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Sulle ali di “Via col vento”, l’indimenticabile affresco storico che si dipana fra schiavitù e dolce vita, guerra e miseria

Torna sugli scaffali il capolavoro di Margaret Mitchell, proposto dalla Neri Pozza all’insegna di una nuova traduzione volta a ripristinare la versione originale del romanzo. Con diverse curiosità al seguito


24/02/2020

di Valentina Zirpoli


Via col vento, il classico senza tempo firmato nel 1936 dalla giornalista a stelle e strisce Margaret Mitchell, torna nelle nostre librerie a fronte di una nuova traduzione (quella dell’affiatata coppia composta da Annamaria Biavasco e Valentina Guani, costrette a una faticata lunga ben dieci mesi) che - seguendo il costume dei nostri tempi - lascia in originale i nomi dei personaggi, delle istituzioni e dei toponimi, oltre a utilizzare termini inglesi ormai ampiamente diffusi anche in italiano. E soprattutto “introduce un radicale e importante cambiamento nel modo di parlare degli schiavi che, nelle precedenti traduzioni, sfiorava il grottesco”. 
A farsi carico di questa nuova edizione è stata la Neri Pozza, che ha dato alle stampe un corposo tomo di 1.194 pagine proposto al prezzo di 25 euro, peraltro arricchito da una ricca introduzione firmata da Mariarosa Mancuso, autrice, traduttrice e giornalista. Introduzione nella quale viene riportato il percorso editoriale di questo libro, che ha monopolizzato - strada facendo - la storia della letteratura mondiale. Un romanzo nostalgicamente “sudista” che era valso all’autrice, l’anno successivo alla sua pubblicazione, il Premio Pulitzer, e nel 1938 la candidatura al premio Nobel. Un lavoro che, approdato sugli scaffali statunitensi, vendette 180mila copie nelle prime quattro settimane, arrivando al milione nel giro dei primi sei mesi, per poi attestarsi a quota trenta milioni a fronte di traduzioni in 37 lingue. 
Un bestseller che nel 1939 venne travasato sul grande schermo con lo stesso titolo, con l’interpretazione di Clark Gable, Vivien Leigh, Leslie Howard, Hattier McDaniel, Olivia De Havilland e la regia di Victor Fleming. Un film a sua volta intramontabile che vinse otto Oscar vinti, più uno speciale per l’uso del colore e un altro per i prodigi tecnici, che strada facendo avrebbe incassato quasi quattro miliardi di dollari. Più di Avatar e Titanic. Insomma, il più grande successo della filmografia di tutti i tempi. 
Per la cronaca Via col vento, un romanzo che ha segnato l’immaginario di molti, si propone come l’opera pressoché unica di Margaret Mitchell, nata ad Atlanta nel 1900 e morta il 16 agosto 1949, quindi a soli 49 anni, dopo essere stata investita cinque giorni prima da un tassista ubriaco fuori servizio, che guidava contromano, mentre attraversava un incrocio per andare al cinema. 
Per la cronaca Margaret - che sin da piccola aveva coltivato la passione per la scrittura (a undici anni aveva già una sua casa editrice, la Urchin Publishing) - aveva interrotto gli studi di Medicina a seguito della morte della madre, colpita dalla Spagnola, per essere assunta come giornalista all’Atlanta Journal Magazine. E mentre lavorava in redazione si era dedicata alla scrittura e riscrittura in gran segreto (si contano una decina di stesure) di quello che sarebbe diventato uno dei più grande bestseller della storia della narrativa. E quando la celebrità diventò per lei un peso, con i fan che la perseguitavano al telefono o l’aspettavano sotto casa, giurò che non avrebbe più scritto una riga. 
La storia di Via col vento inizia nel 1861, quando la Guerra di Secessione sembrava, nel profondo Sud degli Stati Uniti, “soltanto un’ombra sul barbecue del pomeriggio, ma anche una buona scusa perché uno dei gemelli Tarlerton abbandonasse l’Università”. Non a caso la vicenda raccontata dalla Mitchell (che attinse informazioni dai racconti dei veterani di guerra - alcuni dei quali vennero invitati alla prima del film - in quanto voleva che ogni dettaglio del suo libro fosse storicamente corretto) si propone alla stregua di “un potente affresco storico-melodrammatico, che unisce alle vicende dei protagonisti la tragica realtà della storia americana”. Vista ovviamente dalla parte degli orgogliosi sudisti. 
In altre parole la Mitchell ha prestato la sua brillante penna per dare voce alla gente del Sud, giocando sulle nostalgie per la dolce vita, per le loro buone maniere, per le ricchezze generate dalla coltivazione del cotone, per il ruolo degli schiavi. Ferma restando la condanna della guerra, che diventa quasi epica nell’incendio di Atlanta, seguita da un quotidiano zeppo di morti, di miseria, di sacrifici, di vendette. Per non parlare delle razzie degli yankee nelle case abbandonate, il loro comportamento violento, la faticosa ricerca di una normalità lontana anni luce… 
In tale ambito una delle critiche mosse al libro e al film riguarda il tentativo, peraltro riuscito, di appoggiare i valori di quel mondo che era scomparso durante la guerra civile, ammantando la storia di un alone mitico e indubbiamente romantico. Sta di fatto che Via col vento rappresenta - in senso lato - la nostalgia per tutto ciò che è perduto e la difficoltà di vivere la nuova realtà, giocata attraverso l’intreccio amoroso dei protagonisti. 
In ogni caso “la complessità tematica del romanzo e la costruzione a tutto tondo dei personaggi non hanno appesantito il racconto” che, malgrado la mole, ha conquistato e continua a conquistare milioni di lettori in tutto il mondo. Ferma restando una trama avvincente, caratterizzata da colpi di scena, rovesci di fortuna e da una appassionata storia d’amore. Oltre che da una straordinaria protagonista: Scarlett O’Hara, la viziata e volubile ereditiera della grande piantagione di Tara, la quale, contando solo sulle sue forze, dovrà cavarsela mentre l’esercito nordista avanza brutalmente in Georgia. 
Una donna bellissima ma viziata, Scarlertt (o Rossella, come da versione cinematografica o in quella legata alla prima traduzione), che si rimbocca le maniche giurando - mentre stringe un pugno di terra - che non avrebbe mai più sofferto la fame. E che in chiusura di romanzo, alle prese con l’abbandono del “suo” Rhett Butler, giura a se stessa: Domani troverò il modo per farlo tornare. Dopotutto, domani è un altro giorno.

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