, Abbiamo sconfitto la povertà... E' il paese dei matti, quello dove la politica si fa con questi termini. Responsabili? Sono una banda di voltagabbana, altroché! Costruttori? Distruttori, semmai, di tutto ciò che ha la sembianza di democrazia parlamentare. Siamo al più sfacciato trasformismo finalizzato alla caccia alle poltrone, e una banda di cialtroni si atteggiano a salvatori della patria “in nome della coesione in vista di momenti ancor più difficili di quelli che stiamo vivendo. Siamo tutti chiamati a uno sforzo comune e all'unità della nazione che chiede solamente certezze, non potendosi permettere crisi di governo al buio...Blablabla!” Sergio Mattarella, il primo degli italiani, parla esattamente così, affastellando chili di fuffa ad uso del nulla. Quando dovrebbe convocare Giuseppe Conte e dirgli quattro parole: «Vattene a casa, incapace!». Pertini lo farebbe, Cossiga lo farebbe eccome.
Loro, invece, questi qua, questi figuri della politicuzza da ballatoio che sgovernano da anni un Paese allo sbando e sull'orlo di un burrone, sono lì a conteggiare il mezzo seggio in più o in meno al Senato per sapere se il governo giallorosso cadrà. Ma forse non cadrà in nessun modo, poiché il trasformismo è definito dal termine: ci si trasforma, si è come la plastilina, duttili e malleabili. Inattendibili e inaffidabili, dice giustamente la gente seria. 
Armin Laschet dovrà fare un corso accelerato di politica italiana... per non capirci niente. Questo signore sconosciuto è il nuovo numero uno della tedesca CDU e probabilmente sostituirà Angela Merkel alla cancelleria. Auguri, herr Laschet, e se capirà qualcosa di noi ce lo faccia sapere. 
Perché da queste parti siamo capacissimi di rispolverare le mummie, piuttosto che mandare i buoi (cittadini) a votare. Clemente Mastella e consorte, avete presente? Sembravano contemporanei di Giustiniano e Teodora, invece sono ancora lì! Respirano. «Siamo Responsabili, mica fessi!», ha detto il sindaco di Benevento. Tradotto per il signor Laschet: «I nostri voti hanno un prezzo, Accà nisciuno è fesso». E Gregorio De Falco, quello che all'ineffabile comandante Schettino intimava “Salga a bordo, cazzo!” Fuoruscito dalla greppia grillina è lì con la penna in mano: chi voto? E Paola Nugnes, e tre senatori UDC di Lorenzo Cesa... 
Gente dimenticata in soffitta, ma che nell'Italia cantina dell'Europa è fondamentale per tenere in piedi un esecutivo da Opera da tre soldi. Una entità amorfa ma multiforme messa in crisi da un partitino che non arriva al 5 per cento come quello di Renzi. In crisi, ma non è detto, perché il putto fiorentino, del quale nemmeno Renato Vallanzasca si fiderebbe, ha prima ritirato le sue due ministre in prestito a Conte, ma adesso potrebbe astenersi dal votare la crisi in Senato. Insomma, ha lanciato il sasso ma si prepara a nascondere la mano. Capita la coerenza? L'attendibilità'? La profonda convinzione delle idee in nome della democrazia? 
Saltano fuori perfino i vescovi ad appoggiare la continuità. E addirittura il papa fa discorsi alla Mattarella: «In questi momenti non c'è il diritto di allontanarsi dall'unità». Ah beh, allora... Come mai, però, il signor Bergoglio non diceva niente sulle elezioni americane, mentre si intromette in quelle che dovrebbero essere esclusivamente faccende nostre? Che sia anche lui un globalista come gli europeisti a oltranza? 
Si risente parlare di Bruno Tabacci, perfino di Paola Binetti, suora laica portatrice di cilicio che credevamo assunta in cielo. In tempo di saldi sono in svendita anche i senatori. “Venghino signori, venghino! Passiamo al miglior offerente.” 
Pierferdinando Casini, chi era costui? Ah sì...Democristiano di lunghissimo corso, allievo di Arnaldo Forlani, ex presidente della Camera ed ex genero di Francesco Gaetano Caltagirone, una volta “l'uomo più liquido d'Italia”. Pierferdy, detto Pierfurby, è almeno un politico di vecchia scuola, che tutti questi pastrocchi li conosce a menadito, ma aveva il buongusto di non metterli in pubblico. Dice: «Se Conte rimarrà in piedi grazie ai Responsabili, sarà una vittoria di Pirro e il suo sarà un governo debole». 
Come se questo in carica fosse forte, retto sulla gamba grillina che si è dimezzata dalle ultime Politiche, e su quella piddina dove non si trova un iscritto che la pensi come un altro. Renzi è stato segretario del PD e primo ministro, anche se i compagni fingono di essersene dimenticati. E' uno specialista senza pari nel dimezzare partiti, impacchettarli, scorporarli, crearne di nuovi, entrare e uscire da governi. Italia Viva è nata ed è vissuta così, come elemento di disturbo. E vedere voi se Giuseppe Conte non c'è cascato come un tordo. C'erano già cascati Berlusconi, che entrava con Renzi a braccetto al Nazareno per lo scandalo dei compagni duri e puri. C'è cascato Enrico Letta, bravo ragazzo allievo di Nino Andreatta, che doveva starsene sereno, infatti... Renzi quelli di adesso, questi poveretti semianalfabeti che in tivù recitano ogni sera la poesiola agli italiani, se li mangia senza bisogno, dopo, dello stuzzicadenti. 
Il salto della quaglia? Lo fa fare agli altri, lui dirige giochi. E i fessi ci cascano. E i Cinque Stelle, che due anni fa dicevano di detestare i voltagabbana, si trasformano in dorotei della peggior specie, piuttosto che perdere il seggio e diventare disoccupati, loro che non sanno far altro che niente. «Non lasceremo gli italiani nelle mani degli irresponsabili!», ha tuonato (si fa per dire) Giggino Di Maio, premio Nobel per la pace avendo sconfitto la povertà. Ricordate? 
Con la scusa che non possiamo votare in piena emergenza economica e con il Covid, rimandano sempre il voto, In autunno non si può per non turbare la legge di bilancio, In estate perché la Boschi deve sfoggiare il fidanzato al mare e farsi fotografare da “Chi”. In febbraio perché c'è Sanremo... L'importante è arrivare all'anno prossimo, quando Mastella, detto Rambo per il piglio che lo contraddistingue, sarà sostituito. Forse da sé stesso. Nel Paese dei resuscitati e dei Responsabili potrebbe perfino toccare a Romano Prodi, e non vedo perché no, allora, a nonno Ciriaco. 
Votare adesso? Secondo il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri farebbe salire lo spread, una sorta di bestemmia alla Madonna, per gli eurofanatici, con conseguenze devastanti. E' l'arma della sinistra finanziaria al potere senza legittimazione: terrorizzare i sudditi, il popolo bue che mai si ribella. 
Quando lo fa, aprendo i ristoranti nonostante i divieti, perfino nell'Emilia scarlatta da sempre ligia ai diktat del partito, fioccano le multe. Nessuno le pagherà, perché non c'è il becco di un quattrino, ma l'importante è terrorizzare il cittadino, il poveraccio che non sa per quanto tempo ancora potrà contare sullo stipendio o la pensione. 
Nascono movimenti di protesta spontanei, ma subito li si accusa di negazionismo e di sabotaggio. Chi li accusa? Chi ogni mese incassa lo stipendio dalla Regione, dallo Stato o dal Comune, mentre gli evasori sono pericolosissime partite Iva al servizio dell'evasione fiscale, secondo loro, evasori potenziali o effettivi che hanno sicuramente messo da parte milioni negli anni d'oro delle ruberie, ladri in quanto lavoratori autonomi... L'invidia genera invidia, e spionaggio, e odio sociale. 
Poi se a Cernusco sul Naviglio un negoziante espone un cartello esprimendo la speranza che Giuseppe Conte muoia presto, si sorprendono e si indignano. E chiedono a noi senso di responsabilità, mentre loro continuano a giocare al Piccolo Parlamento. Noi chiusi, sotto lucchetto Covid, niente palestre, niente piscine, niente ora d'aria, obbedire e tacere... Siamo in piena dittatura dei peggiori e ci stupiamo che qualcuno si ribelli? Provino a fare qualcosa del genere non in Moldavia, ma in Francia, o in Germani, per vedere se non li annegano nella Senna o nel Reno. 
Da noi invece? Conte, il Signor Nessuno che da due anni abbondanti impera su tutti noi senza che nessuno lo abbia mai conosciuto né visto né tanto meno votato, mediterebbe di farsi un partito. Ci mancava, direte voli. No. Gli servirebbe per rientrare dalla finestra se fosse cacciato dalla porta, Il “parti Conte” sarebbe accreditato di un 10 per cento dei voti, mica pochi, tutti strappati al PD. Che a quel punto scenderebbe sotto la Meloni. Potrebbero significare una sessantina di parlamentari, Ci sta pensando, anche se ha sempre giurato il contrario… Respingeva sdegnato anche il ricorso all'aula, però, come maggioranze alternative o un proprio partito. Eccolo qui. 
D'altronde il principe delle giravolte, Renzi, assicura che Conte è una ferita per la democrazia, ritira le sue due ministre, apre (o apricchia) la crisi di governo, ma potrebbe anche non votargli contro. 
Mi sa che Conte, se mai dovesse avere un figlio dalla sua compagna albergatrice Olivia, non lo chiamerà Matteo: prima Salvini, adesso Renzi... 
E gli italiani, intanto? Chi li conosce?

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