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L’Italia al tempo del "virus": crolla il turismo, le aziende balbettano e tutti a blaterare

Insomma, un Paese allo sbando, alle prese con strane regole, peraltro rispettate a singhiozzo. Dove succede anche l’inaspettato: che Confindustria e Cgil firmino un armistizio di fatto nel tentativo di trovare una via d’uscita


02/03/2020

di Sandro Vacchi


La zona rossa è in piena Padania verde, questa è la sua disgrazia. Infatti il governo giallorosso vede la Lega come i topi il gatto e non fa certo tutto il possibile per sostenere l'economia dei “polentoni” salviniani, pronti da mesi a papparsi l'Italia. Chiedo scusa per il ricorso all'arcobaleno, ma in queste settimane in Italia se ne vedono di tutti i colori. 
Non è forse vero che l'impegno dell'esecutivo per il Nord è, diciamo, flebile? Tutti ricordiamo quando il Coronavirus aveva appena affacciato la testa nel nostro Paese. I governatori di Lombardia, Veneto e Friuli fecero presente che forse sarebbe stato meglio tenere a casa da scuola per un paio di settimane gli alunni cinesi rientrati dal capodanno in estremo Oriente: le accuse di razzismo piovvero con furia temporalesca sul capo dei signori Fontana, Zaia e Fedriga. 
Nutro il sospettino che, se si fossero chiamati Bonaccini, Zingaretti e Crimi, nessuno avrebbe detto beo. La controprova? Negli stessi giorni 35 italiani furono rimpatriati dalla Cina e finirono in quarantena all'ospedale Spallanzani di Roma. Razzismo? Nemmeno per idea, tutto normale e tutti zitti. 
Passano un paio di settimane e Monsieur Pochette, noto fuori dei patri confini come Giuseppe Conte, coraggioso più di Ettore Fieramosca e Salvo D'Acquisto, accusa per nulla velatamente la sanità lombarda di non aver fatto la propria parte, ignorando i protocolli sanitari nazionali. Negli ospedali della zona rossa, dove medici e infermieri lavoravano ininterrottamente giorno e notte e alcuni di loro si infettavano, fu una litania di insulti. Ma a Roma che cosa potevano saperne? Hanno già abbastanza da “non” fare con topi, immondizia e buche nelle strade. 
Attilio Fontana, numero uno della Lombardia, è un uomo mite di modi e di aspetto. Beh, quel giorno ha mandato al diavolo l'inquilino di Palazzo Chigi. Si è detto che poi gli avrebbe chiesto scusa, e crediamoci pure. Propendo a credere che se la sia legata al dito, e con lui il suo capitano Matteo Salvini. 
La rapidità e la solerzia di sicuro non sono state all'avanguardia, in una vicenda come questa del virus cinese che manderà a rotoli l'economia italiana più di quanto già non sia. E del resto, la diga del Vajont, il terremoto del Friuli e quello dell'Emilia insegnano che le disgrazie del Settentrione sono da decenni roba di serie B. Del terremoto dell'Aquila, di quello dell'Irpinia, perfino di quello del Belice e dell'alluvione di Sarno si parla invece ogni anno e gli “speciali” dei TG si sprecano. 
Peccato che si siano sprecati anche miliardi per quella bestemmia economica del reddito di cittadinanza; nemmeno gli spiccioli di questa paghetta per nullafacenti sono finiti sopra la Linea Gotica. I tre miliardi e seicento milioni stanziati dal governo nazionale per le zone più colpite dal virus, comprese fra il fiume Po e il Milanese, sono stati bollati come un'elemosina dai sindaci di quei luoghi, mentre Salvini ha parlato di una bolla di sapone e della necessità di almeno venti miliardi. Berlusconi ha invocato la sospensione temporanea dei vincoli europei e un piano Marshall per aiuti veri. 
Il ministro Roberto Gualtieri, che tasserebbe anche l'aria e i raggi del sole, deve avere però letto da qualche parte che Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna formano da sole la metà del prodotto interno lordo italiano. Se le loro economie vengono fermate, le loro aziende frenate, le loro scuole chiuse, i loro commerci tartassati, non sarà che aumenteranno le nostre pezze al sedere, come sostengono con eleganza gli economisti della London School of Economics? Il rubinetto potrebbe chiudersi, con effetti tragici per i redditi di cittadinanza, ma anche per i centri di accoglienza profughi, per le coop di sostentamento, un po' per tutta la galassia di fondamentali entità sovvenzionate e foraggiate, come Anpi, centri sociali, associazioni benefiche degli amici degli amici. Un disastro, insomma. 
Così il buon ministro dell'Economia correrà subito a Bruxelles: un obbligo, in quanto ormai non possiamo più nemmeno soffiarci il naso senza il permesso di Bruxelles. Chiederemo uno sforamento dei parametri di Maastricht. Una domanda sommessa: ma pochi anni fa, Mario Monti al governo, non erano definiti intoccabili come la Sacra Sindone? Comunque, per non far mancare niente ai sudditi in termini di tasse, i nostri governanti hanno alzato dal 12 al 20 per cento l'imposta sulle vincite al gioco superiori alla strabiliante cifra di cinquecento euro, con la scusa del Coronavirus. 
Mentre Confindustria e Cgil hanno firmato un armistizio di fatto, nel tentativo di trovare una via d'uscita, qualcuno ha fatto un po' di conti sul turismo, visto che l'Italia è da sempre fra le mete più gettonate e che a Pasqua manca un mese e mezzo. Sembra che ci saranno ventidue milioni di presenze in meno, a spanna equivalgono a otto milioni di turisti, per una perdita di quasi tre miliardi di euro. Tombola! ci sarebbe da dire, se anche le vincite alla tombola non fossero tassate. 
Del resto, come si presenta al mondo un Paese come il nostro? C'è chi fa incetta di mascherine e svuota le farmacie: dite voi quanta gente con la mascherina vedete in giro. Si sono assaltati i negozi, con episodi da barzelletta, come quel signore che si è portato a casa settanta chili di insalata. Si sono rinviate cinque partite di calcio, come dire il sacro del sacro, ma si è consentito ai tifosi dell'Atalanta di Bergamo di migrare fino a Lecce: ma non erano potenziali appestati? I Ischia gli isolani si sono sollevati contro i turisti lombardi. “Non si affitta ai settentrionali” avvertono certi cartelli in Sicilia e nel Salento, un contrappasso di quanto accadeva a Torino negli anni Sessanta. A Tenerife, cioè Spagna, cioè Europa, bloccati 35 connazionali; altrettanti cacciati via dalle Mauritius; e gli Stati Uniti che invitano a non venire in Italia, e la Turchia che blocca i voli da e per casa nostra... E' un florilegio di notizie da mezzo mondo, tutte dannose per noi, mentre francesi, greci, spagnoli si fregano le mani. 
E noi? Ottenebrati dal terrore, incapaci di muovere un dito per una “epidemia” da circa millesettecento malati, molti dei quali senza sintomi, e una trentina di morti, tutti anziani e con patologie di altro genere. Qualcuno comincia a domandarsi se l'allarme non sia stato eccessivo, se la paura non l'abbiamo diffusa proprio noi, per non fare come i cinesi che per settimane hanno nascosto tutto. Per incapacità, insomma, e per abbandono di un popolo intero che si sta disintegrando. La prova? In Lombardia stanno per richiamare al lavoro i medici in pensione: non quelli giovani, non i 1.500 che ogni anno lasciano l'Italia, ma quelli in pensione. E quando apriamo la porta dell'ambulatorio ci accorgiamo che è tragicamente vuoto: mancano diecimila medici e addirittura cinquantamila infermieri rispetto alle necessità. 
La malattia non è il Coronavirus, ma il virus che da troppi anni infetta l'Italia. Altroché mascherine e amuchina; qui serve il lanciafiamme.

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