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La Troika si prende l'Europa

Berlino e Parigi portano a casa l’ennesima vittoria riuscendo a imporre i propri candidati nei ruoli più importanti


03/07/2019

di Damiano Pignalosa


La vita di ogni persona è scandita da problemi, gioie, riconoscimenti e paure, ma in un percorso che il più delle volte si delinea come traballante c’è una certezza che non potrà mai essere scalfita, cioè che in tutta l’Europa comanda sempre e solo l’asse franco-tedesco. Visto che il popolo ha comunque la memoria corta, questo diktat è stato volutamente sottolineato con le elezioni delle più alte cariche europee. Infatti sulla poltrona più ambita, quella della Presidenza della Commissione UE, siederà l’attuale Ministro della Difesa tedesca Ursula von der Leyen mentre il successore di Mario Draghi alla BCE sarà la francese Christine Lagarde, attualmente numero uno del Fondo Monetario Internazionale.
Fin qui, nonostante prima delle elezioni il toto-nomi indicasse quel candidato piuttosto che questo, non stupisce nessuno il fatto che le due nazioni, Francia e Germania, che dettano legge ad altri 26 membri della Ue, abbiano piazzato dei fedelissimi di Macron e della Merkel al potere.
Due donne, dal volto pulito che sa di conciliazione, alla guida dell’inaffondabile Europa che come il Titanic ha già preso in pieno l’iceberg più e più volte, tanto da far acqua da tutte le parti con il serio rischio di far affondare la nave.
Ci vuole una svolta per tutta l’unione e a conferma di ciò si è espresso il nostro ministro degli interni Matteo Salvini che ha ribadito: “A prescindere dai nomi, l’importante è che in Europa cambino le regole, a partire da immigrazione, taglio delle tasse e crescita economica. E su questa battaglia l’Italia sarà finalmente protagonista”. A seguire anche le parole del nostro ministro del lavoro Luigi Di Maio: “Sarà fondamentale vedere quale ruolo sarà assegnato all’Italia che vanta un grandissimo credito”.
L’idea è quella di capire se ci sono i margini per poter trattare e avere maggiore elasticità mentale ed economica ma visto che di memoria corta parlavamo bisogna ricordare anche chi è il nuovo Presidente della Commissione UE. Nel 2011 Von der Leyen era ministro per il Lavoro nel secondo Governo Merkel. Era la fase più calda della crisi del debito sovrano e l’Unione Europea mai era stata così vicina alla rottura come allora. A novembre lo spread italiano tocca quota 570 punti. Negli stessi giorni Ursula Von der Leyen lancia la sua proposta dirompente negli studi delle reti pubbliche tedesche: ok a prestiti ai Paesi gravati dal debito solo se mettono a garanzia le loro riserve auree, o in alternativa asset industriali. “Alcuni Stati stanno facendo grandi sforzi per soddisfare i loro debiti. Ciò deve essere premiato, ma per garantire che lo sforzo sia sostenuto a lungo termine, è necessario il collaterale”, riferendosi al ricorso all’oro come garanzia dei prestiti ai Paesi colpiti dalla crisi sovrana. “In effetti, abbiamo un freno all’indebitamento europeo così efficace”, aggiunse poi la ministra del Lavoro. Più che alla Grecia, il pensiero corse veloce all’Italia, terzo Paese al mondo per riserve auree detenute dopo Stati Uniti e Germania.
Al suo fianco come Presidente della BCE, come detto, ci sarà Christine Lagarde alla guida del Fondo Monetario Internazionale dal 2011 che sembra essere pentita dagli effetti dell'austerità sul Pil, in particolare su quello della Grecia e che sarà accompagnata da tutto lo staff operativo lasciato in dote da Mario Draghi.
C’è da sottolineare che, in questa tornata, all’Italia spetta una magra consolazione con l’elezione di David Sassoli come Presidente del Parlamento europeo. L'esponente Pd, a Strasburgo nel gruppo dei Pse, ha ottenuto la maggioranza assoluta, 332 dei 662 voti validi distribuiti in questo modo: 162 voti il conservatore Zahradil, 133 la verde Keller, 42 la "sinistra" Rego. Una scelta che rafforza l’idea di coesione europeista e che intende dare un messaggio duro anche alle prime due forze di governo italiane. Proprio su questo punto non sono mancate le critiche da parte del vicepremier Salvini che ha deciso di commentare andando dritto al sodo: "Un parlamentare del Pd, pensate un po', un ex giornalista della Rai, magari con ancora il contratto della Rai, che fa il presidente del parlamento europeo per la sinistra, per il Pd. Bello, rispettoso degli italiani e degli europei che hanno votato. A presiedere il Parlamento uno di sinistra, magari anche coi voti di qualcuno del centrodestra, anzi sicuramente sì, visti i numeri. Ma della Lega no sicuramente".
Insomma più che una ripartenza dell’Unione sembra che siano riusciti a servire la classica minestra riscaldata che vede il solito il duo delle meraviglie, Francia e Germania, dover decidere ancora una volta delle sorti economiche dell’Unione. Se qualcosa cambierà lo sapremo solo nei prossimi mesi, ma l’impressione che siano cambiati solo gli attori e non la sostanza aleggia su tutta l’Europa, in un momento in cui, Paesi come l’Italia, vogliono spingere sull’acceleratore cercando una ripartenza che con l’austerità non si è mai vista. I tempi delle teorie e della filosofia sono finiti, ora tocca ai nuovi protagonista capire se affondare con la nave o virare verso rotte inesplorate ma che sanno di speranza…

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