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L'improvvisa morte del cavaliere del lavoro Silvio Albini, il signore delle camicie


22/01/2018

Un grave lutto ha colpito la famiglia Albini. È mancato all’età di 61 anni, a causa di un malore, l’imprenditore Silvio Albini, presidente del Cotonificio Albini, storica azienda bergamasca produttrice di tessuti per camiceria. A capo dell’azienda dai primi anni Ottanta, il suo contributo è stato determinante per l’espansione internazionale. Lui che, vero ambasciatore del made in Italy nel mondo, era stato nominato Cavaliere del Lavoro nel 2015. Silvio Albini è stato anche presidente di Milano Unica e vicepresidente di Confindustria Bergamo. 
Un imprenditore da copertina del quale Economia Italiana.it si era occupato con una lunga intervista dal titolo: Albini, cinque generazioni di imprenditori della Val Seriana con il pallino della... camicia. Un’eccellenza mondiale che giornalmente sforna venti milioni di metri lineari di tessuti e ogni sei mesi dà voce a quasi diecimila varianti di stili e di colori. Un Gruppo che ha rilevato tre storici marchi inglesi, che utilizza il “Giza 45” (raffinato cotone di una pianta recuperata nel delta del Nilo), che si propone fornitore della Real Casa inglese e che oggi dà lavoro a oltre 1.300 dipendenti. 
Ricordiamo che Silvio Albini era nato a Bergamo l’11 dicembre 1956 e la “sua” azienda si proponeva (si propone) come una delle più belle espressioni del made in Italy, cresciuta all’insegna di imprenditori che per oltre 140 anni hanno tenuto banco nonostante tutto e nonostante tutti. Non a caso ebbe a dirci: “Abbiamo superato, uscendone indenni, le grandi crisi del settore, come quella che investì il tessile negli anni Sessanta e Settanta, nonché quella originata negli anni Novanta dalle produzioni sottocosto dei Paesi emergenti, in quanto il tessile è uno dei primi comparti industriali cui si rivolgono le nazioni in via di sviluppo poiché non richiede attrezzature evolute e per di più beneficia di manodopera a bassissimo costo. Salvo che non si punti sull’eccellenza, la qual cosa richiede invece massicci investimenti in tecnologia e ricerca. E fermo restando che ogni sei mesi bisogna reinventarsi il prodotto per poter far fronte a un mercato sempre più esigente e sofisticato”.

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