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La Lega si ribella al Meccanismo europeo di salvaguardia

Ovvero il Mes, che fa capo a un campionario di capriole, scherzi e pinzillacchere che finiscono per rendere inspiegabile a tutti la politica tricolore


09/12/2019

di Sandro Vacchi


Premetto che, nonostante ogni mio sforzo per mantenere un certo ordine logico negli articoli così come nelle cose della vita, l'entropia ha sempre la meglio. Mi aggiro dunque frustrato fra politica, economia e accadimenti assortiti dell'Italia attuale, che richiederebbero un lanciafiamme, o almeno una buona impresa di derattizzazione, per essere riordinati in qualche maniera. E mi domando: ma cosa pensano realmente di noi in Europa? I francesi e i tedeschi non avranno ragione a sghignazzare alle nostre spalle? Gli americani, semplificatori e pragmatici come sono, a non considerarci che pizzaioli e suonatori di mandolino? 
Qui di seguito un campionario di capriole, scherzi e pinzillacchere italiane che fanno sì che nessuno, ma proprio nessuno, ormai capisca niente della politica tricolore. Primo: perché questa roba non è politica, ma commedia degli equivoci, farsa degna di Aristofane, barzelletta di Carlo Dapporto. Secondo: perché il tricolore non ha tre colori, ma almeno una decina, più varie sfumature. 
MECCANISMO EUROPEO DI SALVAGUARDIA (MES) – Nel mese di giugno il precedente governo gialloverde, presieduto da Giuseppe Conte, avrebbe approvato la modifica di questo meccanismo comunitario, attribuendogli una potenza quasi dittatoriale. Fra cinque anni l'Eurogruppo presterà denaro a un fondo che finanzierebbe le banche in fallimento. Il Mes affiancherà la Commissione europea per valutare se un governo che chiede il salvataggio sia in grado di restituire il prestito, e se non fosse “solvente” i soldi se li sognerebbe. Tradotto: le banche avranno un peso decisionale pari a quello degli organismi politici europei. 
Tralasciando l'antipatia che gli istituti di credito riscuotono in Italia a causa di avvenimenti anche scandalosi che tutti ricordano, la rabbia suscitata dal provvedimento deriva dal fatto che i benefici sarebbero molto più tedeschi e francesi che nostri. 
Ho usato il condizionale in quanto nessuno sa veramente se il provvedimento sia già reale oppure soltanto possibile. Versione di Giuseppe Conte: niente è ancora deciso, e comunque Matteo Salvini era informato. Versione del ministro Roberto Gualtieri: la cosa è fatta e “irredimibile”, cioè intoccabile. Versione di Matteo Salvini e di Claudio Borghi: Conte è un mentitore seriale, siamo al tradimento ai danni degli italiani, che ci rimetteranno i risparmi. 
La Lega ha quindi aperto una raccolta di firme nelle piazze contro il Mes. «Quando il popolo si sveglia e si mette in cammino non ci sono banchieri, finanzieri né Giuseppi che tengano», ha chiosato Salvini, il quale ripete allo sfinimento che la “sua” maggioranza gialloverde aveva votato una risoluzione che respingeva misure iugulatorie per i connazionali e i loro titoli di Stato. Titoli che lo stesso presidente dei banchieri, Antonio Patuelli, ha detto che gli istituti di credito potrebbero smettere di acquistare, non essendo stati informati del provvedimento. 
ELEZIONI REGIONALI – I riflessi del Mes sulle elezioni regionali in Emilia-Romagna e in Calabria di certo non mancheranno. E visto che l'esito della consultazione sotto il Po sarà determinante per le sorti del governo PD-5 Stelle, è palese l'importanza del Salva Stati, ribattezzato Affonda Stati dai leghisti, determinati a giocarsi su questo tema uno degli assi che hanno in mano. Il secondo asso si chiama. 
SARDINE – C'erano tutti, in Piazza Maggiore a Bologna, a cominciare dall'ennesimo enfant prodige della sinistra che perde i pezzi, vale a dire il capobranco delle Sardine Mattia Santori, maestro di pensiero non inferiore alla sedicenne svedese Greta Thunberg. Erano con lui Franco Grillini, ex Arci Gay, il pallavolista Ivan Zaytsev, la sottosegretaria Sandra Zampa, ma soprattutto l'immarcescibile Romano Prodi con signora: sembrava di essere tornati a 24 anni fa, alla discesa in campo del Professore identificato da Beniamino Andreatta e Massimo D'Alema come unico campioncino in grado di battere il Male Assoluto di allora, vale a dire Silvio Berlusconi. 
Intabarrato, come allora, in un giaccone scuro, il vecchio Prof ha coperto di elogi e complimenti Stefano Bonaccini, governatore uscente iscritto al PD, il quale però del partito evidentemente si vergogna, essendosi ben guardato dal metterne il simbolo nel proprio manifesto elettorale: dev'essere nel sangue di comunisti ed ex comunisti la vergogna di sé, vista la frequenza con la quale hanno cambiato nome. E alleati. Oggi addirittura i grillini, con i quali per anni non si erano risparmiati insulti, contumelie e battutacce pesanti. D'altra parte, i comunisti sovietici non si erano alleati con i nazisti tedeschi? 
PD e Grullini sembra lavorino sottobanco per portare al Quirinale proprio Prodi, piazzato apertamente sotto il palco con l'espressione paciosa dei bei tempi. Insieme a lui la Zampa, anni fa cronista a Bologna per la piccola agenzia Dire, poi portavoce mortadelliana, quindi deputata e oggi sottosegretaria alla Sanità. E' ancora lì a cercare senza pace, come aveva giurato, i centouno parlamentari traditori che osarono non votare il Professore per il Colle, mandandoci invece Sergio Mattarella, sponsorizzato all'ultimo momento da Matteo Renzi. 
Bene, questa volta sembra che il novello Machiavelli vorrebbe anch'egli giocarsi la carta Mortadella, il quale tuttavia nel 2022 avrebbe ottantatré anni, e ne avrebbe novanta tondi alla chiusura del mandato. Sarà per questo che Vittorio Feltri lo definisce inguaribile ottimista. In ogni caso, piuttosto che scommettere su un Renzi uomo di parola giurerei sul fatto che la Terra è piatta, come è nelle convinzioni di non pochi grillini-grullini. 
Non giurerei però che Silvio Berlusconi sia felice della dichiarazione della sua giovane consorte Francesca Pascale a favore delle Sardine: vatti a fidare di chi ti metti in casa! 
MELONI, INSULTI DA PAURA - Per una donna che la fa sorridere, una che fa preoccupare non poco la sinistra italiana, arroccata nei quartieri alti delle città. E' Giorgia Meloni, definita borgatara e massacrata riga dopo riga da Francesco Merlo di “Repubblica”, prima che in questi giorni il fratellino minore “Espresso” le dedicasse un servizio per dirne tutto il male possibile. Forse perché la “borgatara” in sei anni ha fatto quintuplicare i voti di Fratelli d'Italia: un exploit da piccola Salvini che merita dunque una lezioncina da parte dei maestri intoccabili, senza che neppure l'ombra di una femminista si senta naturalmente in dovere di pronunciare mezza parola. 
MANOVRA DA PAGLIACCI – Così “La Verità” ha titolato il continuo tira e molla, fare e disfare, promettere e rimangiarsi promesse del più ridicolo governo della storia repubblicana. Creato, da parte piddina, dall'ineffabile Renzi, il quale un attimo più tardi si è fatto un nuovo partitino con cui un po' è nell'esecutivo e un po' non c'è, il club di chi segna i nostri destini è una gabbia di matti, ovvero un'accolita di scemi: ì a scelta. 
Prima parlano di plastic tax: sarebbe la tassa sulla plastica, ma ormai la lingua italiana è bandita dal governo, sarà per non “offendere “gli immigrati, oppure perché i ministri la conoscono poco. Consci del fatto che, se tirassero troppo la corda, si impiccherebbero alle elezioni, hanno deciso di spostare la tassa a luglio, come se non fosse la stessa cosa. C'è anche la sugar tax, che slitterebbe a ottobre: come dire che potremo respirare per qualche mese. Non slitterebbe, invece, l'imposta sulle vincite al gioco: non potevano chiamarla play tax, già che c'erano? L'Imu sulla casa, invece, sembrava esserci fino alla notte di domenica 8 dicembre, quando si dava per certo il veto di possedere più di un'abitazione principale senza pagarci sopra fior di imposte. Il governo ha poi deciso di soprassedere, per il momento: un'altissima percentuale di italiani è proprietaria dell'abitazione e fra un mese e mezzo si vota in Emilia-Romagna: chi vuole intendere intenda. 
Non siamo ancora alla patrimoniale, come sognerebbero il compagno Gualtieri e una bella quota di grillini, però ci si avvicina a piccoli passi. Anche lo statalismo rientra in Italia, mentre esce da tutto il resto del mondo. L'Ilva è alla frutta dopo che il governo stesso si è rimangiato la clausola di salvaguardia giudiziaria, facendo così scappare i proprietari indiani? Niente paura, ci penserà l'avvocato degli italiani Giuseppe Conte a darci probabilmente una bella azienda nazionalizzata. 
LA RICETTA? MENO TASSE - Tutto questo sta per arrivare, mentre il reddito di cittadinanza esiste già, eccome. In questi giorni ci si è accorti che una percentuale ridicola di beneficiati sarebbe in grado di inserirsi nel mondo del lavoro, mentre un numero molto più elevato di stipendiati da noi risultano dei “border line”. Allora mettiamoci le mani nel portafogli e, dato che è Natale, facciamo un'opera di bene, tanto in Italia mangiano tutti, Unione Europea in primo luogo, alla quale versiamo molti, ma molti miliardi di euro più di quelli che gli euroburocrati si degnano di restituirci, 94 miliardi di differenza negli ultimi vent'anni, per la precisione. Sanno però benissimo che siamo i più forti risparmiatori del mondo e, se mettessimo i soldini nel materasso, si guarderebbero bene dall'infilarci le manacce nei conti correnti e dall'inventarsi il Mes. 
In Paesi “incivili” come il Giappone la vedono diversamente. Su un territorio grande come l'Italia vivono quaranta milioni di persone più che da noi, di mantenuti non ne esistono, tutti hanno il culto del lavoro. Hanno un debito pubblico addirittura del 240 per cento del Pil, cioè quasi il doppio del nostro! Eppure non ne fanno uno spauracchio, forse perché non hanno i tedeschi a due passi e non sono iscritti al club di Bruxelles. 
Ebbene, il popolo più operoso della Terra, dotato – guarda caso – anche di un ineguagliabile senso dell'onore, per tagliare il debito fa l'esatto contrario dei signori Conte, Gualtieri, Di Maio e compagnia cantante, cioè per combattere il debito taglia le tasse ma non taglia la gola a nessuno. Ha varato un pacchetto di stimoli all'economia per 120 miliardi di dollari, in quanto ritiene che, lasciando più denaro nelle tasche dei sudditi, questi investano e rilancino l'economia. Ma vah! E' la stessa strada seguita negli Stati Uniti da Donald Trump, e l'economia Usa si è rilanciata alla grande, però è meglio dirlo a bassa voce perché non l'ha fatto Obama. 
Parliamo di grandi economie, dunque il confronto non vale? Allora diamo un'occhiata al Portogallo, grande un terzo dell'Italia e con un sesto della nostra popolazione. Era sull'orlo del fallimento, ha fatto sacrifici da dopoguerra per non finire come la Grecia, paga stipendi che da noi sarebbero considerati da fame. Le aliquote delle tasse sono poco inferiori alle nostre, eppure a Lisbona e dintorni è tutto un brulicare di iniziative, di cantieri, di nuove opere. Ebbene, l'autorità tributaria, equivalente alla nostra Agenzia delle entrate, non massacra i cittadini, ma li premia. Di quando in quando, infatti, estrae premi fino a cinquantamila euro per i contribuenti, estraendo in una lotteria i loro codici fiscali stampati su fatture e scontrini. Questo riduce l'economia in nero e fa crescere la stima dei cittadini nello Stato. 
Il Portogallo ha un governo di sinistra. “Come il nostro” stavo per scrivere: no, il nostro non è un governo, ma una clinica per disadattati.

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