Share |

La levatrice del nuovo Esecutivo? Il presidente Sergio Mattarella

Ma la strada è ancora lunga, fra brusche frenate e nodi da sciogliere


14/05/2018

di Giambattista Pepi


Alea iacta est è una locuzione latina che in italiano significa “il dado è tratto”. È la celebre frase che Svetonio attribuisce a Giulio Cesare che l’avrebbe pronunciata dopo aver varcato, nella notte del 10 gennaio del 49 a. C., il fiume Rubicone alla testa di un esercito, violando apertamente la legge che proibiva l’ingresso armato dentro i confini italiani e dando il via alla seconda guerra civile. Questa frase viene presa come motto e si cita quando si prende una decisione dalla quale non si può più recedere. E, traslandola ai giorni nostri e al parto travagliato del nuovo Governo, chi potrebbe aver pronunciato questa frase? Non abbiamo dubbi: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. 
Pensate che stiamo esagerando? Forse. Ma se Palazzo Chigi avrà un nuovo inquilino nei prossimi giorni bisognerà dare merito di ciò al capo dello Stato piuttosto che ai partiti (tutti, nessuno escluso). Infatti, se Mattarella non avesse assunto qualche giorno fa l’iniziativa - legittima e costituzionalmente ineccepibile - di dare un Governo all’Italia a quasi due mesi e mezzo dalle elezioni, superando l’inerzia e la melina politica sterili e nauseanti, ci saremmo ritrovati - ancora una volta, dopo quello tecnico di Monti - con un secondo Esecutivo (stavolta non tecnico ma istituzionale), che avrebbe dovuto malinconicamente condurre il Paese al voto o in piena estate oppure in autunno. 
Onore al merito, dunque, del nostro Capo dello Stato. È lui la levatrice del Governo che sta per nascere. E, vedendo, la prassi invalsa negli ultimi anni nella formazione dei Governi repubblicani, ci permettiamo di fare un’altra considerazione: il nostro sistema politico, più che essere una Repubblica parlamentare, sta sempre più assumendo le sembianze di uno Stato presidenziale, o semipresidenziale, alla francese. 
È, dunque, Mattarella che gli italiani - quando il nuovo Esecutivo sarà formato, avrà ricevuto la fiducia e si sarà insediato - dovranno ringraziare se il Paese avrà avuto, alla fine di questa estenuante gimkana degli esponenti dei partiti e delle loro coorti, una guida in grado di affrontare i problemi reali che sono sotto gli occhi di tutti. A cominciare da quelli della bassa crescita, della disoccupazione soprattutto giovanile, del Mezzogiorno alla deriva, della pressione fiscale insostenibile, della burocrazia asfissiante, della criminalità dilagante. E, naturalmente, dell’Europa. Nei cui confronti - e bene ha fatto Mattarella a porre questo tra i paletti entro i quali dovrà muoversi il nuovo Governo - dobbiamo smettere di essere ambigui: siamo stati tra i primi a crederci e a fondarla, e, quindi, legittimamente, potremmo esserlo nuovamente nel rifondarla o, se preferite, riformarla. In fondo, a parte le prese di posizione di facciata, l’Europa ha bisogno dell’Italia e noi dell’Europa.     

(riproduzione riservata)