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L'economia rallenta e si torna a temere per i conti pubblici

Eppure l'Esecutivo sbandiera ottimismo nonostante i rischi evidenti. E di riforme nemmeno a parlarne


04/02/2019

di Artemisia


L’Italia è in recessione, è un fatto indicato dai dati. Ma per il premier “il 2019 sarà meraviglioso”. 
Secondo l’Istat, l’Italia è ufficialmente in recessione tecnica. Nel quarto trimestre la crescita è scesa dello -0,2 per cento rispetto al trimestre precedente. Nel 2018 il Pil è cresciuto dell’1 per cento, mentre nel 2017 aveva registrato un +1,6. 
Il futuro economico dell’Italia quindi non lascia presagire nulla di buono. I segnali di rallentamento dell’economia fanno affacciare i timori per la tenuta dei conti pubblici. 
Eppure il premier Giuseppe Conte legge in modo diverso questi numeri. “Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire. L'Italia ha un programma di ripresa incredibile” dice. E spiega che “c'è tanto entusiasmo e tanta fiducia da parte dei cittadini e c'è tanta determinazione da parte del governo". 
Come possa il capo del Governo avere tale certezza, su quali basi ha fatto tale affermazione, non è dato sapere. Viene alla mente l’immagine del Titanic che affonda mentre la gente continua a ballare nei saloni e il capitano si limita dire che è solo un piccolo guasto. 
L’Italia rischia di essere un Titanic che è andato a sbattere contro l’iceberg dell’incompetenza dei governi, quello presente ma anche quelli passati. E ora che la congiuntura mondiale sta rallentando, il nostro Paese, che non ha messo fieno in cascina nel momento in cui l’economia tirava, rischia di affondare. 
Le ironiche battute sulla incapacità di Bankitalia di fare delle previsioni, farebbero sorridere se fossero chiacchiere da bar tra incompetenti. Ma se a pronunciarle è un vicepremier, suscitano sgomento. Ma peggio fanno le dichiarazioni ottimistiche, al limite dell’entusiasmo, del premier Conte. 
Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, parlando al congresso Assiom Forex ha gelato l'ottimismo del governo. Ha spiegato che l'economia globale ha rallentato, ma ci sono fattori interni al nostro Paese che rendono questa congiuntura peggiore che altrove. "In Italia", le sue parole, "la domanda interna ha risentito del marcato aumento dell'incertezza, legato prima ai dubbi sulla posizione del Paese riguardo alla partecipazione alla moneta poi al difficile percorso che ha portato alla definizione della legge di bilancio, segnato da contrasti con la Commissione europea risolti solo alla fine dell'anno”. 
Questo ha pesato sulla domanda interna dell'Italia e ha fatto aumentare «i premi per il rischio sui titoli di Stato». 
Confermando la stima per una crescita dello 0,6% quest'anno, meno dell'1% indicato dal governo (già rivisto dall'1,5% durante la trattativa con la Ue sulla Manovra), il governatore ha spiegato come la revisione sia stata guidata anche dal "ridimensionamento dei piani di investimento delle imprese segnalato dalle nostre indagini e il peggioramento delle attese sulla domanda estera". 
Poi ha ricordato che l’accordo con Bruxelles riguarda solo il 2019. L'accordo con la Commissione è stato raggiunto solo per il 2019. Per il 2020-21 restano infatti da definire numerosi aspetti e, specialmente, il futuro delle cosiddette clausole di salvaguardia. “Se fossero disattivate senza prevedere misure compensative, il disavanzo si collocherebbe al 3% del Pil”. 
Servono riforme anche “per poter fruire appieno dei benefici delle politiche Bce che restano accomodanti”. 
Ma il ministro dell’Economia Tria, invita a “non drammatizzare” il dato sul Pil, perché si tratta di una “lieve contrazione”.

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