Share |

La scuola risulta vincente anche nell’emergenza con la didattica a… distanza

Secondo il direttore editoriale di Mondadori Education, Aaron Buttarelli, il corpo docente ha vinto la sfida del cambiamento di metodologia. Il digital divide e la mancanza di feed-back le maggiori criticità. Il blended learning è il modello migliore, ma per realizzarlo servirà l’impegno di tutti gli attori


25/05/2020

di Tancredi Re


Aaron Buttarelli

La didattica a distanza, imposta più che scelta dall’emergenza sanitaria da Covid-19, è stata nel suo insieme un’esperienza positiva. L’anno scolastico che sta per finire, uno tra i più sofferti dal Secondo dopoguerra, offre il destro per fare alcune riflessioni sul modello della didattica a distanza: punti di forza e punti di debolezza, su come gli attori (Stato, docenti, editori) lo hanno vissuto e affrontato, sulle sue prospettive di sviluppo e su come si prepara il contesto negli anni a venire. 
Intervistato da Economia Italiana.it, Aaron Buttarelli, direttore editoriale di Mondadori Education, società del gruppo Mondadori specializzata in editoria scolastica e varia education (dizionari, formazione, università) ritiene che il corpo docente del Paese costretto a misurarsi in una sfida, quella dell’insegnamento a distanza, abbia lavorato bene, sebbene la didattica online abbia palesato almeno due criticità: l’aumento del divario tra coloro che hanno la possibilità di usufruire della didattica a distanza, perché sono dotati di Pc o tablet, e chi questa possibilità ancora non ce l’ha e la difficoltà per la mancanza del feed-back, cioè del riscontro immediato con gli scolari da parte degli insegnanti. 
Nonostante tutto, Buttarelli (storico contemporaneista, si è occupato di movimenti sindacali e riformismo cattolico e ha diretto la casa editrice Loescher dal 1996 prima di approdare a Mondadori) è positivo sia sulle capacità del corpo docente, sia della scuola nel suo insieme di proseguire il percorso intrapreso per raggiungere un modello di didattica “misto”, di blendedle arning, in cui sia prevista la compresenza di metodologie differenti a seconda che la lezione si svolga in classe, in presenza, o a casa, oppure ancora a distanza, online. Che è poi quello che propone e per cui lavora la Casa Editrice Mondadori, “a condizione, però” - avverte Buttarelli - “che ogni attore faccia fino in fondo la propria parte: Stato, scuole, famiglie e docenti”.

Nella vostra esperienza i docenti come hanno reagito nel complesso all’improvvisa accelerazione tecnologica imposta dall’emergenza sanitaria Covid-19? 
Direi che, nell’insieme, hanno reagito bene, con grande spirito di servizio, pur in uno stato di necessità. Difficilmente avrebbero potuto fare diversamente, ma la reazione giudico che sia stata per certi versi inaspettata e sorprendente. A ben vedere, il sistema-scuola ci ha abituato, soprattutto in momenti di crisi o discontinuità, a reazioni generose, compiendo sempre un passo avanti. Con tutto ciò, non sono mancati momenti critici che andranno rischiarati e risolti nei prossimi mesi. 

Vista dai docenti questa esperienza è apparsa un po’ traumatica, tuttavia imprime un’accelerazione ai processi di ammodernamento dell’insegnamento mediante l’introduzione nella scuola di metodologie e strumenti innovativi per il trasferimento delle conoscenze. Non trova? 
Sono d’accordo. L’esperienza presenta luci e ombre; il percorso non è lineare e potremmo assistere a fenomeni di riflusso e arretramento. Per quanto riguarda la transizione verso l’insegnamento che si appoggi anche sulle tecnologie, il modello che come Casa editrice abbiamo in mente è quello “misto”, di blended learning, in cui sia prevista la compresenza di metodologie differenti a seconda che la lezione si svolga in classe, in presenza, o a casa, oppure ancora a distanza, online. La cosiddetta didattica a distanza (DAD) non è l’approdo che noi auspichiamo. 
In generale, gli insegnanti hanno espresso un forte bisogno di formazione e la domanda ha, in qualche modo, consolidato un fenomeno in atto da qualche anno, ovvero quello della lenta trasformazione delle case editrici in luoghi in cui non si progettano solo contenuti per l’insegnamento-apprendimento, ma vere e proprie agenzie formative, centri di erogazione di servizi. Per fare un esempio, i webinar organizzati in questi mesi da Mondadori Education sui temi dell’innovazione digitale, sulla valutazione a distanza hanno coinvolto decine di migliaia di insegnanti.

Quali strumenti offre agli insegnanti Mondadori Education per la fase più delicata dell’insegnamento non in presenza, cioè il momento della verifica, della valutazione e degli esami di Stato? 
Gli strumenti messi in campo dall’Editrice sono diversi, nella logica di accompagnamento costante che non si limiti al breve periodo ma guardi un po’ più in là. Il primo tipo di intervento è stato quello dell’erogazione di contenuti digitali ai docenti appartenenti ai diversi segmenti scolastici (scuola primaria e secondaria, di primo e secondo grado). In tal modo abbiamo reso possibili la progettazione e la costruzione di lezioni erogabili a distanza. Il secondo tipo di intervento si è concentrato sul nodo delicato della valutazione, fornendo contenuti (verifiche, mappe, video …) e strumenti; in particolare, mettendo a disposizione la nostra piattaforma Hub Scuola al cui interno vi è un modulo (HUB Test) finalizzato alla costruzione, alla somministrazione e alla correzione dei test. Infine, un terzo livello, quello del servizio formativo. È l’attività incentrata sui webinar cui mi riferivo prima. 
In queste ore, poi, stiamo accompagnando il percorso che porterà all’esame di Stato, anche in questo caso erogando contenuti e tracce di lavoro utili a docenti e studenti. Ma non ci fermiamo qui: abbiamo già iniziato a pensare ai bisogni della scuola alla riapertura settembrina. Insomma, come operatori professionali abbiamo il compito di ragionare in termini prospettici.

Come cambiano in questa modalità i modi di verificare e di valutare la preparazione dei ragazzi? Quali sono i criteri che l’insegnante dovrà adottare? Quali le maggiori difficoltà? 
È una domanda importante che tocca nodi cruciali. L’insegnamento ibrido in qualche modo impone o suggerisce problemi di valutazione diversi da quelli riscontrabili nella didattica in presenza. La transizione da un modello di valutazione oggettivo basato su verifiche scritte, compiti in classe e interrogazioni, a modelli di verifica che i tecnici chiamano “verifica formativa”, basata, per esempio, sull’assegnazione di compiti/problemi che lo studente svolge in autonomia o in modo collaborativo con i propri compagni (anche a distanza) e che prevede diverse fasi: di analisi e interpretazione, di esplorazione (attingendo alle risorse presenti nel suo libro di testo ma non solo) e, infine, di restituzione di un elaborato, spesso sotto forma di una presentazione multimediale. 
Lei mi chiedeva anche delle difficoltà. Le difficoltà sono rappresentate dal fatto che il 24% delle famiglie italiane non ha connessione Internet, un milione di studenti non ha un dispositivo: tablet o Pc. Queste sono lacune che rendono problematico poter svolgere didattica a distanza. C’è grande diseguaglianza tra chi può accedere a questi dispositivi elettronici e può navigare in Internet e chi non ha niente di tutto questo.

È il digital divide che spetterà allo Stato colmare il più presto possibile? 
Sì, allo Stato sicuramente, per gli spazi di insegnamento e la fornitura di strumenti di lavoro. Di contro anche i docenti e i professionisti del settore dovranno favorire il sistema ad evolvere verso modelli di insegnamento che non siano solo trasmissivi, frontali ma anche “blended”, misti. Quindi, complessivamente, tutti devono collaborare.

La didattica a distanza cambia radicalmente il processo di insegnamento e apprendimento che ha caratterizzato la scuola fino a oggi. Che cosa secondo lei rimarrà quando la situazione tornerà alla normalità? Quali sono i pregi e i difetti della didattica a distanza? 
Sebbene siano passati circa tre mesi, possiamo cominciare a tracciare un primo bilancio di questa esperienza. Primo elemento critico, il vero tallone di Achille, è che invece di ridurre le situazioni di disagio o di arretramento, la didattica a distanza acuisce il divario. E’ per quello che una didattica pensata solo da remoto non basta, occorre anche prevedere momenti di condivisione e di esperienza del lavoro in classe. 
L’altro aspetto critico è che la didattica a distanza impedisce quel momento fondamentale dell’insegnamento che è il feed-back immediato dell’insegnante. Cosa resterà? Intanto il corpo docente in questi ultimi anni è cambiato molto, c’è stata la fuoriuscita di docenti andati in pensione e sostituiti da docenti più giovani, capaci di far uso delle nuove tecnologie applicate alla didattica. Ci sarà un’accelerazione per tutti verso modelli più moderni e innovativi che superi il modello della lezione frontale.

Potremmo concludere con il vecchio adagio “Non tutto il male vien per nuocere”: da questa emergenza può uscire fuori una scuola migliore rafforzata nei suoi presidi e metodi e quindi più al passo con i tempi e le esigenze di una formazione efficace? 
Sì, sono d’accordo. Occorre, però, che ogni attore faccia la propria parte. Lo Stato, i docenti, le famiglie degli scolari, e le case editrici. Sono positivo sui docenti. Se si mette il corpo docente in condizione di lavorare, le possibilità di crescere e andare avanti ci sono.

(riproduzione riservata)