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La battaglia di Stalingrado e la disfatta del Terzo Reich

Andrea Marrone racconta, passo dopo passo, l’epico scontro tra le truppe tedesche e quelle sovietiche e l’eroismo degli abitanti della città russa che segnò le sorti della Seconda guerra mondiale e la fine di Adolf Hitler


09/09/2019

di Giambattista Pepi


Volgograd è una città della Russia di circa un milione di abitanti.  Fondata con il nome di Carycin nel 1589, si trova nella Russia europea a circa mille chilometri a sud ovest di Mosca e si protende per 60 chilometri sulle rive del Volga, da cui prende il nome.  
Pullula di cantieri navali, raffinerie petrolifere, produzioni di acciaio, alluminio e prodotti chimici. Vi sono, inoltre, stabilimenti per la fabbricazione di macchinari e veicoli e un’importante centrale idroelettrica situata nella zona settentrionale. Dunque, un’importante, moderna e avanzata città industriale. Ma è anche una città -martire perché qui e nella regione del Don si è combattuta una delle battaglie più aspre e crudeli della Seconda guerra mondiale passata alla storia come la battaglia di Stalingrado. 
Ora Andrea Marrone ha dato alle stampe il libro La disfatta del Terzo Reich (Newton Compton, pagg. 311, euro 12,00), nel quale l’autore (scrittore e collaboratore di giornali) descrive questa lunga e gigantesca battaglia. 
A Stalingrado (così chiamata in onore di Josif Stalin, segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica e in tale ruolo, assumendo sempre più potere, a partire dal 1924, instaurò progressivamente una dittatura nel proprio Paese fino alla morte, avvenuta nel 1953) tra l’estate del 1942 e il 2 febbraio 1943 i soldati dell’Armata Rossa si opposero con tutte le loro forze e resistettero al lungo, estenuante e tragico assedio della città da parte delle truppe tedesche, italiane, rumene e ungheresi per il controllo della regione strategica tra il Don e il fiume Volga. 
Dall’esito di questa battaglia sarebbe dipesa la guerra sul fronte orientale che due anni prima proprio il Terzo Reich aveva aperto lanciando l’operazione Barbarossa (22 giugno 1941) e stracciando il Trattato (o Patto) di non aggressione che sarebbe dovuto durare dieci anni sottoscritto a Mosca il 23 agosto 1939 dai ministri degli esteri tedesco Joachim von Ribbentrop e sovietico Vjaceslav Molotov. 
L’accordo – lo diciamo a beneficio degli amanti della storia - definiva in base ad un “Protocollo segreto” anche le rispettive sfere di influenza corrispondenti ai loro obiettivi di espansione: in questo modo l’URSS si sarebbe assicurata l’annessione della Polonia orientale, dei Paesi Baltici (Estonia, Lettonia e Lituania, ma non la Finlandia che si difese con le armi ma dovette cedere la Carelia) e la Bessarabia dalla Romania (in realtà avrebbe preteso e ottenuto anche che la Bucovina settentrionale) mentre la Germania si vide riconoscere le pretese sulla parte occidentale della Polonia. 
Due milioni di soldati sia dell’Asse, sia sovietici furono uccisi, feriti o catturati; circa 40mila civili persero la vita a Stalingrado. La città venne ridotta in macerie durante la feroce lotta: il combattimento spesso avvenne quartiere per quartiere e casa per casa, la popolazione fu ridotta allo stremo, oltreché per le ostilità, anche per la mancanza di cibo e acqua. 
La ricostruzione della città iniziò poco dopo la vittoria sovietica. Per l’eroismo dimostrato durante la battaglia, a Stalingrado è stato assegnato il titolo di Città Eroina nel 1945 e il Re Giorgio VI del Regno Unito incoronò i suoi cittadini per il coraggio che dimostrarono durante il conflitto. 
Iniziata con l’avanzata delle truppe dell’Asse fino al Don e al Volga, la battaglia ebbe termine, dopo una serie di fasi drammatiche e sanguinose, con l’annientamento della Sesta armata tedesca condotta dal generale Friedrich Paulus (che si sarebbe poi arreso con lo stato maggiore il 31 gennaio 1943) rimasta circondata a Stalingrado e con la distruzione di gran parte delle altre forze germaniche e degli alleati impegnate nell’area strategica meridionale del fronte orientale. 
Marrone ripercorre, passo dopo passo, una delle battaglie che hanno cambiato il corso della storia. 
Questo scontro costituì in un certo senso uno spartiacque e una svolta nelle sorti degli Stati coinvolti nel teatro bellico europeo. Fu la prima grande sconfitta politico-militare della Germania nazista e dei suoi alleati e satelliti, nonché l’inizio dell’avanzata sovietica verso ovest che sarebbe terminata, due anni dopo, con la conquista del Palazzo del Reichstag e il suicidio di Adolf Hitler nel bunker della Cancelleria durante la battaglia di Berlino ed è considerata l’inizio della fine del Terzo Reich. 
“La disfatta dell’Asse a Stalingrado fu una svolta della guerra perché fu una catastrofe da cui la Germania e la Wehrmacht (è il nome assunto dalle forze armate tedesche con la riforma del 1935 per tutta la durata della Seconda guerra mondiale, fino all’agosto 1946 quando fu formalmente sciolta dopo la resa incondizionata della Germania del 7 maggio 1945 – ndr) non riuscirono più a riprendersi” disse il generale e storico tedesco Hans Doerr. E aggiunse. “Stalingrado fu la prima e sinora l’unica grande battaglia vinta dalla Russia annientando nel contempo notevoli forze nemiche. Nessuno dei suoi alleati della scorsa guerra può vantarsi di una vittoria del genere”.

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