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La rinascita post-pandemia diventa più “green”: pronti investimenti per 1.200 miliardi

Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, in fase di approvazione da parte della Commissione Ue, finanzierà nei prossimi 10 anni progetti di efficienza energetica, energie rinnovabili, mobilità sostenibile ed economia circolare. A colloquio con Evarist Granata, amministratore delegato di Acp Sgr


04/05/2020

di Tancredi Re


Evarist Granata

L’Organizzazione mondiale della sanità, nel The World Health Report lanciato nel 2007, dichiarava che una delle più grandi conseguenze del cambiamento climatico sarebbe stata l’alterazione dei processi di trasmissione delle malattie infettive. Oggi l’intera popolazione mondiale sta pagando i devastanti effetti di questi fenomeni, confermati anche da recenti studi scientifici. 
La ricerca dell’Università di Harvard, guidata dall’italiana Francesca Dominici, ha analizzato l’inquinamento atmosferico e i decessi da Covid-19, la malattia causata dal virus SARS-CoV-2 in diverse aree degli Stati Uniti. Evidenziando, su basi statistiche robuste, una stretta correlazione tra l’aumento di polveri sottili PM10 e specialmente del particolato fine (ovvero particelle di natura organica o inorganica inferiore a 2,5 micrometri) che, inalate, possono raggiungere i bronchi e il tasso di mortalità da Coronavirus. 
Anche l’attuale situazione del Nord Italia è stata oggetto di alcuni studi accademici, che hanno individuato nell’inquinamento atmosferico da polveri fini PM 10 uno dei fattori che ha contribuito all’aumento della mortalità nelle provincie lombarde, piemontesi, ed emiliane più colpite, aree storicamente considerate tra le più inquinate d’Europa. 
Superata l’emergenza sanitaria provocata dalla pandemia, occorrerà rilanciare le economie debilitate dal lockdown deciso dagli Stati per arginare la propagazione del virus in attesa della messa a punto di un farmaco antivirale o di un vaccino. Una sfida duplice perché, oltre a ricostituire il sistema produttivo, servirà a dare nuovo impulso alle politiche per riplasmare le economie ed avviarle verso un modello sostenibile e compatibile con il cambiamento climatico in corso. 
Ne parliamo in questa intervista con Evarist Granata, amministratore delegato di ACP Sgr e membro del comitato debito privato dell’Associazione italiana degli investitori in capitale di rischio (AIFI).

Quella ambientale è una sfida importante e decisiva per tutto il mondo che riguarda da vicino il Vecchio Continente? 
Oggi giustamente l’attenzione dei Governi e dell’Unione Europea è concentrata sull’emergenza sanitaria e sul supporto ad imprese e lavoratori. Tuttavia è doveroso riflettere su una visione a medio-lungo termine, che pensi al rilancio economico e sociale, trasformando un grande problema in una concreta opportunità di radicale cambiamento: accelerare una rivoluzione sostenibile del terzo millennio, supportata dalla ricerca scientifica, dalle tecnologie digitali e dalla finanza verde, che mettano il clima e l’ambiente quali fondamenti per migliorare il mondo e la salute delle persone. Ma per raggiungere questo ambizioso obiettivo occorrono risorse finanziarie eccezionali che già in parte sono state stanziate fino al 2030 nell’European Green Deal(circa 1.000 miliardi di euro)approvato a gennaio 2020 dalla Commissione Europea con il supporto della Banca europea degli investimenti.

L’Italia, che ha pagato un prezzo elevato a questa pandemia sia per la perdita di vite umane sia per la caduta in recessione della propria economia, da dove potrà ricominciare? 
Su questo fronte, l’Italia dispone già di un potente strumento di azione: il Piano nazionale integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) in fase di approvazione da parte della Commissione Europea in grado di mobilitare nei prossimi dieci anni circa 1.200 miliardi di euro di nuovi investimenti nel nostro Paese per la transizione energetica ed ambientale in progetti di efficienza energetica, rinnovabili distribuite, mobilità sostenibile ed economia circolare. 

Come si declina un piano di investimenti di così grande respiro? 
Un tale shock di investimenti sostenibili con una media di più di 100 miliardi di euro all’anno (circa 7% del Pil nazionale) in infrastrutture green segnerebbe una forte discontinuità rispetto al passato e contribuirebbe ad una crescita reale con impatti economici e ambientali eccezionali sull’intero indotto produttivo: la nascita distart-up innovative (green tech), servizi pubblici locali più virtuosi (smart cities), patrimonio immobiliare più sostenibile (smart buildings), maggiore competitività delle aziende nei nostri settori industriali strategici riducendo la stretta dipendenza energetica dalle fonti fossili (carbon neutral).

È possibile stimolare il mercato dei capitali ed il risparmio privato e coinvolgerlo nella transizione dell’economia verso un modello sostenibile? 
Sì. Dal punto di vista del mercato dei capitali sarà determinante implementare un piano straordinario di sustainable funding con importanti stimoli fiscali a favore del risparmio. In questo contesto gli asset manager italiani con expertise specifica nei real asset, cioè a dire negli asset immobiliari, dovranno necessariamente giocare un ruolo determinante, attraverso l’offerta di nuovi strumenti di finanza alternativa (equity e debito) per attrarre capitali privati a lungo termine su investimenti sostenibili illiquidi con maggiore resilienza ai rischi di mercato – in parte ridotti tramite garanzie di Stato - minore volatilità, minore assorbimento di capitale, e con un misurabile impatto anche sui criteri di natura ambientale e sociale (ESG). Oggi, ancor più di prima, il fintech consentirà una gestione e un monitoraggio dei rischi sia finanziari che ambientali in modo molto efficiente anche negli asset alternativi illiquidi destinati a finanziare un crescente e diversificato numero di progetti compatibili con l’ambiente.

C’è dunque la possibilità di creare opportunità di investimenti verdi? 
Sì. Investire nei real asset green in Italia rappresenterà un’opportunità per gli investitori professionali di lungo periodo che potranno beneficiare di portafogli con profili rischio-rendimento più prudenti e contribuire concretamente al rilancio economico del Paese vincendo questa grande sfida in modo più responsabile e sostenibile.

 

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