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L'avventuroso viaggio nei labirinti dello sviluppo sostenibile

Ad addentrarsi in questa complessa tematica, con intelligenza e garbo, sono stati tre insigni studiosi: Pamela Matson, William C. Clark e Krister Andersson. Risultato? Un saggio colloquiale di piacevole leggibilità


17/09/2018

di Luigi Sanvito


I termini sostenibilità e sviluppo sostenibile sono spesso usati da comunità umane molto diverse tra loro, eppure la grande maggioranza di questi usi si caratterizza per qualcosa in comune di molto importante: la consapevolezza che la nostra capacità di prosperare nel presente e nel futuro richiede un’attenzione più forte non solo al progresso economico e sociale, ma anche al mantenimento dei sistemi di supporto vitale della Terra, ovvero di quelle dinamiche ambientali e risorse naturali dalle quali dipendono le nostre speranze di prosperità… Così enunciata, questa affermazione degli autori di Imperativo sostenibilità potrebbe suonare ad un orecchio distratto come la scoperta dell’acqua calda. Purtroppo, per noi, è vero esattamente il contrario. 
Se esiste un concetto in teoria semplicissimo (non bisogna consumare più di quanto si possa produrre) ma alla prova dei fatti di ardua applicazione, è proprio quello dello sviluppo sostenibile. D’altro canto, in ogni campo dell’esperienza umana semplice non è stato - e non è - quasi mai sinonimo di facile, e ciò a maggior ragione nei sistemi socio-ambientali complessi, dove l’interazione tra innumerevoli fattori palesi e nascosti, locali e globali, supposti o accertati, rischia regolarmente di produrre risultati non solo inaspettati, ma anche contrari alle intenzioni di partenza. 
Qualunque iniziativa volta a promuovere la sostenibilità, per quanto attentamente pianificata, si ritrova sempre e comunque a fare i conti con due mine vaganti e, ahinoi, ineludibili sul lungo periodo: il carattere probabilistico della realtà (con le relative fluttuazioni sistemiche che in ogni contesto e a ogni scala sono foriere di “effetti farfalla” e ritorni indesiderati) e la presenza “sabotatrice” di una fondamentale legge di natura, l’entropia (cioè il grado di confusione di un sistema, qualunque sistema, che tende inevitabilmente ad aumentare col passare del tempo). Se poi aggiungiamo la presenza di un terzo elemento fin troppo abituale nelle vicende del pianeta Terra - la stupidità umana -, il quadro si fa ancora più fosco. Ed ecco la domanda da un triliardo di dollari: come risolvere questo tragico rompicapo, ammesso e non concesso che sia possibile farlo? 
Una risposta autorevole ci viene appunto da Imperativo sostenibilità. Pensare e governare lo sviluppo umano (tit. orig. Pursuing Sustainability, Giunti Editore, pagg. 240, 18 euro), un agile manuale introduttivo alle tematiche dello sviluppo sostenibile, frutto dello sforzo congiunto di tre insigni studiosi: Pamela Matson, William C. Clark e Krister Andersson. Forti di uno stile colloquiale accattivante e qua e là non privo di ironia, i tre autori ci accompagnano in un avventuroso viaggio nei labirinti dello sviluppo sostenibile, senza mai perdere di vista né il punto di partenza (il ruolo decisivo della governance e l’imprescindibilità dei cinque beni capitali da cui dipende la nostra vita: capitale naturale, industriale, umano, sociale e di conoscenza), né l’auspicabile punto di arrivo (uno o più modelli di sostenibilità che siano concretamente applicabili al mondo reale e, come tali, si astengano per principio da qualunque vagheggiamento utopico). 
Dato che ogni viaggio presuppone un minimo di conoscenza preventiva del territorio in cui ci si vuole inoltrare, Matson, Clark e Andersson si premurano di fornirci un vero e proprio “alfabeto” di ciò che gli studiosi intendono per sostenibilità (lessico, morfologia, elementi costitutivi, connessioni reciproche etc.), per poi confrontarlo col “mondo là fuori”. 
E qui il testo, con grande saggezza, subordina le formulazioni teoriche alle esperienze concrete, narrandoci una vera e propria epopea dello sviluppo sostenibile attraverso quattro casi di studio altamente emblematici: la plurisecolare lotta di Londra contro l’inquinamento atmosferico ed idrico, le tragicomiche vicende dei sistemi di irrigazione in Nepal, l’uso sciagurato della sovrafertilizzazione nella Yaqui Valley (il granaio del Messico), e la provvidenziale - nonché rarissima - sinergia tra scienza e politica riguardo al catastrofico problema del buco nell’ozono. Come in ogni epica che si rispetti, il racconto degli autori non trascura di tratteggiare la figura e l’opera di alcuni autentici eroi della sostenibilità, dall’ambientalista peruviana Maria Foronda all’imprenditore illuminato Ray Anderson, dall’agronomo messicano Ivan Ortiz-Monasterio al premio Nobel indiano per l’economia Amartya Sen: paladini solitarie spesso osteggiatidi un modello di convivenza tra uomo, produzione e ambiente che si pone lo scopo di permettere alle generazioni future (umane, animali e vegetali) non solo di esserci ancora, ma anche di godere - quantomeno - dello stesso livello di benessere di quelle attuali. 
A questo punto è facile intuire quale sia la posta in gioco quando si discute di sostenibilità: né più né meno la sopravvivenza della razza umana e degli eco-sistemi nei quali dimora. In proposito, molti segnali non inducono all’ottimismo; basti considerare la sistematica sottovalutazione politica - non si sa se più intellettualmente ottusa o ipocritamente legata a interessi settoriali - delle conseguenze connesse ai cambiamenti climatici. 
Eppure, Matson, Clark e Andersson chiudono il loro saggio all’insegna della pervicacia della ragione e dell’ottimismo della volontà, osservando che non c’è una risposta giusta alle molteplici, enormi sfide dello sviluppo sostenibile. Al contrario, ogni progresso su questa strada dipende da uno sforzo collettivo, multidirezionale e collaborativo per valutare, progettare ed eventualmente correggere i passi che vengono compiuti. La transizione verso la sostenibilità è un processo in corso. Il mondo non conosce tutte le mosse giuste, però continua ad imparare, e i progressi si producono sempre più rapidamente. È nostra speranza che le idee esposte in questo libro vi saranno di qualche aiuto nel definire quale potrebbe essere il vostro contributo personale al raggiungimento della sostenibilità. 
Il che significa, implicitamente, un’altra cosa: il futuro della razza umana e degli eco-sistemi, o sarà sostenibile o, semplicemente, non sarà.

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