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La polemica sul Tap e gli strani "giochetti" della politica

Eppure il tema del nostro deficit energetico è sotto gli occhi di tutti


18/12/2017

di Artemisia


L’interruzione per una giornata della fornitura del gas proveniente dalla Russia, a causa di un'esplosione nell'impianto di distribuzione a Baumgarten an der March, in Austria, ha riproposto il tema del deficit energetico e della dipendenza dell’Italia dall’estero. 
Attraverso il gasdotto austriaco transita il 10 per cento della domanda europea di gas naturale, per un volume di circa 40 miliardi di metri cubi l'anno (dati 2015). Gas soprattutto russo, perché la centrale è il terminale del gasdotto di Urengoy-Uzhgorod, che collega la Russia all'Europa passando attraverso l'Ucraina, con una portata potenziale da 140 miliardi di metri cubi l'anno. E da Baumgarten, al cuore di una rete di gasdotti secondari, il gas arriva in Italia, Francia, Germania, Croazia, Slovenia ed Europa orientale. 
Il gestore della rete italiana, Snam, ha fatto sapere che le forniture di gas dalla Russia all'Italia erano temporaneamente interrotte, ma la sicurezza del sistema energetico era stata comunque garantita dagli stoccaggi. 
Il ministero dello Sviluppo economico, dal canto suo ha assicurato che la fornitura di gas ai consumatori italiani è assicurata ma in base al Regolamento europeo e al Piano di emergenza nazionale, ha dichiarato lo stato di emergenza. L’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi ha sottolineato che il gas che arriva in Italia tramite l'hub di Baumgarten "copre poco più del 30% del fabbisogno italiano. E di questo Eni ha l'80%”. 
A questa emergenza, quindi, si è fatto fronte ma ha riproposto il tema della fragilità del sistema che si risolve solo con una diversificazione degli approvvigionamenti. E il gasdotto Tap serve proprio a questo ma in modo miope è ostacolato dalla Regione Puglia insieme agli ambientalisti. Il TAR del Lazio ha respinto il ricorso della Regione contro il ministero dell'Ambiente per i lavori di costruzione del gasdotto e il Governatore della Puglia, Michele Emiliano è partito lancia in resta contro il ministro dello Sviluppo economico, Calenda che, a suo dire, pecca di superficialità e “non è un uomo che medita". 
La replica del ministro non si è fatta attendere: “dire che sostengo il Tap per favorire le lobby e trovarmi un posto di lavoro è infantile e volgare ma tutto sommato innocuo, dire che il cantiere è uguale ad Auschwitz è grave e irrispettoso. Cerca di rientrare nei limiti di un confronto civile". Il tema della dipendenza energetica dell’Italia è quindi tornato alla ribalta. Importiamo il 76% dell’energia che consumiamo. Dato a cui contribuiscono fattori come la scarsità di giacimenti di combustibili nel nostro territorio e la rinuncia al nucleare. Il ‘deficit’ italiano è più evidente proprio per il gas: importiamo il 90% del nostro fabbisogno per la produzione di energia elettrica, l’industria, il riscaldamento e il trasporto. 
A questa dipendenza si aggiunge la fragilità delle infrastrutture. Se dipendiamo troppo da un gasdotto, se ne può costruire un altro che porta il gas da un altro Paese. E qui si arriva al Tap (Trans Adriatic Pipeline), la conduttura che collegherà l’Italia all’Azerbaijan e che è al centro delle polemiche di cui abbiamo parlato ma che è quanto mai strategico.

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