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La guerra (dai “capelli bianchi”) fra Israele e i palestinesi

Lo storico Claudio Vercelli analizza l’evoluzione del confronto tra arabi ed ebrei: dalla seconda metà del XIX secolo agli sviluppi più recenti


02/11/2020

di Giambattista Pepi


Una terra, due popoli, ma non ancora due stati. Tra guerre, attentati, rappresaglie, proteste, rivolte, scioperi, negoziati, accordi, il conflitto tra israeliani e palestinesi (venuto meno quello tra Stati arabi e Israele con il quale all’inizio era fortemente intrecciato) si trascina, tra alti e bassi, irrisolto, ormai da un secolo. 
Sebbene le parti in causa, attraverso l’incessante opera di mediazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e di altri Paesi (Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito, Unione Europea) nel corso degli ultimi decenni, abbiano ammorbidito le posizioni storicamente intransigenti (“non c’è posto per due popoli”) avvicinandosi alla soluzione che oggi appare come la più realistica, equa e ragionevole (“una terra, due popoli”). Ferma restando la necessità di dirimere le questioni tuttora controverse (gli insediamenti ebraici nella Cisgiordania e lo status di Gerusalemme), la contesta tra israeliani e palestinesi rimane una “ferita” aperta che rende instabile il Medio Oriente. 
Claudio Vercelli nel libro Storia del conflitto israelo-palestinese (Laterza, pagg. 233, euro 18,00) affronta, attraverso un’analisi dell’evoluzione del confronto tra arabi ed ebrei, dalla seconda metà del XIX secolo agli sviluppi più recenti (dalla guerra civile in Siria alla crisi parlamentare in Israele), gli elementi prioritari così come i nodi problematici che sono tutt’oggi sul tavolo della discussione: le identità nazionali, le risorse materiali e simboliche, la demografia e il ruolo delle religioni. 
Le radici delle ostilità - che si sono susseguite sia con guerra vere e proprie (1948, 1956, 1967, 1973), sia attraverso gli attentati terroristici compiuti dalle fazioni dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), seguite da puntuali rappresaglie da parte di Israele - risiedono nella nascita del sionismo (il movimento politico internazionale fondato da Theodor Herzl negli ultimi decenni dell’Ottocento, che ha perseguito il diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico) e del nazionalismo palestinese verso la fine del diciannovesimo secolo. 
A quell’epoca, il territorio geografico della Palestina, sotto il dominio dell’Impero Ottomano, era conteso sia dal Movimento sionista che aspirava a restituire al popolo ebraico la patria storica perduta a causa dell’esodo e sia dal Movimento nazionalista palestinese, che desiderava riaffermare il diritto storico su quel territorio degli arabi palestinesi, considerando invece gli ebrei come usurpatori. 
Approfittando del declino e della successiva sconfitta dell’Impero Ottomano assieme agli Imperi centrali (Austro-Ungarico e Prussia) con i quali si era schierato nella Grande Guerra, francesi e inglesi sottoscrissero gli accordi Syker-Picot (1916) per spartirsi i territori del Vicino e del Medio oriente. Uno di questi era la Palestina: gli inglesi ottennero il mandato per governarlo dal 1922 al 1948. Poi fu oggetto di una divisione artificiale nel 1947 a opera delle Nazioni Unite che ne destinò una parte a uno Stato ebraico (poi diventato Israele) e un’altra a uno Stato arabo (che sarebbe dovuto diventare lo Stato di Palestina). 
Nonostante gli accordi di Oslo del 1993, che hanno portato al mutuo riconoscimento tra Israele e Olp e alla creazione dell’Autorità nazionale palestinese ed il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte delle Nazioni Unite nel 2012, un accordo di pace definitivo tra Israele e Palestina non è stato ancora raggiunto, mentre proseguono ad intermittenza sia le ostilità, sia i negoziati di pace. 
Dopo il riconoscimento da parte dell’Amministrazione americana di Gerusalemme come capitale “unica e indivisibile” dello Stato di Israele, trasferendovi l’ambasciata da Tel Aviv, ma suscitando opposizioni nel mondo arabo e tensione e violenze soprattutto nella Striscia di Gaza, con decine di vittime e 2.700 feriti tra i palestinesi, il presidente americano Donald Trump ha presentato un piano per una soluzione negoziale “The deal of the Century”. Ovvero l’accordo del secolo per risolvere una volta per tutte questo antico conflitto suggestivamente definito dai “capelli bianchi” ricorda l’autore (docente a contratto di storia dell’ebraismo all’Università Cattolica di Milano e ricercatore in storia contemporanea all’Istituto di studi storici Gaetano Salvemini di Torino).
Un conflitto anziano, dunque, come del resto la storia di tutto il Novecento che attraversa trasversalmente, ma che, stando almeno ai suoi recenti sviluppi negativi, sembra destinato a durare ancora per chissà quanto tempo.

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