Share |

L'omicidio di Carlo Tresca e i tanti misteri di New York. Fra fatti reali e altri di fantasia

Un insolito quanto intrigante lavoro, firmato da Enrico Deaglio, che ruota attorno ai rapporti politici e a quelli d’affari fra l’Italia e gli Stati Uniti. Sotto la bandiera della migrazione tricolore


26/11/2018

di Catone Assori


Un romanzo “coraggioso nello stile e sorprendente nel contenuto” La zia Irene e l’anarchico Tresca (Sellerio, pagg. 272, euro 14,00). La qual cosa non stupisce visto che a firmarlo è Enrico Deaglio, penna pungente e arguta, polemista certamente di parte, in ogni caso capace di intrigare e al tempo stesso far arrabbiare chi non la pensa come lui. Ferma restando una capacità narrativa di prim’ordine, come peraltro evidenziato in questo suo ultimo lavoro. Un testo che sapientemente “mescola il paradosso e l’ironia con la storia vera”. 
Una connotazione che non difetta certo a Deaglio, vista la sua abilità nel saper giocare come si conviene nei contesti politico-finanziari, addentrandosi con straordinaria abilità fra le pieghe “crepuscolari dei paradigmi della democrazia”. Tirando in ballo, nel nostro caso, lo spettacolare omicidio dell’anarchico Carlo Tresca, fatto fuori a New York, sulla Quinta Strada, l’11 gennaio 1943, all’insegna di una complessa cospirazione volta a cancellare un personaggio che avrebbe potuto dire la sua nel Dopoguerra italiano. 
Un assassinio - quello di un anarchico libertario, giornalista, editore, antifascista, drammaturgo, sindacalista nonché alfiere del buon nome tricolore in terra americana - segnato da un assordante silenzio in quanto figura decisamente scomoda per molti. La qual cosa ha portato l’autore ad addentrarsi fra le pieghe nascoste della verità-vera. Giocando, attraverso un suo particolare filo conduttore, a fare ricerche “sul ruolo di Stati Uniti, Unione Sovietica, Gran Bretagna, gansterismo italo-americano e altre bande di killer ideologici nella nascita della Repubblica italiana (e del suo sistema bancario)”. 
Il tutto all’insegna di una considerazione furbetta: è sempre difficile “stabilire il confine fra realtà, sogno, allucinazione, premonizione e verosomiglianza”. Come dire, caro lettore non ti mettere certe idee in testa perché (forse, aggiungiamo noi) non sono le mie. 
A questo punto briciole di sinossi. “Siamo negli anni Venti del Duemila - questa la cornice narrativa che è la premonizione del futuro prossimo, nostro e non solo - quando, grazie all’eredità di una zia, comunista e funzionario dei servizi segreti, Marcello Eucaliptus viene in possesso di una valigia piena di documenti segreti. La consegna avviene in un locale sul Tevere. Dove risiedono gli ultimi baluardi opposti alla bancarotta totale verso cui la nazione rotola. Sono gli anziani esponenti dello spionaggio italiano d’antan: gentiluomini e gentildonne navigati, persone colte e intelligenti che si battono per evitare che venga travolto l’ultimo progetto politico ragionevole per l’Italia. In questa prospettiva convincono Marcello a un’impresa proibitiva incardinata appunto sulla verità nascosta del vecchio caso dell’anarchico assassinato”. 
Che dire: un testo che cattura e intriga, che si legge senza eccessiva fatica, che gioca a rimpiattino su quello che è stato e su quello che poteva essere, che induce anche il lettore meno attento alla riflessione. Il che, per un autore, è certamente un gran merito. 
Detto questo, note di circostanza su Enrico Deaglio. Che è nato a Torino l’11 aprile 1947, che è fratello di Mario (già direttore de Il Sole 24 Ore, un uomo di idee certamente diverse dalle sue, con il quale abbiamo avuto il piacere di lavorare), che risulta portatore di una laurea in Medicina conseguita a 24 anni e inizialmente praticata presso l’ospedale Mauriziano Umberto I della sua città. Salvo poi dedicarsi al giornalismo nella redazione romana di Lotta Continua, testata della quale sarebbe stato direttore fra il 1977 e il 1982. Una passione, quella per la carta stampata, portata avanti anche attraverso numerose collaborazioni (fra le altre quelle con La Stampa, Il manifesto, Epoca, Panorama e l’Unità), oltre a proporsi per due stagioni come prima guida del quotidiano Reporter
Che altro? Alla fine degli anni Ottanta avrebbe abbracciato il giornalismo televisivo con Mixer, trasmissione per la quale si dedicò, in particolare, alle vicende della mafia siciliana. A seguire, negli anni Novanta, lo troviamo alla guida di programmi d’inchiesta su Raitre, come Milano, Italia, e poi Ragazzi del ‘99, Così va il mondo, Vento del Nord e L’Elmo di Scipio. Ferma restando la direzione del settimanale Diario fra il 1997 e il 2008. 
Autore di una ventina di lavori dai variegati contenuti, Enrico Deaglio attualmente vive fra Torino e San Francisco.

(riproduzione riservata)