Share |

La difficile partita di Macron e i futuri equilibri in Europa


15/05/2017

di Artemisia


Macron riuscirà a governare? E quale sarà davvero la sua politica per l'Europa al di là dell'inno europeista al momento della vittoria elettorale e delle dichiarazioni?
Ciò che preoccupa soprattutto la Germania è il fatto che il neo presidente francese poggi il suo consenso su una base "liquida", cioè che non abbia dietro un partito strutturato. Sulla prima pagina del Frankfurter Allgemeine Zeitung dell’8 maggio si legge a chiare lettere che «la Francia sarà retta per la prima volta da un presidente a cui manca la sottostruttura di un partito», a sottolineare il fatto che i tedeschi vedono difficile l’attuazione delle proposte elettorali di Macron. Nel Süddeutsche Zeitung viene poi evidenziato come Macron non abbia ancora presentato un piano concreto, benché possa avere grandi idee per il futuro dell’Europa.
Su Le Monde del 9 maggio Pierre-Henri Tavoillot, oltre a criticare l’astratta esaltazione della giovinezza da “rottamatore”, definisce Révolution, il libro del 2016 di Macron, come «un libro di idee – più riformista che rivoluzionario – ma non un libro d’azione».
Il Financial Times sottolinea che «la vittoria di Macron è incompleta. Queste elezioni hanno legittimato l’estrema destra francese come non mai» e continua affermando che «il paesaggio politico fratturato della Francia, un diffuso malcontento sociale, il pessimismo per il futuro della nazione e il declino del presidente come istituzione faranno del mandato quinquennale di Macron il più difficile di qualunque capo di Stato da quando Charles de Gaulle ha istituito la 5^ Repubblica nel 1958».
I dati confermano queste analisi. Le astensioni pari al 25,5% e i voti nulli dell'11,5% sono i più elevati dal 1969. Inoltre, il 44% del 66-67% che ha eletto Macron risulta essere un voto in funzione anti-Le Pen, quindi solo un 37,5% è di sostegno effettivo a Macron. Ciò si combina con il fatto che circa il 61% dei francesi non vuole che Macron abbia una maggioranza all’assemblea nazionale, differentemente da quanto verrebbe auspicato dalla stampa internazionale. La Francia, inoltre, esce dal voto con una frattura importante: nei grandi poli cittadini Macron ha la maggioranza ma nelle zone rurali il Front National ha un seguito non irrilevante. Ecco perché l'ipotesi di un asse franco-tedesco appare al momento poco perseguibile. In Germania la Merkel, impegnata in una difficile campagna elettorale, non può fare concessioni sulla politica estera e lo stesso vale per Macron, che ora deve spingere il consenso lì dove non è riuscito a penetrare, ovvero in quella parte della Francia dove sussistono le maggiori tensioni sociali. Ma si tratta di una situazione temporanea passata la quale l'asse franco-tedesco tornerà a porsi nel ruolo di guida dell'Europa.
In tutto questo, l'Italia rischia di trovarsi in una posizione marginale se non riesce a sedersi al tavolo del gioco europeo. Il problema del nostro Paese è che arriva a questa possibile ridefinizione del vertice franco-tedesco della catena di comando europea con un sistema politico estremamente fragile. Inoltre, senza una legge elettorale capace di garantire un minimo di governabilità e con un dibattito “euro Sì/euro No - Europa Sì/Europa No” più retorico-demagogico che analitico.

(riproduzione riservata)