Share |

L’economia italiana al bivio: o cambiare o affondare

Secondo l’economista Pierangelo Dacrema lo choc della pandemia rappresenta un’occasione irripetibile per rendere il cambiamento possibile. A condizione che si faccia sul serio


26/10/2020

di Giambattista Pepi


All’inizio del quarto trimestre 2019, assistevamo al declino di uno dei cicli economici più espansivi di sempre. La congiuntura si stava indebolendo, ma non si aveva ancora contezza di quale potesse essere la causa di una caduta in recessione dell’economia internazionale. Venivano passate al vaglio diverse cause: una crisi della domanda, lo shutdown dei mercati finanziari che pure avevano stabilito record mai visti prima, una crisi geo-politica, nessuna delle quali, per la verità, sembrava essere in grado di far deragliare il treno della crescita. 
Il quadro macroeconomico di moderata crescita, in un contesto di bassa inflazione e con politiche monetarie accomodanti delle Banche centrali (eccetto la Federale Reserve, che aveva rialzato nel corso dell’anno i tassi di interesse), non lasciavano presagire quanto sarebbe poi accaduto nel 2020. 
Iniziata l’8 marzo 2018 quando il presidente Donald Trump aveva annunciato dazi doganali del 25% sull’importazione dalla Cina di acciaio e del 10% sull’alluminio per ridurre il deficit commerciale americano, la guerra commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina (ma gli Usa avevano applicato tariffe più alte anche su alcuni prodotti europei) aveva effettivamente deteriorato il sentiment nelle relazioni economiche e commerciali mondiali creando non poche fibrillazioni ai mercati. Poi intervenne la tregua e la firma dell’accordo cosiddetto di phase one (fase uno) sottoscritto da Washington e Pechino il 15 gennaio 2020 che disinnescò l’ultima causa che avrebbe potuto verosimilmente generare una nuova crisi dopo quella finanziaria del 2008-09. 
Nessuno tra gli economisti più intuitivi o predittivi aveva preconizzato nelle analisi di macroeconomia che avrebbe potuto essere una pandemia a causare una tra le più grandi recessioni economiche che la storia ricordi. 
Il rapido diffondersi in tutto il mondo del Sars-COV-2, originato a Wuhan a inizio anno, di un virus letale che causa Covid-19, una malattia che ha giù mietuto oltre 1,3 milioni di vittime, ed ha infettato oltre 40 milioni di persone in oltre 140 Paesi, ha impattato l’economia in maniera inedita e devastante. 
Sconvolte dalla caduta in una recessione artificiale, ma inevitabile per proteggere le vite umane in pericolo, le economie di tutto il mondo stanno cambiando. Alcuni settori della cosiddetta old economy probabilmente non sopravvivranno, altre della cosiddetta new economy o economia digitale stanno accelerando. 
Pierangelo Dacrema nel libro Economia del malessere (AllAround, pagg. 113, euro 15,00) ci spiega perché, in particolare, per il nostro Paese la pandemia potrebbe essere lo choc in grado di scuoterci dagli allori sui quali abbiamo riposato per decenni, farci prendere consapevolezza dei problemi da tempo irrisolti, e indurci a pensare come dobbiamo ricominciare a crescere e cosa vogliamo davvero fare da grandi. 
Emblematico in questo senso il sottotitolo del volume, Perché tutto andrà bene se nulla sarà come prima, quasi a voler sottolineare che il cambiamento è possibile, ma a condizione che si faccia sul serio. In qualche modo rovesciando la celebre frase del Gattopardo, l’opera letteraria di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che riassumeva icasticamente il trasformismo: “Se vogliamo che tutto resti com’è, occorre che tutto cambi”, In altre parole il malcostume tutto italiano di voler cambiare tutto (all’apparenza) per non cambiare alla fine nulla (la realtà). 
Con il diffondersi del coronavirus, uno degli aspetti che preoccupava maggiormente economisti e analisti era l’interruzione delle catene di approvvigionamento visto il ruolo della Cina nella crescita globale, e venivano anticipate le ampie ricadute negative. Poi i mercati si sono resi conto che il virus era un problema globale. Più o meno nello stesso periodo, la Russia e l’Opec (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) hanno deciso che era giunto il momento di iniziare una guerra dei prezzi dell’oro nero. 
Le Banche centrali hanno reagito cercando di mantenere la liquidità del mercato. A seguito di tutti i programmi di aiuto finanziario varati nel quadro dell’emergenza pandemica i bilanci degli istituti di emissione sono cresciuti: quello della Banca centrale europea (Bce) di 645 miliardi di euro e quello della Federal Reserve di 2.300 miliardi di dollari. Il resto lo hanno fatto con imponenti piani di stimolo fiscale gli Stati: dalla Cina al Giappone, dagli Stati Unitiall’UE, dal Canada all’Australia, per continuare ad assicurare durante i lockdown, risorse e mezzi di sussistenza a famiglie e imprese. 
Alcune economie, come quella italiana, il cui modello era già da tempo in declino, si trova oggi ad un bivio: o cambiare, accelerando i processi di trasformazione e di transizione verso modelli economici sostenibili, integrati e tecnologicamente all’avanguardia, oppure tirare le cuoia per sempre. 
“Ci è stato regalato il momento tragicamente ideale per capire quanto sia labile il confine tra l'economia e tutto il resto della vita” dice l’autore, economista all’Università della Calabria (docente di economia degli intermediari finanziari all’Università della Calabria, dopo avere insegnati negli atenei di Siena, della Cattolica, della Bocconi di Milano. E’ autore, tra l’altro, dei volumi La morte del denaro; Trattato di economia in breve; La dittatura del Pil; La buona moneta e Sognando l’Europa). 
“È emerso il lato debole, grottesco, di tutti i modelli di organizzazione sociale destinati a proteggerci” aggiunge l’economista “Molti si sono sentiti soli perché lo sono sempre stati, ora più del solito. Difficile credere che andrà tutto bene dopo che è andato tutto male. Nulla sarà come prima? Volesse il cielo. Disagi, povertà, disoccupazione erano drammi preesistenti alla sciagura attuale. Magari l’urgenza di affrontare i problemi nuovi ci aiutasse a risolvere anche quelli vecchi, da tempo colpevolmente trascurati”.

(riproduzione riservata)