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La notte che uscimmo dall'euro: e fu l'inizio della catastrofe

In un libro di fantapolitica, ma non più di tanto, Sergio Rizzo delinea i drammatici scenari legati a una simile decisione. Ricordando che se è previsto l’abbandono dell’Unione europea da parte di un Paese, non è invece prevista una procedura analoga per la moneta unica. E il costo sarebbe salatissimo…


24/09/2018

di Massimo Mistero


È uno strano Paese il nostro, dove la burocrazia blocca magari le emergenze mentre una certa politica crea più danni di un tifone tropicale. Non solo blaterando senza tener conto delle conseguenze, ma anche prendendo decisioni avventate, che finiscono per lasciare il segno sulla nostra già malandata economia. E allora immaginatevi, o meglio, lasciatevelo raccontare da uno che la sa lunga, Sergio Rizzo, cosa succederebbe se un bel giorno decidessimo di uscire dall’euro. Ipotesi peraltro accarezzata da più parti negli ultimi tempi, salvo essere usata a mo’ di minaccia per cavalcare i malumori dei cittadini. 
Rizzo, si diceva, attuale vicedirettore di Repubblica, reduce dal ruolo di inviato ed editorialista per il Corriere della Sera e dopo aver lavorato a Milano Finanza, al Mondo e al Giornale. Una penna che sa graffiare e che ha messo al… servizio dei tanti mali tricolori attraverso saggi che hanno fatto discutere e soprattutto hanno riscosso grande successo. Lui che ora torna sugli scaffali con 02.02.2020. La notte che uscimmo dall’euro (Feltrinelli, pagg. 122, euro 13,00), un saggio che graffia in profondità scoperchiando il barile di una ipotesi impossibile. 
Nel senso che “se è previsto l’abbandono dell’Unione europea da parte di un Paese, non è invece prevista una procedura analoga per la moneta unica. E si tratta di accordi sottoscritti, discutibili sin quando si vuole, ma presi da Governi democraticamente eletti”. Con lo scopo iniziale di creare - era il 1950 - un gruppo di nazioni che, attraverso una loro unione, mettessero la parola fine alle guerre che in precedenza avevano distrutto l’Europa intera. 
Ovviamente, tiene a precisare l’autore, “nel mio caso si è trattato di un gioco, ma per molti aspetti un gioco serio, visto che le lezioni della storia non sono servite a nulla. E poi è bene ricordare che molti romanzi nascono trasformando, o meglio, mistificando la realtà. Non è forse vero che il Governo in carica ha venduto, in campagna elettorale, promesse per 110 miliardi di euro, cifra peraltro quantificata dagli esperti di spesa pubblica? Nel mio caso il gioco è stato appunto quello di rifarmi a queste promesse per portarle alle estreme conseguenze: lo sforamento al 7,2 per cento del nostro deficit con conseguenze inimmaginabili”. Già ora, è bene tenerlo presente, “per sanare il nostro rosso di bilancio non sarebbe sufficiente l’intero reddito generato dal Paese in un anno”. 
Ma veniamo al dunque. Come da titolo siamo al due febbraio 2020 e il grande passo è alle porte. Tutto è pronto, con il via libera del grafico incisore che ha avuto dal ministro dell’Economia l’incarico di disegnare le banconote della Nuova Lira, caratterizzate da un punto di verde è perfetto. Così le nuove banconote verranno messe in circolazione a partire dalla mezzanotte. In ossequio al credo popolare sono stati abbandonati i poeti, gli artisti e gli scienziati: al loro posto le immagini degli eroi popolari e i martiri del governo sovranista. 
Il governo è in carica da un anno e mezzo e ormai la maggioranza è costituita da un partito unico, il PSI (Partito Sovranista Italiano), frutto della fusione fra Lega, M5S, Fratelli d’Italia più spezzoni di Forza Italia e della sinistra. Per tener fede alle promesse elettorali il PSI ha scardinato i conti pubblici. Così non c’era altro da fare che andare fino in fondo: uscire dall’euro mettendo in atto il piano B. 
Intanto la speculazione internazionale si stava già preparando e le corazzate finanziarie erano pronte ad affossare la borsa italiana. Così, la mattina del 3 febbraio, la Borsa di Milano apre in calo del 14 per cento. I titoli bancari sono sotto del 30 per cento. Le banche - chiaro il riferimento su quanto era successo in Grecia - hanno chiuso i bancomat, la fuga di capitali è immediata e imponente. L’inflazione comincia a galoppare, al ritmo del 4 per cento a settimana. I tassi d’interesse esplodono, le imprese indebitate dichiarano bancarotta, i mutui vanno alle stelle. Il potere d’acquisto dei salari si riduce del 70 per cento nel primo mese. Non bastasse il governo nazionalizza tutte le industrie di armamenti e l’esercito viene mandato alle frontiere... 
Insomma, il Paese è in ginocchio. L’Italia sembra uscita da un’altra guerra mondiale e il debito pubblico ha fatto default. Si deve fare un decreto per vendere i monumenti agli stranieri. I cinesi comprano il Colosseo per 100 miliardi di euro, la Fontana di Trevi per 10 e tutte le opere della Galleria Borghese per 25. Gli americani acquistano in blocco gli Uffizi per 200 miliardi di dollari. I russi si prendono Pompei in cambio merce: le forniture di gas e petrolio all’Italia per venticinque anni. Ma l’impeto sovranista non si placa... 
Un gioco, lo ripetiamo. Ma sino a un certo punto. Semmai va detto che il breve saggio che abbiamo proposto si legge che è un piacere, grazie a una scrittura semplice e che va dritta al sodo. E non è da tutti, ogni volta che si arriva sugli scaffali, centrare il bersaglio. 
Come abbiamo già avuto modo di annotare su queste stesse colonne, Rizzo è nato a Ivrea il 7 settembre 1956 e si propone come una specie di figlio d’arte in quanto il padre, nativo di Viggianello, in provincia di Potenza, era l’editore e direttore del giornale Politica Bancaria. Lui che in diverse occasioni ha avuto modo di ribadire un suo condivisibile concetto: “Se vogliono fare pace con gli italiani, quanti hanno responsabilità di governo devono farsi carico di una svolta”. Già, ma quale svolta?

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