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La commovente storia di un bambino alla ricerca delle proprie radici

Armando Editore propone Il profumo della speranza, racconto autobiografico di Paolo La Francesca 


12/03/2018

di Tancredi Re


Nel racconto autobiografico Il profumo della speranza (Armando Editore, pagg. 79, euro 12,00), Paolo La Francesca ci narra, da adulto, la storia della sua adozione e di come sia riuscito, dopo molte peripezie, a ritrovare la propria madre naturale e a unirla ai propri genitori adottivi in unico, grande amore. Una storia bella nella sua semplicità, sia per l’epilogo, sia per come si svolge, ma nello stesso tempo grande nella testimonianza che rende all’amore di cui siamo fatti e di cui non possiamo fare a meno per vivere e per rinascere dopo la nostra morte. Un amore, che, come ci ha insegnato in una sua indimenticabile enciclica Papa San Giovanni Paolo Secondo, non solo non può aver mai fine, ma come nel caso di Paolo non ha confini. 
In questa ricerca delle sue radici, infatti La Francesca - come ci ricorda nella prefazione Marcelo Barros - è riuscito a unire due culture molto diverse tra loro: quella brasiliana e quella italiana. Al principio di tutto, però, c’era e c’è l’amore dei suoi genitori adottivi che sono andati a cercare un figlio che volevano e, probabilmente, non avevano potuto avere, e lo hanno adottato, mantenuto ed educato in modo aperto e positivo. 
“Sono nato il 18 luglio del 1986 - racconta l’autore - nell’ospedale di Itamaraju Bahia, una piccola cittadina brasiliana situata sulle rive dell’Atlantico, tra Rio de Janeiro e Porto Seguro. I miei genitori avevano espressamente richiesto di accogliere nella loro vita un bambino brasiliano. Non ho mai saputo il motivo di questa scelta. Forse uno dei due non poteva avere figli. Ma perché avevano deciso di adottare proprio un bambino dall’altra parte del mondo?”. La risposta alla sua domanda è: per amore. Senza il quale probabilmente il bambino non avrebbe avuto un futuro di prosperità e di serenità. 
Ma poi, a un certo momento della sua vita, la scoperta di avere da qualche altra parte del mondo dei genitori naturali, che lo avevano concepito. “Restai colpito dal cambiamento che aveva suscitato in me la notizia di essere stato concepito da altri e in un Paese molto lontano” confessa l’interessato.  “Durante tutto questo tempo mi ero sentito come il piccolo Marco, il personaggio del romanzo Cuore di Edmondo De Amicis. Marco era partito da Genova per arrivare in Argentina in cerca di sua madre. Non aveva mai accettato la sua partenza e ne sentiva molto la mancanza, così era partito all’improvviso senz’avvisare nessuno. Ecco, a tratti, ero pronto a scommettere che il grande De Amicis avesse tracciato anche la mia rotta, incidendo sulle mie scelte future”. 
Oggi viviamo in una società alla deriva, immersa in quello che Gianni Vattimo ha chiamato “pensiero debole”, dove vigono “relazioni” che, secondo Zygmunt Bauman, sono diventate “liquide”.  In questo libro, ci muoviamo come se poggiassimo un piede nella cronaca quotidiana di Trapani, in Sicilia, e un altro nel mistero sempre affascinante delle cose più belle, ma anche di quelle meno positive che accadono nel film ininterrotto di ogni cuore umano. 
Leggendo questo libro si trova la conferma che ogni essere umano, come l’autore del testo, a qualsiasi età e in qualsiasi condizione sociale, desidera essere adottato ed è chiamato ad adottare l’altro perché faccia parte della sua vita. Vedere l’altro e adottarlo come fratello o sorella, figlio o figlia, padre o madre è l’unica strada per scoprirci come persone nel senso più pieno della parola.

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