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L’economia spiegata ai profani con chiarezza e umiltà

Abhijit V. Banerjee ed Esther Duflo si confrontano con i grandi temi dell’attualità: dalla disuguaglianza al commercio internazionale, dall’impatto delle tecnologie sul lavoro alla diffusione della povertà nel mondo


07/09/2020

di Tancredi Re


“Non tutti gli economisti indossano la cravatta e pensano come banchieri”. In questa frase Thomas Piketty, economista della Paris School of Economics, autore di Il capitale nel XXI secolo, riassume lo stigma di una categoria di intellettuali che troppo spesso ha usato un gergo tecnico incomprensibile e si è chiusa in un pensiero ideologico, fatto più di certezze matematiche che di dubbi. Occorre invece prendere di petto il senso comune spesso sbagliato (gli immigrati ci rubano il lavoro) per discuterlo in maniera semplice e diretta, attraverso esempi concreti, basati sulla ricerca economica più avanzata. 
Muovendo da un’autocritica degli economisti, Abhijit V. Banerjee e Esther Duflo (vincitori nel 2019 del Premio Nobel per l’Economia) nel libro Una buona economia in tempi difficili (Laterza, pagg. 472, euro 24,00) ci fanno scoprire la buona economia a confronto con grandi questioni del nostro tempo: dalla disuguaglianza al commercio internazionale, dall’impatto delle tecnologie sul lavoro alla diffusione della povertà nel mondo. 
Lo scopo? Rimettere al centro dell’economia la dignità della persona. E’ un tentativo, d’accordo, autorevole certamente, ma lodevole. 
“Abbiamo scritto questo libro per aggrapparci alla speranza. Per riepilogare la storia di quello che è andato storto e perché è andato storto, ma anche per ricordarci di tutto quello che è andato per il verso giusto” scrivono nell’introduzione Baneriee (insegna economia al Massachusetts of Technology ed è co-fondatore e co-direttore dell’Abdul Latif JameelPoverty Action Lab) e Duflo (docente al dipartimento di Economia del Massachusetts Institute of Technology e co-fondatrice e co-direttrice dell’Abdul Latif JameelPoverty Action Lab). 
È un libro che parla sia dei problemi, sia di quello che possiamo fare per rimettere insieme il nostro mondo, se riusciremo a fare una diagnosi onesta. Racconta dove ha fallito la politica economica, dove ci siamo fatti accecare dall’ideologia, dove non siamo riusciti a vedere delle cose ovvie: ma anche un libro che ci dice dove e perché la buona economia è utile, soprattutto nel mondo di oggi. “Alla fine abbiamo deciso di buttarci, in parte perché eravamo stufi di starcene in disparte a guardare il dibattito pubblico su questioni economiche fondamentali - immigrazione, commerci, crescita, disuguaglianza, ambiente - che partiva sempre più per la tangente” scrivono nell’introduzione gli autori, che sono sposati. 
“Ma anche perché, man mano che ci ragionavamo sopra, ci rendevamo conto che i problemi che devono fronteggiare i paesi ricchi nel mondo spesso, in realtà, sono inquietantemente simili a quelli che siamo abituati a studiare nei paesi in via di sviluppo: persone lasciate indietro dallo sviluppo, esplosione della disuguaglianza, mancanza di fiducia nello Stato, spaccature sociali e politiche e così via. Abbiamo imparato molto scrivendo questo libro, e questo ci ha dato fiducia nella cosa che, come economisti, abbiamo imparato a fare meglio, cioè concentrarci ostinatamente sui dati reali, diffidare delle risposte superficiali e delle soluzioni miracolose, affrontare con umiltà e onestà le cose che non capiamo ed essere pronti - forse la cosa più importante di tutte - a sperimentare idee e soluzioni e a sbagliarci, se questo serve ad avvicinarci allo scopo ultimo di costruire un mondo più umano”.

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