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La Russia punta sull'unità dell'Europa e spera in un nuovo progetto d'integrazione

Tuttavia Mosca - secondo Vera Shcherbakova - ritiene che si sia commesso un errore: non aver tenuto conto dei malumori della gente. In ogni caso i partiti tradizionali dovrebbero conservare la maggioranza nel futuro Parlamento, ma quelli alternativi avranno la possibilità di far sentire la loro voce. E per quanto riguarda i rapporti Russia-Usa…


15/04/2019

di Giambattista Pepi


Vera Shcherbakova

La giornalista russa Vera Shcherbakova, corrispondente dall’Italia dell’agenzia giornalistica Tass, ritiene che l’Europa debba guardare avanti e riprendere in mano il progetto dell’integrazione politica ed economica tra gli Stati membri. L’errore più grande commesso negli ultimi anni? Non avere ascoltato la gente e non avere avuto una “ricetta” per fare fronte ai mutamenti intervenuti nell’economia e nei mercati. 
Un parere che arriva dalla parte opposta della barricata, ma comunque interessante per renderci conto dell’evolversi della situazione comunitaria. Un parare che arriva sulla scia dei molti altri che ci sono stati espressi dai giornalisti delle maggiori testate internazionali che lavorano a Roma. 

La crisi in Ucraina con l’annessione nel 2014 della Crimea e il successivo incidente a Kersh nel Mar d’Azov nel novembre 2018, hanno allontanato la normalizzazione delle relazioni di Mosca con Bruxelles e Washington. Cosa ne sarà di queste relazioni? È possibile ricucire questo “strappo”? 
Sì. Con il dialogo. Occorre, però, che ci sia la volontà da parti di tutti. Nonostante le sanzioni varate dalla Commissione europea e dall’Amministrazione americana. Ma la questione dell’Ucraina c’entra ben poco in questa vicenda. 

È solo un pretesto? 
Ora come ora, sì, almeno così sembrerebbe. Secondo me sono altri i fattori che hanno condotto Washington e Bruxelles ad adottare nuove sanzioni nei confronti di Mosca. L’Amministrazione Trump è complessa e si vede chiaramente dalla posizione assunta dal Presidente nei confronti di Mosca. Quando si è imbastito lo scandalo sul Russiagate, lo si è montato ad arte: la Russia non solo non ha favorito l’elezione di Trump, ma visti gli esiti delle relazioni di oggi e loro imprevedibilità, avrebbe preferito che non venisse eletto. Bisogna invece trovare i modi di riavviare il dialogo tra Stati Uniti, Unione europea e Russia nell’interesse di questi paesi e del mondo intero. 

C’è un atteggiamento differente tra Ue e Usa nei confronti della Russia. Dall’indomani della fine della guerra fredda, si è assistito ad una progressiva divaricazione tra Europa e Stati Uniti, anzi si può parlare più propriamente di antagonismo tra queste due aree sia sul versante della politica estera, sia su quello dell’interscambio commerciale, sia in ordine a come affrontare le crisi regionali, per tutti penso al Medio oriente: gli americani da sempre a fianco di Israele, l’Europa sostiene le ragioni dei palestinesi. Pensa sia possibile che l’Europa agisca diversamente rispetto agli Stati Uniti? 
È possibile. Sull’embargo all’Iran, Bruxelles non ha condiviso la posizione e le decisioni degli Stati Uniti. Per quanto riguarda le sanzioni alla Russia mi sembra che al momento non ci sia un cambio di direzione. All’interno dell’Ue, però, non c’è univocità delle posizioni. Ci sono Paesi che hanno rapporti migliori con la Russia, mentre ad esempio i Paesi dell’Europa orientale hanno rapporti meno fluidi con la Russia, dove pesa sicuramente il ricordo di quando facevano parte della sfera di influenza dell’ex Unione Sovietica. Invece con l’Italia ci sono tradizionalmente buone relazioni diplomatiche, notevole interscambio commerciale e progetti comuni, con certi Paesi, per esempio con la Germania prevalgono interessi economici pensiamo al progetto Nordstrean2, che si sta realizzando nonostante tutti i paletti che mettono per ostacolarne la realizzazione. 

L’Unione europea è in crisi. Percorsa da tensioni al suo interno, con élite incapaci di assicurarne una guida salda, spazzata dai venti del populismo e del neo nazionalismo, deve fare i conti con popolazioni colpite dalla crisi economica, dagli effetti perversi della globalizzazione dell’economia, e stretta all’angolo dall’iniziativa degli Usa e della Cina che si sfidano per l’egemonia del mondo. Come affrontare questa fase tormentata nella storia dell’unificazione europea che ha oltre sessant’anni? 
Rinunciando a certe politiche sbagliate. A prescindere dalla stagione attuale di difficoltà, l’Europa unita è una cosa bella, una conquista, una cosa basata sugli ideali del dopo guerra. Sembrava difficile da costruire, ma è stata costruita. La Russia vede con favore un’Unione europea forte, anche per avere rapporti bilaterali: culturali, commerciali, turistici. E’ difficile far stare insieme 27 Stati, fino a ieri 28 con il Regno Unito, sotto lo stesso tetto. Il problema che ha avuto l’Europa negli ultimi anni è stato di non aver saputo con intelligenza far sfogare i malumori della popolazione, di non aver saputo fornire le risposte che si attendevano, di avere cercato di dissimulare, di nascondere, di relativizzare i malumori crescenti. 

A fine maggio i cittadini europei andranno alle urne per eleggere il Parlamento europeo. Cosa potrebbe succedere? Prevarranno i partiti tradizionali, oppure i movimenti euroscettici faranno il colpaccio? Se diverranno maggioranza potranno cambiare le cose, bloccare il processo di integrazione e di allargamento? 
Personalmente sono contraria al termine euroscettici. A parte l’Ukip, il partito di Nicol Farage che si è battuto per la Brexit, in realtà nessun altro partito o movimento nazionalistico o populistico vuole che il proprio Paese lasci l’Ue. Penso al Movimento 5 Stelle e alla Lega in Italia. Quello che vogliono fare questi movimenti non è rompere l’Ue, ma cambiarla, ripensarla, dargli una nuova prospettiva, riformarne i Trattati istitutivi. Le istituzioni comunitarie di ora non piacciono a nessuno. 
Secondo le proiezioni i partiti del blocco tradizionale (conservatori, popolari, socialisti, liberali) dovrebbero poter avere nuovamente la maggioranza nel futuro Parlamento europeo, magari per poco. Mentre quelli non tradizionali (nazionalisti, populisti, e così via) sicuramente avranno più seggi e, quindi, conteranno di più, potranno esprimere dei loro rappresentanti nella futura Commissione europea. Quanto all’allargamento è già bloccato da tempo: con la Turchia c’è già stato un ripensamento bipartisan. Anche le trattative che avrebbero dovuto portare a rapporti più intensi tra Ue e Russia sono state interrotte ancora prima che esplodesse la questione Ucraina.

Nell’Unione Europea la Russia vede un partner commerciale, un soggetto politico con il quale avere un rapporto leale e di amicizia concorrente nella scena internazionale, oppure un’organizzazione sovranazionale ostile da contrastare? 
No. La Russia è interessata ad avere un’Europa unita. Serve sia come partner commerciale, sia come interlocutore politico. Anche per contrastare l’egemonia tra Stati Uniti e Cina. Noi siamo in mezzo e quindi credo che Russia ed Europa abbiano un interesse comune ad arginare l’espansionismo cinese ed americano. La Nato aveva senso durante la guerra fredda, non più oggi. La Nato continua a considerare la Russia come un Paese diverso, che può diventare ostile. Auspico che in futuro i rapporti tra Europa e Russia tornino a essere distesi e le relazioni tornino a crescere per garantire lo sviluppo e la pace tra tutte le nazioni.

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