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La "ragionevole paura" di Scott Pratt e il "tempo da lupi" di Corrado Pelagotti

Per i tipi della Fanucci due uscite, nelle collane TimeCrime e NeroItaliano, impregnate di suspense, psicologia e destini incrociati


25/02/2019

di Catone Assori


Fanucci editore continua a sorprendere - a quarantotto anni dalla sua fondazione per mano del rimpianto Renato, azienda ora guidata con mano salda dal figlio Sergio - per la sua vivacità intellettuale, la capacità di dare voce a penne di un certo peso, l’abilità nello scovare nuove proposte. Puntando dapprima sulla letteratura fantastica per poi diventare un punto di riferimento per la narrativa di genere, fantascienza e horror compresi. Pubblicando autori come H.P. Lovecraft, Isaac Asimov, Paul Anderson e Jack Vance, oltre a nuovi maestri, fra i quali ricordiamo Neil Gaiman, Andreas Eschbach, K.W. Jeter, Octavia Butler, Iain M. Banks e Doris Lessing, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 2007. Per non parlare di Philip K. Dick, autore di romanzi cult - da Blade Runner a Minority Report - peraltro travasati sul grande schermo. 
Una strada che via via si è arricchita di altri bravi autori, come peraltro confermato dalle recenti uscite di Una ragionevole paura (collana TimeCrime, pagg. 216, euro 12,90, traduzione di Raffaella Cesarini), firmato dallo scrittore indipendente a stelle e strisce Scott Pratt, e di Tempo da lupi (collana NeroItaliano, pagg. 324, euro 13,00), uscito dalla penna dell’esordiente spezzino Corrado Pelagotti. Due romanzi, sia pure supportati da storie molte diverse, che meritano attenzione. 
Vediamo allora di parlarne. Scott Pratt, al cui attivo figurano oltre due milioni di copie vendute e del quale Fanucci ha già pubblicato Un cliente innocente, In buona fede e Ingiustizia totale (tre romanzi che fanno parte della serie dedicata a Joe Dillard), è nato nel 1956 a South Haven, nel Michigan. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università del Tennessee (città dove vive con la moglie Kristy e quattro cani), ha lavorato per diversi anni come avvocato prima di dedicarsi, visti i risultati ottenuti, alla scrittura a tempo pieno. 
Ed è ancora una volta l’ex avvocato Joe Dillard, diventato procuratore distrettuale, a tenere la scena in Una ragionevole paura, una storia incentrata su tre misteriosi omicidi sui quali indaga appunto Dillard, un personaggio che si racconta in prima persona: “Quando scelsero per me questo nome, Lyndon Johnson era a capo della Casa Bianca e Robert McNamara (affiancato dai suoi falchi) era a capo della politica estera Usa. E mio padre, che coltivava tabacco nella contea di Unicoi, fu una vittima di quei falchi”. In altre parole “venne chiamato alle armi e spedito in Vietnam. Lui che incontrò mia madre e mia sorella, ancora piccolissima, durante una licenza alle Hawaii, sei settimane prima di rimanere ucciso. E fu durante quella vacanza che venni concepito. Quindi non l’ho mai conosciuto. Ma dalle foto che io sia suo figlio è fuor di dubbio”. 
Come si noterà, la bravura di Pratt si delinea subito nel tratteggiare il suo protagonista, un omaccione alto più di un metro e novanta che a 43 anni occupa il ruolo di procuratore distrettuale generale su quattro contee del Nordest dello Stato del Tennessee; una figura inserita in un contesto credibile, dove fatti e misfatti della vita si incrociano e si scontrano. Un uomo di legge che - ne abbiamo già accennato - ogni volta che sta per prendere parte a un’udienza “sente aleggiare come una nebbia un familiare senso di paura”. Forse perché l’aula è frequentata da truffatori, ubriaconi, ladri, spacciatori, stupratori e, ovviamente, anche assassini. 
Come nel nostro caso, che vede Dillard indagare su un caso molto delicato che ha sconvolto la comunità di Johnson City, dove le acque del lago Boone hanno restituito i cadaveri di tre giovani donne. Sembrerebbe un ordinario, per quanto efferato, caso di pluriomicidio, se non fosse che il principale indiziato è uno degli uomini più ricchi e potenti dello Stato. La qual cosa complica dannatamente le cose. 
“Fin dalle prime indagini Dillard capisce che il suo avversario è più pericoloso di un semplice omicida. Si tratta infatti di uomo in grado di poter cambiare, con il denaro e l’influenza politica, il corso della Giustizia. E addentrarsi in un’indagine così scomoda e rischiosa, per lui significa mettere in pericolo la sua stessa vita e quella dei suoi cari. Ma sino a che punto potrà muoversi senza rischiare gravi conseguenze? Rispettare sempre e comunque la legge, lo metterà al riparo da chi minaccia la sua famiglia? Joe Dillard sa bene che la vita di molte persone dipenderà da quello che riuscirà a dimostrare...”. 
In sintesi: una storia che si legge che è un piacere, anche se sarebbe stato gradito un corpo tipografico maggiore (mancanza giustificata, così riteniamo, dal basso prezzo di copertina); una trama che corre ad alta velocità sul sottile crinale che separa la legge dal crimine; personaggi ben tratteggiati all’insegna della credibilità. Il tutto a fronte di un finale ben orchestrato.

Il secondo consiglio per gli acquisti - come anticipato - è il romanzo firmato dall’esordiente Corrado Pelagotti, un manager prestato alla narrativa, che ha imbastito un quasi thriller - il citato Tempo da lupi - “incisivo e scattante”, dal ritmo sostenuto, dove nulla è quello che sembra. Una storia che debutta sulla base di toni smorzati, a fronte di un incipit senza particolari sussulti che, di colpo, si conclude con una riga e mezzo di graffiante violenza: “Tutto era pronto, non c’era più tempo. Era arrivato il momento di uccidere”. In altre parole il lettore viene catapultato immediatamente nel cuore dell’intreccio narrativo. 
Come da trama la vicenda è ambientata in una campagna senese impregnata di pioggia, mentre il buio della sera si insinua simbolicamente fra le pieghe dei fatti e dell’umore dei protagonisti. Insomma, è un tempaccio da lupi, “adatto ai predatori, quello in cui, nel piccolo comune di Pontebosio, si incrociano i destini di tre individui”: un assassino che si muove nell’oscurità con il preciso scopo di uccidere, un rappresentante di commercio (con un pesante divorzio alle spalle) in trasferta per una convention aziendale e uno zelante ispettore di polizia (segnato da delusioni familiari e professionali) sulle tracce di una donna sparita nel nulla, forse vittima dello spietato killer del foulard di seta
Il timore è che il delitto nella contrada senese della Giraffa e un tentato omicidio nel borgo vicino di Montalcino abbiano gettato un’insolita ombra di terrore sulla tranquilla provincia toscana. E i tre citati individui, tra loro lontanissimi, si ritroveranno uniti - appunto sotto un diluvio d’acqua, tra imprevisti ed equivoci inimmaginabili - fino a una resa dei conti sorprendente e inattesa. Perché uccidere non era poi così difficile. Semmai difficile era salvarsi in questo guazzabuglio di persone scomparse, morti ammazzati, inseguimenti, indagini e destini incrociati. 
Il tutto a fronte di un quadro narrativo ben strutturato, che non lascia nulla al caso. La qual cosa non manca di sorprendere nella prima volta di un autore di quasi 58 anni, che peraltro dimostra di saperci fare. Pelagotti è infatti nato a La Spezia nel 1961 e ha lavorato per 25 anni a Milano come manager in importanti società di brokeraggio assicurativo. Ma da un po’ di tempo a questa parte ha deciso di “condividere la filosofia del downshifting (un neologismo che si rapporta con la semplicità volontaria nel mondo del lavoro), scegliendo uno stile di vita meno stressante e regalando più attenzione alle sue passioni: leggere e dipingere. Così la sua vita ora si snoda fra Milano e la città natale in compagnia della moglie e di… tre gatti.

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