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L'Unione europea ci chiede miliardi: ma noi in cassa non abbiamo nemmeno un euro

Ammettiamolo: siamo dei furbetti, ma i notabili di Bruxelles si propongono alla stregua di strozzini con la puzza sotto il naso. Una governance che ci aveva però accolto col tappeto rosso quando Romano Prodi aveva detto sì alla valuta unica facendo pagare agli italiani un prezzo da usura...


17/06/2019

di Sandro Vacchi


Abbiamo sforato, abbiamo commesso un'infrazione e gli occhiuti guardiani della purezza europea, dell'austerità luterana opposta alle cicale mediterranee, intendono farcela pagare. Solo che qui non si tratterebbe di un eccesso di velocità da una settantina di euro, ma di una cannonata che potrebbe arrivare perfino a nove miliardi. Per costringerci a rientrare dal debito. 
Come a dire: avete troppi debiti e ogni anno ne fate di più; fatene ancora un po' per pagare la vostra vita godereccia (si fa per dire) e senza regole (questo è vero). Semplificato ulteriormente: avete un debito pubblico di 2.359 miliardi di euro, pagatene altri otto o nove e non incorrerete nella procedura di infrazione. 
Forse non ci siamo spiegati, cari amici di Bruxelles: non abbiamo un euro da sbattere nell'altro. 
Risposta: vabbè, dateci nove miliardi e non se ne parli più. 
Allora siete “de coccio”! Comunque, con la procedura di infrazione che cosa ci toccherebbe? 
Boh, chi lo sa... 
Ecco, l'Europa comunitaria è questa roba qua. Ammettiamolo, siamo dei cialtroncelli, ma loro non sono degli estorsori, dei “cravattari” d'alto bordo, degli strozzini con la puzza sotto il naso e l'aura di intoccabilità? Quando ci hanno accolti a braccia aperte nel Club degli Eletti non sapevano che siamo dei magliari sempre pronti alle giravolte e a ogni compromesso? Eppure adesso con quelle braccia vorrebbero tanto strangolarci. 
Allora mi concedo una domanda. Adesso ci dite che siamo inadempienti e inaffidabili, ma alla fine dello scorso millennio non ci facevate grandi feste nell'accoglierci al cenacolo continentale? Nessuno di voi ebbe nulla da ridire, anzi, quando la nostra liretta fu cambiata al tasso pazzesco di un euro ogni 1.936,27 lire pur di farci staccare il biglietto per le ovattate camere di Bruxelles. 
L'“eroe” di quella operazione viene esaltato in questi giorni con un film agiografico titolato “Ottanta!”, come “300” sull'epopea di Leonida alle Termopili. Ottanta saranno gli anni che sta per compiere Romano Prodi, ma anche gli accidenti che ogni giorno gli hanno indirizzato gli italiani da quando gran parte dei prezzi raddoppiò da un giorno all'altro in onore dell'euro. Lui però sorrideva pacioso, assicurandoci che avremmo lavorato meno per guadagnare di più. Ha mantenuto la promessa, gliene va dato atto, perché c'è sempre meno lavoro, quello che c'è è precario, e per guadagnare di più giovani e pensionati emigrano a frotte. In compenso lui fu premiato con la presidenza della Commissione Europea e solo Matteo Renzi lo sgambettò quando stava già per entrare al Quirinale. 
Insomma, niente da dire allora, esimi e superpagati maestri europei di vita e di economia con il portafogli degli altri? La realtà è che ci avete graziosamente accolti nel salotto buono, facendoci riempire la bocca di aria fritta: “Paese fondatore”. Sai che botta di culo! I pizzaioli, mafiosetti e pappagalli vi sono però stati utili per mettere in cassa quasi sedicimila miliardi di euro nel 2016 ridandocene in cambio solo 11 miliardi e spiccioli. Siamo da sempre pagatori netti, l'iscrizione al Club Europa non costa mica come quella alla bocciofila: fra il 2000 e il 2016 abbiamo sborsato 113 miliardi e ne abbiamo ricevuti indietro 75: oh, mancano quasi quaranta miliardi di euro, ottantamila miliardi di vecchie lire! E ci venite a dire che abbiamo troppi debiti? 
I cugini europei, i cari amici di Bruxelles che ci vogliono tanto bene ma ci ridono alle spalle, ci tengono nel Club perché siamo un bancomat inesauribile, ma anche l'ostello d'Europa. Fino a pochi mesi fa, infatti, sbarcava a Lampedusa, in Sicilia, in Calabria gran parte dell'esercito di diseredati del Medio Oriente e del Maghreb. Poi il cattivissimo Matteo Salvini ha detto “La pacchia è finita”, le cooperative di accoglienza e di affari sulla pelle dei neri sono andate in trance e al di là delle Alpi si sono trovati con un bel problema in saccoccia. 
Prima l'arrogante Emmanuel Macron ci scaricava direttamente in Piemonte improbabili giovanotti neri armati di I-Pod. In questi giorni abbiamo saputo che la sora Angela Merkel faceva di meglio: li sedava con un po' di Valium e dove li mandava? In Italia, esatto! imbarcandoli imbambolati sugli aerei. Del resto, che cosa aspettarsi da chi – si dice – in gioventù si esercitava alla leadership europea facendo la spia per conto della Stasi, vale a dire la polizia segreta della Germania Est? 
E adesso ci vorrebbero cornuti e mazziati, questi preclari esempi di moralità europeista. E ci mandano l'ultimatum, e quel poveraccio di Giuseppe Conte lì a scrivere e riscrivere letterine a Bruxelles, da limare ora dopo ora in vista delle riunioni di Eurogruppo ed Ecofin, ma prima ancora del Consiglio europeo. Lì si deciderà l'assegnazione di alcune poltrone-chiave, due delle quali oggi sono italiane: Mario Draghi alla BCE e Federica Mogherini agli Esteri. Allora comincerà il minuetto: paghi meno e non ti do nessun incarico, se vuoi il potere lo paghi. 
Paolo Savona, economista, ha una certa età, sarebbe dovuto diventare ministro dell'Economia al posto di Giovanni Tria, ma “puzzava” troppo di Lega, e oggi presiede la Consob. Ha detto che, secondo lui, sarebbe possibile far arrivare il debito addirittura al 200 per cento del Prodotto interno lordo. Il Giappone, d'altronde, ha un debito addirittura del 236 per cento del PIL. Però è il Giappone, il Paese in cui la parola data è sacra e la cui credibilità internazionale è enorme. Noi siamo invece la patria di Pulcinella e i mercati non si fidano. I geni di Bruxelles, però, prima ci credevano dei santi e oggi ci scoprono dei furfanti? Sapevano benissimo che cosa è l'Italia fin da quando l'allettarono in tutti i modi perché entrasse subito nell'euro. 
Roberto Artoni, ex commissario Consob e docente di Scienza delle finanze alla Bocconi, ha compiuto un'analisi storica del rapporto debito-Pil, che era del 160 per cento nel 1920. Colpa della prima guerra mondiale? Va beh. Nel 1943 era al 108 per cento. Colpa della seconda guerra? D'accordo. Poi “scoppiò” il dopoguerra e il boom economico e il rapporto scese al 20 per cento. Il divorzio Tesoro-Bankitalia, in epoca di inflazione a due cifre e di uno spread doppio di quello del 2011 che costò il governo a Silvio Berlusconi (senza che nessuno facesse tutto quel can can) segnò l'esplosione del debito pubblico. 
Nel 1990 era il 100 per cento del PIL. Due anni più tardi, appena firmato il trattato di Maastricht, quel galantuomo di George Soros scatenò un attacco speculativo spingendo la sterlina e la lira fuori dallo SME. Svalutammo a costi enormi, nel '94 il debito era al 124 per cento, e nel 2001, l'anno prima dell'euro, era al 108 e rotti. Ripeto: come mai i padroni del vapore fecero il diavolo a quattro per averci al loro tavolo? Per i soldi e per scaricare a noi il lavoro sporco, cioè i migranti: dieci anni prima erano arrivati gli albanesi, della Libia e del Medio Oriente si sapeva in tutte le ambasciate. Eppure ci hanno voluti per forza e noi siamo voluti entrare spingendo. 
Se non possiamo permetterci di stare in un club di “eletti”, perché non ne prendiamo atto e non ce ne andiamo? Ci farebbero pagare delle penali mostruose? «Molòn labè!». Venite a prenderle, replicò Leonida a Serse che gli imponeva di deporre le armi. Ma Giuseppe Conte lo vedete nei panni del più grande eroe dell'antichità? 
Allora sentiamo Alberto Bagnai, presidente della Commissione finanze del Senato. E' diventato famoso con il libro “Il tramonto dell'euro”, una specie di bestemmia per la sinistra nella quale si riconosceva, così è passato alla Lega e il PD non finirà mai di mordersi i gomiti per la perdita. In primo luogo è riuscito a non farsi mettere i piedi in testa da Lucia Annunziata, ed è già una notizia, poi si è domandato: «L'Europa ci ha messo in difficoltà sui conti pubblici. Se non ci aiuta, l'Europa a cosa serve?». E già, se lo domandano sempre più europei, come hanno dimostrato le elezioni del 26 maggio. 
Bagnai ha ricordato come i fondamentali dell'Italia siano solidi, come il debito dell'Irlanda sia raddoppiato in un solo anno, come il debito sia molto salito in seguito alle politiche di austerità di Bruxelles, come la fase negoziale sarà lunga. «Se ci sarà un attacco pretestuoso e ricattatorio, il ministro Tria lo respingerà, respingiamo la logica del baratto». Poi la rivelazione: «C'è bisogno di creare un incidente che tenga l'Italia sotto ricatto. Come a dire, ti metto sotto procedura se non accetti una serie di cose. Di fronte a certe dinamiche ricattatorie e mafiose, Tria opporrebbe un fermo No». 
Ma se i rapporti nell'Unione Europea sono quelli esistenti fra parenti-serpenti; se la logica degli “ottimati”, dei “migliori”, degli “eletti” è un volgare scambio da mercato rionale, o – peggio – da ricattatori; se per anni ci hanno trattati da bancomat e da discarica e adesso pretenderebbero anche i danni, scusate, ma il nostro masochismo non dovrebbe avere un limite? Una donna con le palle che si chiamava Margaret Thatcher batté i pugni sul tavolo e ingiunse, a quell'entità astratta e ideale chiamata Europa: «Voglio indietro i miei soldi!». Saprà fare altrettanto Giuseppe Conte? 
Ehm... Beh... Non so voi, ma io andrei a vedermi il film su Prodi, sui suoi trionfi, che sono anche i nostri. Si dice che abbondi di sesso e di azione: fa per me.

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