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L'Italia verso un voto che sa (purtroppo) di bluff elettorale

I partiti sfoderano il meglio del loro repertorio con un elenco infinito di promesse. Mai come in questo momento il filo tra sciocchezze e realtà diventa sempre più sottile


12/02/2018

di Damiano Pignalosa


Il 4 Marzo si avvicina e la campagna elettorale entra nel vivo, con le varie fazioni politiche che mettono sul tavolo da gioco tutte le carte utili ad arrivare alla vittoria finale. Tra accuse, smentite e giustificazioni di ogni tipo va in scena una battaglia piena di promesse finalizzate a convincere chi, stanco dell’andamento della situazione italiana, pensa di non recarsi neanche alle urne. Sì, perché è proprio tra gli stanchi, i delusi e i rassegnati che si trovano i maggiori voti e le vere possibilità di arrivare a palazzo Chigi con una discreta maggioranza che, comunque vadano le cose, quasi sicuramente non potrà essere assoluta. Le rilevazioni effettuate dall’istituto Demopolis segnalano dati allarmanti sul fronte dell'astensionismo, con circa 5 milioni di elettori in meno rispetto alle precedenti Politiche del 2013. In particolare si registra la forte disaffezione dei giovanissimi: non voterebbe il 47% degli under 25. Se si votasse oggi, circa 17 milioni di italiani potrebbero non votare alle Politiche: il numero più significativo di essi, 13 milioni, è assolutamente determinato a non recarsi alle urne; oltre 4 milioni di elettori fanno parte invece di quel segmento che lo studio dell’Istituto Demopolis definisce “astensione revocabile”.

Ma quali sono le principali promesse elettorali? 
Matteo Renzi elogia gli sforzi dei governi di centrosinistra: «Abbiamo tolto Imu e Tasi, cancellato l’Irap costo del lavoro, abbassato Ires dal 27,5% al 24%, lavorato sulle tasse agricole, favorito i Pir (Piani Individuali di risparmio)». Si passa anche per l’abolizione del canone Rai per 20 milioni di utenti che pagano 90 euro all’anno, per un costo complessivo pari a 1,8 miliardi.
Silvio Berlusconi promette l'introduzione di una flat tax al 23% uguale per famiglie e imprese, qualunque siano i redditi; una proposta che potrebbe comportare minori entrate per 30/50 miliardi di euro. Poi l’abolizione dell’Irap: 23 miliardi. Il gettito è sceso nettamente dopo il 2015, con gli sconti inseriti nella legge di Stabilità di allora (prima si era sui 30 miliardi). E ancora, l’abolizione delle tasse su successioni e donazioni: si contano oltre 720 milioni di gettito nel 2016, in crescita del 6% fino a novembre 2017. Infine c’è la proposta di abolire il bollo per la prima auto, una manovra che colpirebbe 20 milioni di proprietari con un costo che si aggira sui 3 miliardi.
Il Movimento 5 stelle propone una No-tax area, elevando l'esenzione dalle tasse da 8.100 a 10.000 euro (circa 2,7 milioni di contribuenti con oltre 20 miliardi di redditi), e la riduzione dell’Irpef. Il programma prevede anche l’abolizione di studi di settore, spesometro, split payment ed Equitalia, assicurando anche una diminuzione del cuneo fiscale per le Pmi. Senza dimenticare al famoso reddito di cittadinanza, che fa parte di una dei punti cardini del programma pentastellato.

Qual è il margine tra realtà e finzione? 
Era da tempo che non si sentivano così tante promesse elettorali. Tutti i partiti assicurano grossi tagli alle tasse e maggiore vicinanza da parte del futuro governo nei confronti dei cittadini. È inutile dire che la puzza di bruciato si sente lontano un miglio. Sia chiaro, non per porre sfiducia nei confronti dei contendenti, ma semplicemente perché in Italia c’è un immobilismo incredibile per quello che riguarda la riduzione del cuneo fiscale e la salvaguardia del cittadino che si protrae da troppi anni ormai. Ecco spiegato il motivo per cui gran parte della popolazione non crede più a nulla e ribadisce che le cose non cambieranno, indipendentemente da chi andrà al potere.
L'Italia è al sesto posto per pressione fiscale tra i 35 Paesi dell’OCSE, terzo Paese al mondo per evasione: le stime parlano di oltre 200 miliardi di euro evasi ogni anno. Le varie politiche utilizzate per combattere questo fenomeno hanno portato cifre irrisorie nelle casse dello Stato. Forse è arrivato il momento di ridurre il cuneo fiscale e di parecchio, inasprendo notevolmente le condanne per chi decide di perseguire l’illecito. Dando la possibilità a tutti di pagare le tasse e di vivere dignitosamente, si riuscirebbe a rientrare di una grandissima fetta di quei 200 miliardi, con vantaggi indiscussi per il cittadino e per lo Stato stesso, che avrebbe a disposizione molta più liquidità.
Non resta che aspettare l’esito di questa tornata elettorale, augurando a chiunque riesca a portare a casa la vittoria di impegnarsi anima e corpo per questo Paese. Solo uniti verso un unico obiettivo si può cambiare radicalmente la storia di tutta l’Italia. Il popolo è stanco di promesse, ora sta a voi dimostrare di essere capaci e meritevoli di guidare questa grande nazione.

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