Share |

La morte misteriosa di una popolare attrice in Polonia e due bambini scomparsi nel folto dei boschi della Sardegna

A tenere la scena narrativa della Piemme la polacca Katarzyna Bonda (al suo attivo due milioni di copie commercializzate) e la sarda Eleonora Carta, autrici di due thriller contrassegnati da una robusta tensione psicologica ed emotiva


28/09/2020

di MASSIMO MISTERO


Il settimanale a stelle e strisce Newsweek l’ha definita la “nuova regina della crime fiction europea”: una specie di consacrazione per Katarzyna Bonda, peraltro osannata dalla stampa come la risposta polacca al norvegese Jo Nesbø. In effetti nel suo Paese, dove è nata nel 1977, questa autrice tanto bella di aspetto quanto brava di penna, ha venduto con i suoi romanzi ben due milioni di copie facendo leva sul successo ottenuto dalla detective Sasza Zaluska, una ex poliziotta dai capelli rosso fuoco, esperta profiler nel campo degli identikit fisici e psicologici, con la quale si è portata a casa tutti i principali riconoscimenti nazionali. 
Serie della quale la Piemme ha già pubblicato Non esistono buone intenzioni, Nessuna morte è perfetta e Ognuno è carnefice, salvo ora voltare pagina proponendo il primo episodio (che risale al 2007, ma sembra stato scritto ieri) di un nuovo ciclo che ha come protagonista il profiler della polizia Hubert Meyer, una figura affascinante e dai metodi non sempre ortodossi. Il quale Meyer tiene banco ne Il caso Nina Frank (pagg. 454, euro 19,90, traduzione di Laura Rescio). 
Ma chi è Nina Frank, che impariamo a conoscere sin dalle prime battute del prologo attraverso le parole dell’assassino? Non certo, o meglio non solo, un’attrice molto popolare grazie al ruolo di suor Joanna che interpreta in una serie tv polacca. Milioni di spettatori la adorano, fin quasi a credere nell’immagine creata. Semmai in fondo all’anima una puttana, non certo dolce e pura come la suora che interpreta sul piccolo schermo. Il suo corpo, a detta del suo carnefice, non sa più cosa sia l’innocenza, perché è una donna invasa dal peccato (“No, non sei nata così. Ed è un bene che la mamma non sappia quello che facevamo insieme. Io, però, volevo tanto darti ciò che desideravi. Perché solo io conosco il tuo segreto…”).  
In effetti Nina si rapporta con un passato alquanto tormentato e conduce una vita sregolata, caratterizzata da dipendenze di ogni tipo e si concede numerosi amanti. Logico quindi che si sia indirizzata su una brutta strada. Tanto più che quando “menti una volta, in seguito dovrai farlo sempre più spesso, perdendoti nelle tue bugie. E, mentendo a te stesso, dirai di non provare neanche un senso di colpa, mentre il peso del male ti sta schiacciando”. 
Sta di fatto che quando viene trovata morta nella sua dimora presso il fiume Bug, nel villaggio di Mielnik, Hubert Meyer capisce di trovarsi davanti a un caso torbido, pieno di disperazione e di dolore. Non a caso i segreti della donna vengono a galla pian piano, grazie anche al rinvenimento del suo diario. Nel frattempo, mentre scava nell’oscura vita dell’attrice e cerca di creare un profilo dell’assassino che - lo ha capito subito - ha accuratamente pianificato l’omicidio, Meyer sarà costretto ad analizzare anche il proprio passato. E i ricordi lo assaliranno fino a spingerlo ad affrontare segreti che ha tenuto nascosto per molto tempo, persino a se stesso. E solo trasgredendo le regole potrà giungere alla soluzione del caso. 
Che dire: una storia corale a due voci tesa a scavare nei meandri del mistero; la prima tesa a scavare fra i meandri di una vita finita nel peggiore dei modi; l’altra volta a ricomporre i tratti sofferenti e amari di una esistenza ai margini. Complice una mano calda della narrativa, quella appunto della Bonda, presa in prestito dalle sue esperienze giornalistiche, capace di imbastire trame che hanno un senso, mai campate in aria; una penna che brutalmente accarezza personaggi aspri ma dai tratti umani che graffiano e lasciano il segno. Il tutto a fronte di una intrigante capacità nel regalare ambientazioni dove nulla è lasciato al caso. 
Fermo restando che nei suoi libri il lettore può trovare ingredienti che spadroneggiano nella corrente narrativa che arriva dal Grande freddo, seppure edulcorati a uso e costume della sua Polonia, dove è diventata una specie di gloria nazionale per una serie di libri duri e crudi, certamente gratificanti e avvincenti. 


Dalla Polonia alla Sardegna, narrativamente parlando, il passo è breve. Semmai abissali, ferma restando una buona dose comune di tensione psicologica, sono le diversità stilistiche e di contenuti che hanno guidato la mano di Eleonora Carta - rispetto alla collega polacca Katarzyna Bonda - nel dare voce al suo ultimo romanzo, Piani inclinati (Piemme, pagg. 446, euro 17,50), una storia imbastita su un gioco crudele di cui non è dato conoscere le regole. Con due bambini scomparsi nel folto dei boschi in provincia di Olbia e una donna - mentre la paura finisce per attanagliare l’isola - capace di entrare nella mente contorta dei rapitori. 
Eleonora Carta, si diceva, nata a Iglesias il 19 marzo 1974 (dove da quattro anni è fra gli organizzatori della locale Fiera del Libro, Festival letterario del Sud Sardegna), laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Cagliari e primi approcci lavorativi come correttrice di bozze e poi come editor freelance a partire dal 2000. Abbandonata l’idea della carriera forense, avrebbe intrapreso un percorso di studi indipendente in materia storica e antropologica, che l’avrebbe portata a scrivere saggi e a tradurre in italiano “scritti gnostici ed ermetici della tradizione iniziatica occidentale”. Niente paura comunque, caro lettore, la sua scrittura in giallo è piana e garbatamente intrigante, seppure ben orchestrata e mai banale. 
Per la cronaca dal 2011 Eleonora Carta trascorre parte dell’anno a Torino, le cui atmosfere le hanno ispirato la trama del suo primo romanzo, La consistenza dell’acqua, edito nel 2014 dalla Newton Compton. A seguire sarebbe arrivata sugli scaffali con L’imputato, seguito dal saggio Breve storia della letteratura gialla, lavoro vincitore del premio Giuseppe Lippi al festival “La Provincia in giallo”. E ora eccola di nuovo sugli scaffali con un thriller “di grandissima tensione psicologica” ambientato nella sua Sardegna. 
Veniamo allora alla sinossi di Piani inclinati, un titolo non facile seppure deliberatamente inquietante a fronte di un romanzo ben costruito. Per di più il lettore si troverà a confrontarsi con “una lotta contro il tempo in cui nessuno resterà innocente”. Con due bambini scomparsi nel folto dei boschi nel nord della Sardegna, che un solo uomo conosce davvero, mentre una sola donna può entrare nella mente di chi li ha rapiti. E soltanto insieme potranno mettere fine alla scia di paura che attanaglia l’isola. 
Cosa succede è presto detto: nel cuore di un’estate rovente, il caso di Niccolò Solinas, di sette anni, scomparso dalla sua casa di Bortigiadas, in provincia di Olbia, si trasforma in un’indagine per omicidio quando il suo corpo viene ritrovato sulle pendici del Monte Limbara, legato e con tracce evidenti di strangolamento. Il cadavere è stato scoperto da un ispettore della Forestale in perlustrazione, Daniele Fois, un uomo schivo, poco disciplinato, ma grande conoscitore della natura impervia dei luoghi. Per questo, e perché solo con lui la gente del posto pare disposta a confidarsi, viene coi1nvolto nelle indagini. 
Nonostante i tentativi di mantenere il riserbo per guadagnare vantaggio sugli autori del crimine, la notizia della morte del bambino arriva alla stampa e il terrore di una nuova ondata di rapimenti invade la regione. Per questo, dal ministero competente viene subito inviata Linda De Falco, maggiore dei Ros, donna di grande esperienza e preparazione che, appena giunta sul posto, si rende conto della totale inadeguatezza delle forze e delle persone a sua disposizione. Tanto più che, dopo poche ore, viene avvertita della scomparsa di un altro bambino, anche lui di sette anni, anche lui di ottima famiglia. 
Linda è una donna competente, severa, esigente, sofisticata e maniacale sul lavoro, con l’abitudine ad andare oltre le apparenze. Sta di fatto che la sua capacità di leggere fra le pieghe dell’animo umano la porta a fidarsi di un’unica persona tra quelle a sua disposizione: appunto Daniele Fois. I due non potrebbero essere più diversi, ma dovranno unire le loro competenze per fermare la mano che “sta piegando anche gli spiriti più forti”, mettendo fine alla scia di paura che attanaglia l’isola.

(riproduzione riservata)