Share |

La "sinistra" dei kamikaze sta creando il nuovo duce

Si accettano scomesse: entro un anno Matteo Salvini sarà investito di pieni poteri? 


27/08/2018

di Sandro Vacchi


C'erano una volta un partito, un'ideologia, un afflato quasi mistico, una tensione verso la giustizia sociale. La nomenklatura di quel partito era intelligente, preparata da anni di guerra, di lotta partigiana, anche di confino; era maestra ineguagliabile di strategia volta alla conquista delle coscienze e del potere, e di tattica applicata nel quotidiano esercizio della politica. Quel partito arrivò per un istante a superare di un pelo l'eterna Democrazia Cristiana. 
Oggi non è neppure l'ombra di sé stesso, sgretolato da un morbo che ha autoalimentato con la supponenza, la protervia, la puzza sotto il naso proprie degli ignoranti al cubo. I risultati che ha ottenuto sono tre, tutti fatali: lo sgretolamento del partito stesso, la sua inarrestabile perdita di credibilità popolare ed elettorale a vantaggio degli avversari, la creazione di nuovi e bellicosi soggetti politici che ne hanno occupato rapidamente il posto e che si stanno impadronendo dell'Italia. 
Accetto scommesse: entro un anno Matteo Salvini sarà dittatore del Paese. Dittatore nel senso latino, dictator, politico investito di pieni poteri nei momenti fatali. Il bello è che il Partito dei Dementi, che ha come sigla PD, non se ne rende conto e, giorno dopo giorno, continua a farne un eroe popolarissimo sempre più apprezzato anche dai suoi elettori. Che, infatti, divorziano in massa dalla bandiera rossa e accorrono sotto quella verde della Lega. Non se ne può più dell'immigrazione clandestina, per i motivi detti sino allo sfinimento, e che cosa fa la sinistra (si fa per dire) dei salotti in discesa libera, che pure dispone di tutti i megafoni e di quasi tutti i mass media d'Italia, pagati anche dagli oppositori? Esulta perché il ministro dell'Interno viene indagato: per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio. E con lui il suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi, già in servizio alla Prefettura di Bologna. 
INDAGATO? UNA MEDAGLIA - La vicenda è quella della nave “Diciotti” bloccata per giorni con 150 persone a bordo, in gran parte eritree, nel porto di Catania. All'inizio la magistratura, osannata dal rincretinito partito di cui Gramsci e Togliatti si vergognerebbero, voleva aprire un'indagine contro ignoti. E già, Salvini non lo conosce nessuno: peccato che sia il politico italiano con i maggiori consensi. 
Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, è salito a bordo ben protetto da mascherina e guanti di gomma, come Laura Boldrini, altri politici in via di rottamazione e sindacalisti della Cgil che si sono rottamati da soli dopo aver consentito il massacro della classe operaia italiana. Evidentemente hanno ribrezzo degli eritrei imbarcati, diversi dei quali portatori di scabbia, tubercolosi e regali simili per l'Italia, che li dovrebbe curare, farsene carico, trovargli un lavoro se possibile, altrimenti assicurargli vitto e alloggio, asili, scuole, assistenza sanitaria e paghetta giornaliera. 
Quanti italiani sono d'accordo con questa prospettiva, al punto in cui siamo arrivati? Diciamo il 10 per cento? E quanti, invece, pestano i piedi? Tutti gli altri. Salvini lo sa benissimo. Non è un genio, lo sa lui per primo, ma un uomo stupefatto come se il suo Milan malandato avesse sconfitto il Real Madrid in finale di Champions League. E' meravigliato dalla pochezza e dall'improntitudine degli avversari, i quali stanno facendo di lui un novello Taillerand, un Napoleone venerato dai suoi soldati. E presto un Mussolini con poteri pressoché assoluti. 
Chi, indagato per sequestro di persona come un malavitoso dell'Aspromonte, oserebbe salire su un palco ed esibire l'accusa come una medaglia al valore? «Sono qui. Vengano a prendermi, li aspetto a braccia aperte», ha tuonato raccogliendo un altro tuono di esaltazione. Sa perfettamente di essere l'uomo più potente d'Italia, il più seguito, il più apprezzato. «Possono arrestare me, ma non la voglia di cambiare di sessanta milioni di italiani», dice. Come dargli torto? «L'Europa, anche in questo caso, ha dimostrato di essere una schifezza che non merita i nostri soldi». Come ridargli torto? «Un ponte è crollato facendo 43 morti e non c'è nessun indagato. Invece accusano un ministro che difende i confini dello Stato». Come dargli ancora torto? 
SCAFISTI SULLA NAVE - Poi il colpo di teatro, mentre il “martire” lombardo veniva subissato di ovazioni. Gli eritrei della nave “Diciotti” li accoglieranno l'Irlanda, unico Stato dell'Unione Europea che ha accettato di farlo; l'Albania, che 25 anni fa spedì da noi decine di migliaia di profughi; e – udite, udite! - il Vaticano, che si farà carico dei tre quarti dei poveracci. Quel Vaticano che vede in Salvini il diavolo, letteralmente, e che nessuno era mai riuscito a smuovere affinché dalle prediche papa Francesco passasse finalmente ai fatti, ospitando i non meglio identificati traversatori del Mediterraneo approdati a centinaia di migliaia in Italia negli ultimi anni: nell'indifferenza ipocrita dell'Unione Europea, nel plauso altrettanto ipocrita della sinistra danarosa, che però a Capalbio non ne ha voluto nemmeno uno, e nella rabbia – per ora soltanto verbale – della stragrande maggioranza degli italiani. 
La fortuna aiuta gli audaci? Allora Salvini, che spiazza gli alleati e mette spavento ai nemici, di fortuna ne ha da vendere. Mentre si risolveva il caso “Diciotti”, ecco fermati quattro personaggi che si trovavano sulla nave, tre egiziani e un bengalese. Le accuse: associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, violenza sessuale e procurato ingresso illecito. 
Immigrazione clandestina? Ma fino a qualche mese fa non c'era, e non c'è ancora, chi sosteneva come non esistessero clandestini? E che l'Italia dovesse accogliere tutti i poveri cristi e anche i delinquenti dispersi in mare? E l'ingresso illecito? Ditelo alla Boldrini e alle sue prèfiche della brigata dei piagnoni che esistono ingressi illeciti in Italia. A condimento degli arresti, due stupri di italiane commessi da africani, uno dei quali ai danni di una ragazzina di quindici anni. 
Il “genio” di Salvini è tutto qui: aspettare che i suoi nemici stupidamente inconcludenti si facciano male da soli, che si chiamino Saviano, Lerner, Boldrini, Martina, Serra, Travaglio e compagnia rossastra. 
Silvio Berlusconi l'ha capito, riaffiancandosi rapido all'alleato, conscio dell'inarrestabile ascesa del “Ruspa”, e di fatto smentendo Gianfranco Miccichè che aveva dato dello stronzo al ministro. Berlusca ha ottant'anni suonati, ma è molto più furbo del quarantenne Martina, il quale è per il PD ciò che Mino Martinazzoli fu per la DC: il becchino. 
DI MAIO COSA FARA'? - Sul carro di Salvini sta salendo anche il suo parigrado di governo Luigi Di Maio. Facendosi forte della imprevedibile conclusione della vicenda “Diciotti”, il ministro dello Sviluppo Economico, oltre che capo politico dei Cinque Stelle, ha fatto la voce grossa con l'Unione Europea, reclamando maggior attenzione per le ragioni dell'Italia. 
Al contrario del leghista, il pentastellato deve fare i conti con un consistente fronte interno antisalviniano capitanato dal presidente della Camera Roberto Fico, apertamente schierato contro la politica migratoria di Matteo “Ruspa”. Aggiungiamo le nazionalizzazioni di matrice statalista sovietica delle quali si vocifera dopo il crollo del ponte a Genova; mettiamoci la politica anti Tav, e grandi opere in genere, dei grillini; e la rogna dell'Ilva di Taranto, che Di Maio non sa come affrontare; e, infine, il taglio da lui minacciato di pensioni “d'oro” che tali non sono, destinato a foraggiare gente che in gran parte non sa nemmeno che cosa siano i contributi previdenziali. 
Salvini, ancora una volta, non deve che attendere, e lo sa, il primo, o il secondo, o il terzo inciampo del partito-non partito, quella specie di Matrix ideato dal visionario Gianroberto Casaleggio che dovrebbe governare le nostre vite via computer. 
In attesa di quest'Italia alla Isac Asimov, Salvini sta con i piedi per terra, come esigono tutti i leghisti, alieni alle fumisterie della politica: figuriamoci alla fantapolitica. Di Maio non potrà muovere un dito se Salvini non sarà d'accordo. Se lo farà, per compiacere i vari Fico, per lui si prefigura la fine del PD. 
Niente grandi opere, quindi niente appalti per gli imprenditori del Nord? Salvini non ci starà. Nazionalizzazioni? Per carità, il dirigismo è l'antitesi della libera imprenditoria, Salvini rifiuterà. 
Taglio alle pensioni alte? Le incassano in gran parte ex manager, ex funzionari, ex professionisti che vivono (e votano), in gran parte nell'Italia settentrionale, feudo di Salvini, che si sta estendendo a macchia d'olio anche al Sud. 
Se Di Maio non è scemo, scenderà dal carro di Fico per salire sulla ruspa di Matteo, avviata a spazzar via campi rom, immigrati clandestini e cooperative di sostentamento: di sé stesse. Il tutto per lo sconcerto dei detrattori, totalmente spiazzati da operazioni clamorose solo per chi non le ha mai nemmeno immaginate. Operazioni in realtà semplici, e rapide, e senza cedimenti. E in sovrappiù attuate a dispetto dell'Unione Europea, che è un po' come il PD: parla tanto, mente moltissimo, combina un tubo. In più ci ha appioppato l'euro, considerato la nostra Caporetto monetaria dai tre quarti degli italiani e degli economisti. 
Scriveva nel 2015, imperante Renzi, l'indimenticato Giovanni Sartori ne “La corsa verso il nulla”: «I nostri impreparatissimi governanti ritengono che i profughi che li inondano vengano, o verranno, solo dalla Libia e paraggi. No. Verranno da ovunque non vengano affondati». Capito? Sartori, mica Mario Borghezio. Le bugie hanno le gambe corte e il naso lungo e la faccia di tolla dei buoni idioti di casa nostra presi per i fondelli dai buonisti furbissimi di Bruxelles. 
LE BALLE SUI MIGRANTI - Antonio Socci, scrittore cattolicissimo, è critico spietato di papa Francesco, preoccupato di lanciare anatemi contro i cattivoni alla Salvini, ma oggi costretto a fare i conti con la peste dei prelati pedofili che annienta Santa Romana Chiesa. Socci ha scritto su “Libero” del 25 agosto un articolo che è la Bibbia sull'immigrazione e le bugie che le ruotano intorno. Ne riporto alcune parti essenziali. 
«Se - come dice Boeri e con lui tutta la sinistra e i media – i migranti vengono qui da lontani Paesi dell'Asia e dell'Africa smaniosi di poterci pagare le pensioni e farci vivere nel lusso, perché nessuno dei Paesi europei sgomita per accaparrarseli?». Questa domanda basterebbe a zittire in eterno il mondo dorato da Juncker in giù, e a ricordare invece il mondo di mezzo del compagno Salvatore Buzzi. 
Socci non si ferma, anzi. Ricorda come a Ceuta gli spagnoli abbiano eretto una barriera per impedire agli africani di entrare in Spagna e in Europa. La Guardia Civil ha sparato proiettili di gomma e getti d'acqua sui migranti clandestini. «Perché nessuno dei solidali che sono accorsi a Catania (dove i migranti vengono nutriti e curati e non certo presi a sberle) ha protestato contro il trattamento durissimo delle forze dell'ordine spagnole (e prima di quelle francesi)? Perché non si è vista nessuna maglietta rossa? Perché UE, Onu, Amnesty International, Ong, Emergency, Vaticano, don Luigi Ciotti, Saviano eccetera non hanno emesso vibrate proteste». 
Infine, il presunto sciopero della fame sulla “Diciotti”, peraltro smentito dal comandante della nave. «Salvini – scrive Socci – ha ricordato che in Italia vivono 5 milioni di persone in povertà assoluta e costoro lo sciopero della fame lo fanno tutti i giorni, nel silenzio di buonisti, giornalisti e compagni vari». 
L'ultima domanda di Socci è quella decisiva. «Questi migranti sono partiti da Eritrea, Siria, Bangladesh, Egitto e Isole Comore. Si tratta di luoghi lontanissimi dall'Italia... Cosa c'entra l'Italia con loro? ...Chi, come e perché vuole convogliare migranti da tutto il mondo sulle coste italiane? Quali interessi ci sono in gioco?». 
E già, chi vorrà spiegarlo agli italiani? Salvini ci prova a modo suo, con la ruspa, non con il bacio alla pantofola della Merkel a imitazione degli ultimi quattro premier che l'hanno preceduto. 
L'ho definito premier? Perché, secondo qualcuno sarebbe Giuseppe Conte? Lasciate che davvero qualche kamikaze mandi sotto processo il ministro dell'Interno e ne farà il padrone dell'Italia. Salvini fa rima con un altro... ini. «Governeremo per vent'anni», aveva pronosticato mesi fa il duce dei Lumbard. Se i soliti dementi gli daranno altra benzina, sarà stato buon profeta.

(riproduzione riservata)