Share |

La Cupola non molla mai e Salvini avrà vita difficile

Fra il tiro incrociato della Corte di cassazione (Carola Rackete), quello della Corte costituzionale (che ha detto no al referendum leghista) e il caso della nave Gregoretti siamo arrivati all'ennesimo autogol 


20/01/2020

di Sandro Vacchi


Se quelle di domenica 26 gennaio in Emilia-Romagna sono veramente “solo” elezioni regionali, come vanno predicando il Partito Democratico e il premier eletto con zero voti Giuseppe Conte, primatista mondiale di piroette, come mai succede quel che succede? 
La Corte di Cassazione ha stabilito che non si deve processare Carola Rackete, come a dire che sarebbe lecito speronare liberamente una motovedetta della Guardia di Finanza a presidio di un porto italiano: primo sgambetto a Matteo Salvini. La Corte Costituzionale ha contemporaneamente respinto il referendum della Lega per l’abolizione della quota proporzionale: secondo sgambetto. Negli stessi giorni è uscito, sull’organo ufficiale del PD, La Repubblica, il titolo più buonista dei buoni per antonomasia contro il “seminatore d’odio”: “Cancellare Salvini”. E fanno tre sgambetti. Inoltre i piddini, terrorizzati in casa propria e animati da una viltà senza precedenti, diretta emanazione di un’ipocrisia connaturata al partito fondato 99 anni fa da Antonio Gramsci, non vanno personalmente contro il Diavolo leghista, ma ci mandano i loro àscari in forma di Sardine: e siamo a quattro sgambetti, o almeno entrate a gamba tesa. 
Il quinto è invece un autogol nel più puro stile piddino e grillino. Volevano processare Salvini per il “sequestro” della nave Gregoretti con annesso sequestro di persona. Pretendevano però di farlo dopo le elezioni regionali del 26 gennaio per non regalare altri voti a un Salvini trasformato in martire. Troppa grazia sant’Antonio! La presidente del Senato, Elisabetta Casellati, si è opposta e il giochetto è saltato. La povera donna si è presa tutte le contumelie possibili dai sinistri esponenti della sinistra, arrivati a invocarne le dimissioni, in quanto ha semplicemente rifiutato di fare il loro gioco. Scusate, compagni, ma chi voleva processare Salvini? Lui o voi? 
Inoltre l’avvocato degli italiani Giuseppe Conte, presidente del consiglio allora come oggi, dirige la politica generale del governo (articolo 95 della Costituzione), perciò non si sarebbe, semmai, dovuto chiamare a processo anche lui? No, solo Salvini: perché ha la barba e non porta la pochette nel taschino? 
Certe cose possono accadere solamente in un’Italia sgovernata da due partiti bocciati sonoramente dagli elettori, eppure padroni dei ministeri, ispiratori della magistratura, egemoni nei grandi giornali, che tanto grandi non sono, in quanto perdono anche trentamila copie ciascuno all’anno. Gli italiani leggono sempre meno, ci spiegano i saputelli; diciamo, più correttamente, che leggono meno i giornali diffusori di notizie (e spesso false notizie) lontane dal loro sentire. Come si spiega, altrimenti, che Libero e La Verità guadagnano copie, esattamente come il centro-destra continua a guadagnare elettori? 
In Italia il popolo è un’entità indefinibile, stando ai canoni della pseudo-sinistra “democratica”, il cui primo comandamento è: comandare sempre e comunque e alla faccia di tutti. I due partiti in discesa libera che guidano la macchina-Italia pretendono di cambiare la legge elettorale a loro piacimento per cancellare Salvini, scongiurando la vittoria del centro-destra ritornando al sistema proporzionale. 
Postilla sul “Cancellare Salvini” di Repubblica. Arrampicandosi sugli specchi, al giornale delle signore-bene hanno spiegato che intendevano dire “Cancellare le norme di Salvini sull’immigrazione”: Prendiamola per buona. Di conseguenza, se uno dei giornalacci del fronte opposto, per chiedere l’abolizione della commissione parlamentare contro l’odio avesse titolato “Cancellare la Segre”? Come minimo le redazioni sarebbero state perquisite, i computer sequestrati, i direttori denunciati, l’Onu, il Tribunale della Libertà e anche Greta Thunberg invocati a difenderci contro l’inquinamento fascio-sovranista. 
La controprova? A Lucia Borgonzoni, candidata del centro-destra per la presidenza dell’Emilia-Romagna, negli ultimi mesi ne hanno dette e scritte di tutti i colori, colpendola sopra ma specialmente sotto la vita: ci siamo capiti. Se fosse stato fatto con una esponente del PD sarebbe venuto giù il mondo e migliaia di femministe avrebbero occupato le piazze. In questo caso? Zero virgola zero. 
Non sto ragionando con i se e con i ma, ma con i fatti. Tempo addietro Libero fece il titolo “Patata bollente” sulla gestione di Roma da parte di Virginia Raggi. Vittorio Feltri fu “processato” e sanzionato dall’Ordine dei giornalisti. A parità di “reato” disparità di trattamento. Il Manifesto aveva titolato “Pastore tedesco” (lasciatemelo dire, un titolo splendido) un articolo su papa Ratzinger. Sanzioni? Nessuna. 
“Il problema dell’Italia non è la Casta ma la Cupola” è il titolo di un articolo magistrale di Marcello Veneziani su La Verità, riguarda la reale gestione del potere in Italia. Scrive fra l’altro: «La Casta riguarda solo i privilegi, la Cupola è un assetto di potere interdipendente e non espugnabile in modo fortuito. La Cupola è una struttura sovrastante che non accetta né immissioni di estranei, né circolazione delle classi dirigenti, né il minimo cedimento dei suoi assetti consolidati… La Cupola regge su un patto implicito, ma forte come il patto di sangue tra le cosche». Chiaro? Procuratevelo, è illuminante, e Veneziani la mente più lucida che c’è oggi in Italia, dove però si magnificano soltanto i Saviano, i Lerner e le Lilli. 
Solo che qualche crepetta comincia ad aprirsi nella Cupola. La piazza di Bibbiano è stata negata alle Sardine, unico movimento di contestazione al mondo che ce l’ha con l’opposizione e non con il governo. Non sono un partito, e lo dicono loro stesse, così la piazza è stata assegnata alla Lega, che partito lo è. Il PD, che credeva di fare il furbo mandando avanti i pesciolini da combattimento che butterà via il 27 gennaio, si è così fregato da solo. E Salvini ne dirà delle belle sul sistema di distribuzione di orfani creati ad arte, secondo le accuse, da una rete di assistenti sociali prossimi culturalmente e politicamente al PD che da quelle parti propone e dispone dal dopoguerra. 
Per il momento Stefano Bonaccini, candidato piddino alla Regione, ha accusato la Lega di volere abolire l’Irpef, senza nemmeno sapere di che cosa parla, e di volere una sanità privata. Forse abbiamo perduto un passaggio, ma il PD non diceva che si tratta “solo” di elezioni regionali? Allora che cosa c’entra l’Irpef? 
«Parlo nella terra dei fratelli Cervi», ha detto, come se fosse merito suo, tacendo però i sette fratelli Govoni, massacrati ad Argelato dai partigiani comunisti a guerra già finita. E’ la Cupola, signori, due pesi e due misure. 
Sono fatti così, cosa volete farci, ipocriti o superficiali. Sempre su Repubblica il 18 gennaio è uscito un articolo di Concita De Gregorio su Budrio, paese di ventimila abitanti a venti chilometri da Bologna. Perché? Boh. Di certo non lo sa nemmeno l’autrice, ritenuta una sorta di Oriana Fallaci di sinistra. Parlava di Igor il Russo, un fatto di anni fa, di “misteriose” acque sotterranee, di fantomatici riti esoterici, di “ville di letizia” che solo lei sa che cosa siano. Il tutto illustrato da un’immagine della Rocchetta Mattei… che si trova a ottanta chilometri da Budrio, sull’Appennino. So di cosa parlo: vivo da quelle parti da più di vent’anni. Ah, forse parlava di Budrio perché l’anno scorso il PD è stato sfrattato per la prima volta dal Comune? 
A Casagrande, nel Reggiano, l’ex sindaco Luciano Branchetti, ovviamente vecchio comunista, dice di non capire più il suo mondo. E Sergio Luppi, altro militante, riassume in poche righe la paura che attanaglia i compagni tutti: «Salvini ha tre bombe atomiche contro di noi: gli immigrati, le tasse e l’Europa. E le sa usare». Un altro ex fedelissimo meno diplomatico urla come un ossesso a Bonaccini: «Immigrati dappertutto. Siete tutti uguali, ci riempite di stranieri». 
Non svegliateli, a sinistra continuano a sognare che la gente, che il popolo, sia con loro. E che la Cupola non esista. Su un punto hanno ragione: quello del 26 gennaio è un voto regionale. Ma molto più importante di ogni elezione politica che si sia mai tenuta in Italia, perché se il PD perde l’Emilia-Romagna l’abbattimento del Muro di Berlino sarà il festival di Sanremo, a confronto. E Salvini avrà vita durissima, perché se li si priva del Loro potere i compagni sono capaci di tutto, assolutamente dci tutto: ne sanno qualcosa Craxi e Berlusconi. E in primavera si devono decidere alcune decine di nomine di primo piano: la Cupola non le lascerà a nessun altro. A costo della vita: preferibilmente quella degli italiani.

(riproduzione riservata)