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L'Italia, si sa, è stata affossata dall'euro

Purtroppo, in vista delle elezioni, molti politici - invece di fare autocritica - si prodigano per salvare il vero responsabile del disastro: Romano Prodi


08/01/2018

di Mario Pinzi


Ormai tutti lo sanno: l’euro ci ha rovinato. L’Italia è sempre stata il motore più importante dell’economia reale europea e questa verità nessuno può contestarla. 
Siamo vicini alle votazioni e credo che sia doveroso evidenziare il nome del vero responsabile del nostro disastro: Romano Prodi. 
Per il professore l’euro non va toccato e nelle interviste afferma che la moneta europea è stata la salvatrice della Patria. Ma tutti sanno, anche i bimbi delle elementari, che dopo il suo ingresso le nostre performance economiche sono improvvisamente crollate creando una disoccupazione mai vista prima. 
Cari lettori, questo signore che è stato l’artefice delle nostre difficoltà, nel timore che alle prossime elezione vinca chi vuole uscire dall’euro, sta dichiarando che l’Italia senza l’Europa può svanisce come neve al sole. 
Una dichiarazione voluta sicuramente dalla finanza speculativa che, fatta in epoca passata, poteva sicuramente spaventare, ma ora fa solo incazzare. 
Desidero ricordare che prima dell’introduzione dell’euro, la nostra moneta, per assorbire gli sprechi della politica, applicava la svalutazione competitiva, una leva che faceva aumentare sensibilmente il Pil riducendo il debito dello Stato. 
Con l’ingresso nell’euro questa arma di difesa è sparita mettendo in seria difficolta l’export delle imprese e gli utili delle nostre banche.  
Romano Prodi e Carlo Azeglio Ciampi, “sicuramente in buona fede” su suggerimento della finanza speculativa, non capirono che dietro alle affermazioni propagandistiche di Helmut Kohl c’era il desiderio di ammanettare l’Italia per avvantaggiare l’industria tedesca, e questa mia certezza è stata confermata in un’intervista all’Espresso dall’ex presidente della Confindustria tedesca Olaf Henkel. 
Le sue parole sono state chiare e oneste: “Per noi industriali, i prodotti del made in Italy con la svalutazione risultavano imbattibili. Una concorrenza formidabile in qualità e prezzo che bloccava tutte le nostre esportazioni. L’euro ha messo le manette all’ industria italiana e noi tedeschi abbiamo iniziato a volare”. 
Il Pil, oltre ad essere l’indicatore dello stato di salute di un Paese è anche lo specchio delle politiche economiche che vengono adottate. 
In questi anni di recessione, dopo il colpo di stato del 2011, nel nostro governo si sono alternati dei leader diversi come Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, ma ognuno di loro aveva un unico programma finalizzato a non spezzare le catene che la Germania ci aveva messo ai polsi. 
Oggi un candidato che ha a cuore il proprio Paese dovrebbe analizzare le motivazioni del nostro disastro e le affermazioni di Olaf Henkel facendosi una serie di domande molto semplici: perché tutte le norme che ci ha imposto l’Europa sono state fallimentari? Perché ogni misura che è stata adottata ha frenato l’economia italiana? Perché le nostre banche stanno fallendo? Perché i nostri giovani emigrano? Perché le nostre donne non fanno più figli? Perché non esiste più la famiglia? Perché le coppie non sanno fare i lavori domestici? Perché il Pil è crollato? Perché il redito pro capite degli italiani è diminuito?
Tutti questi interrogativi hanno delle matrici diverse, ma tutti dicono la stessa cosa: ci è stato rubato il futuro e la genialità italiana sta morendo. Dunque, cari concittadini, se avete ancora dei dubbi, prima del voto documentatevi e penalizzate chi ci vuole in ginocchio a mendicare…     

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