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L’importante è vigilare, ma più si legifera sui "controlli" e meno gli italiani ci capiscono


06/04/2021

di Sandro Vacchi


Ci si abitua anche al carcere, perfino al lager. Figurarsi se non si fa l'abitudine al lockdown, che detto così pare anche qualcosa di elegante, di “british”. Anzi, più si moltiplicano divieti e restrizioni, più dubbi si fanno strada nei cervelli dei poveri sudditi, i quali – a scanso di equivoci – nel dubbio propendono per la soluzione più dura. Potrò uscire la domenica per comprare un piatto da asporto alla rosticceria? E se il negozio non poteva rimanere aperto, ci andrò di mezzo anch'io? Meglio non andare, allora. 
Anche perché ci sono politici e amministrazioni comunali che invitano a fare la spia se i vicini fanno baccano, perché vuol dire che si sono radunati in tanti. E se mi contagiano? Avete presente la Romania di Ceausescu? O la Mosca di Stalin, con i “guardiani” del pianerottolo, i commissari del popolo del ballatoio? Siamo lì, molto, ma molto nei pressi. 
Regola numero uno della burocrazia estremizzata di cui si nutrirono zarismo e stalinismo: complicare al massimo leggi, norme, decreti, usi, postille, commi... Qualcosa salterà fuori di sicuro, contro il reprobo. E moltiplicare i livelli di competenza per arrivare al dominio dell'incompetenza, del “non lo so”, del “può darsi”. Lo Stato centrale stabilisce una cosa, ma la Regione vara la variante, e se una Provincia confina con la Provincia di un'altra Regione, le varianti diventano due. 
Se, poi, i colori del rischio Covid variano con la frequenza dell'avvampare di una signorina timida al cospetto di un esibizionista (arancione, arancione carico, rosso, scarlatto, vermiglio), allora anche Einstein smarrirebbe la trebisonda. Meno sono i punti fissi, più sono le variabili e le eccezioni, e più sono i legiferanti, meno i sudditi capiscono e hanno forza contro il potere costituito.
E' una ovvietà vecchia come il cucco, fatta propria dai regimi autoritari di stampo sovietico e dunque avversata dall'anarchismo, fiero avversario del bolscevismo e propugnatore dell'ordine senza il potere. Al contrario, sotto la falce e il martello, l'inno era “Bandiera rossa”, sostenitore di un ossimoro sfacciato: “Evviva il comunismo e la libertà!” Come dire: viva Salvini e anche la Boldrini. 
E' la legge del caos. Quale posto al mondo migliore dell'Italia, per applicarla? Qui sono riusciti a fare comunella da più di mezzo secolo comunisti e cattolici, dando vita al cattocomunismo: la concatenazione di due Chiese un tempo arcinemiche, finché si accorsero di avere in comune diverse cose, a cominciare dall'assolutismo. Vi fidereste di un tizio che si era alleato con Hitler? Se si chiamava Mussolini, mai al mondo, puzzone fascista! Se invece si chiamava Stalin, che aveva fatto la stessa cosa, tutti ad applaudire il Piccolo Padre, mentre drappelli delle SS sfilavano sulla Piazza Rossa. Non ci credete? Smettete di leggere Saviano, Augias e le puzzette della Lilli e di Concita, e procuratevi libri seri. 
Il signor Roberto Speranza, ministro della Salute lucano, già assessore comunale a Potenza, è oggi l'uomo più potente d'Italia. Con Pierluigi Bersani e Massim o D'Alema è tra i fondatori di Articolo Uno, movimentino uscito a sinistra del Partito Democratico e con un amore per la libertà pari a quello del venezuelano Maduro o del panzone coreano. Va beh, siamo un po' più moderati: diciamo Erdogan il Sultano. 
Robertino nutre la Speranza (di qui il cognome) che ogni italiano sia controllato, registrato, monitorato e, nel caso, sanzionato, dalla nascita alla morte, “tracciato” come un pacco postale e, sempre nel caso, consegnato al Tribunale del popolo. Non c'è? Questo lo dite voi! Sintonizzatevi sulla Gruber, Floris, Fazio, quell'altro descamisado che vi punta sempre il dito contro, e poi ditemi se quello non è il tribunale del popolo, che assegna la patente di buoni e cattivi, rispettosi e menefreghisti, obbedienti e ribelli. 
I reprobi sono sempre e solamente quelli. Salvini per primo, dopo vent'anni di Berlusconi che seguivano un decennio di Craxi. E poi la Meloni, oggi blandita dagli ottimati al governo (vale a dire tutti) per allontanarla ancora dal cattivone lombardo. Il quale al governo c'è, invece, con i nemicissimi di un tempo, ma nessuno ce lo vuole. Sfido un tedesco di medio comprendonio a capire qualcosa della politica italiana. 
Succedeva così che nei giorni pasquali, se qualche ardimentoso voleva fare un tuffo in mare (io una volta l'ho fatto il 21 gennaio: andate a nascondervi!) poteva farlo, ma guai stendersi al sole per riscaldarsi un po'. Geniale: così uno si becca una bronchite con febbre, lo mettono in un reparto-Covid e tanti saluti. 
Si poteva anche correre (adesso si dice “fare jogging”, corrono solo i poveracci), ma non sedersi su una panchina o sull'erba se si aveva il fiatone. Tradotto: se siete degli sfigati astenetevi dal fare sport. Ad Arezzo i vigili urbani potevano guardare nei sacchetti del “take away” (asporto, per il volgo, ma volete mettere?). Se c'era troppo cibo sorgeva immediato il sospetto che il reo intendesse fare bisboccia con tutto il condominio. Per lo stesso principio, se uno viene pescato dai Tutori della Patria con dieci profilattici in tasca, significa che ha dieci ganze ammaliatrici che lo reclamano nel letto. 
Si può essere tanto scemi? Non solo si può, in Italia si deve, perché nella patria dell'ipocrisia l'asino va sempre legato dove vuole il padrone. Chi è il padrone? Boh! Negli stessi giorni della resurrezione, un migliaio di clandestini sono felicemente approdati sulle soleggiate spiagge siciliane. Tutti con mascherina e tampone anti-genico? Tutti con certificato di vaccinazione? Tutti con autocertificazione per motivi di lavoro o di salute? Come no! Tutti alla faccia nostra, del ministro Lamorgese e della banda di giocatori delle tre carte che – governi Conte oppure Draghi – hanno in mano le sorti della Repubblica delle Banane, dove la grigliata di Pasquetta è una abitudine da Lucifero. 
Allora è scemo Boris Johnson, il quale in Gran Bretagna ha invitato i compatrioti a starsene all'aperto, invece che barricati in casa ad ammalarsi di depressione e solitudine. Palestre e piscine stanno fallendo? Chi se ne frega: lo sport è muscolare, è di destra. Leggete invece Saviano o Carofiglio. E buttate via Dante, che sarà morto da settecento anni e per fortuna ce lo ritroveremo fra i piedi soltanto fra un secolo, quel reazionario che sapeva tutto eppure non aveva mai visto una puntata del “Grande Fratello”. Non mandiamo più i figli a scuola? Meglio così: vi siete mai accorti che in Italia ci sia una scuola? E poi, più sono ignoranti e meglio li si controlla, galline in batteria. 
In marzo sono state controllate più di tre milioni di persone e ne sono state multate 48 mila, poco più dell'uno per cento. Volano i droni, perfino gli elicotteri, lo Stato ti guarda. Poi si scopre un boss della mafia che rientrava dal Sudamerica a Palermo. 
Controllare, schedare... La domenica di Pasqua mi hanno fermato i carabinieri, dopo forse un anno dall'ultima volta. Avevo la macchina carica di salatini e pasticcini, perché ci trovavamo in undici persone (undici, ripeto): all'aperto. Ma sempre undici. Patente e libretto, non hanno voluto nemmeno bollo e assicurazione. Dove va? Cosa fa? Perché? Quanti siete? Ha un'autocertificazione? Niente di tutto questo: normalissimo controllo, passavo soltanto io. Meglio me di niente. E fa un controllato in più, uno schedato in più. Dove andavo? A Marina di Ravenna, a preparare una bomba-carta, a diffondere il virus? Chi se ne frega: nessuna domanda. Erano talmente attenti che non si sono neppure accorti che ero senza cintura di sicurezza. A mezzogiorno del di' di Pasqua anche l'Arma ha fame. 
E' l'Italia, bellezza! La balla del diritto.

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