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La Cina nel caos dei Signori della Guerra

Albert Londres ci fa rivivere, con uno stile visionario e soggettivo, la tormentata fase storica che precedette l’avvento al potere dei comunisti di Mao Zedong


27/04/2020

di Giambattista Pepi


Il periodo dei Signori della Guerra fu uno dei periodi più turbolenti, anche se non il più tragico, della plurimillenaria storia cinese. Questa fase tormentata della Cina moderna comincia con la morte di Yuan Shikai nel 1916, che aveva cercato di restaurare l’impero sotto il suo dominio e si conclude con l’avvento al potere del Partito comunista guidato da Mao Zedong. 
Tutto ebbe inizio con la caduta della dinastia Qing e la rivoluzione Xinhai del 1911 che portò alla proclamazione della Repubblica cinese nel 1912 con l’adesione delle province meridionali e alla costituzione del Governo Beiyang. 
Il 12 agosto 1912 fu fondato il Kuomintang (partito nazionalista) e SunYat-sen fu acclamato presidente. Nel novembre 1913 il generale delle armate del Nord, Yuan Shikaisciolse il Parlamento e iniziò un processo di accentramento su di sé del potere che lo portò, nel 1915 a restaurare brevemente l’Impero. Il 6 giugno 1916 però, dopo essere stato sconfitto dalle forze repubblicane, Yuan Shikai morì e la Cina sprofondò nell’anarchia e nei disordini dei Signori della Guerra. 
La sete di potere dei Signorotti locali era insaziabile, ognuno badava agli affari suoi, e la spregiudicatezza li portò perfino a chiedere l’appoggio di potenze straniere come il Giappone ed il Regno Unito, entrambe interessate ad impossessarsi di territori cinesi, da utilizzare come colonie. 
Nel 1928 con la vittoria della spedizione del Nord quando le forze del  Kuomintang capeggiate da Chiang Kai-Shek e appoggiate dai comunisti, riuscirono a trionfare su gran parte dei Signori della Guerra della Cina meridionale e settentrionale, venne ricostituita la Repubblica sotto il Governo nazionalista che avrebbe mantenuto il potere tra mille traversie fino al 1949 con la vittoria del fronte comunista guidato da Mao Zedong, che poi sarebbe divenuto presidente della Repubblica Popolare Cinese. 
Nel libro La Cina nel caos (OBarra, pagg. 160, euro 20,00), Albert Londres, soprannominato il “principe dei reportage”, ci fa rivivere quegli eventi drammatici con uno stile visionario e soggettivo, impregnato di humour, autoironia e gustosi aneddoti. “Ci sono un imperatore, due presidente della Repubblica, tre super dittatori e diciotto tiranni medi” scrive il giornalista, considerato l’inventore del moderno giornalismo d’inchiesta, “una frammentazione di potere che, agendo unicamente in nome dell’interesse personale, sta svendendo la Cina alle potenze straniere”. 
Giornalista francese del quotidiano Matin, inviato e poi corrispondente di Le Petit Journal prima dai Paesi dell’Europa orientale (Serbia, Grecia, Turchia e Albania), poi dalla Russia dopo la rivoluzione bolscevica e infine da Giappone, Cina e India, Londres si immerge nella Repubblica-Impero cinese alla vigila della Prima guerra Zhili-Fengtian e restituisce l’atmosfera di sospensione e di assoluta anarchia che si respirava in città come Pechino, Mukden, Tientsin e Shanghai.

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