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La sovranità tricolore va difesa dalle interferenze europee

Come nel caso del cashback, il meccanismo studiato per combattere l'evasione e stimolare i consumi


21/12/2020

di Artemisia


La sovranità italiana è sempre più ridotta. Ormai il governo non può varare una iniziativa economica senza dover prima sentire il parere delle istituzioni europee. E’ quanto è accaduto con l’operazione del cashback, il meccanismo che dovrebbe ridurre il contante in circolazione, combattere l’evasione ma anche stimolare gli acquisti e quindi i consumi. La Bce è intervenuta a gamba tesa contestando l’iniziativa e bacchettando il governo per non essere stata consultata. 
Nella lettera che il responsabile della vigilanza della Banca centrale europea Yves Mersch ha inviato al ministro dell'Economia e Roberto Gualtieri c’è scritto che “l'introduzione di un programma cashback per strumenti di pagamento elettronici è sproporzionata alla luce del potenziale effetto negativo che tale meccanismo potrebbe avere sul sistema di pagamento in contanti e in quanto compromette l'obiettivo di un approccio neutrale nei confronti dei vari mezzi di pagamento disponibili". 
Poi tira per le orecchie al ministro colpevole, a quanto pare, di aver agito con troppa autonomia, e gli ricorda che “in base alle regole europee le autorità nazionali sono tenute a consultare la Bce su progetti di disposizioni legislative che rientrino nelle sue competenze, comprese, in particolare, quelle relative a mezzi di pagamento". 
Non finisce qui. Francoforte chiede al governo di rimettersi in riga cioè di non pendersi troppe libertà. ”La Bce apprezzerebbe - si legge nella lettera - che le autorità italiane tenessero in debita considerazione i rilievi che precedono adempiendo in futuro al proprio obbligo di consultare la Bce, se del caso". 
Nella lettera c’è un richiamo al governo italiano: "Le limitazioni dirette o indirette ai pagamenti in contanti dovrebbero altresì essere "proporzionate" agli obiettivi perseguiti e dovrebbero limitarsi a quanto necessario per conseguire tali obiettivi, specialmente alla luce del fatto che le misure potrebbero spingere i soggetti aderenti a competere per il più alto numero di transazioni effettuate, che, in definitiva, favorirebbe gli aderenti che effettuano un alto numero di transazioni per importi limitati (ossia importi che altrimenti potrebbero essere pagati in moneta)". 
Poi a dispetto delle varie campagne volte a incentivare l’uso di strumenti di pagamento digitali, si fa una lunga difesa del contante. “La possibilità di pagare in contanti rimane particolarmente importante per taluni gruppi sociali che, per varie legittime ragioni, preferiscono utilizzare il contante piuttosto che altri strumenti di pagamento. Il contante è altresì generalmente apprezzato come strumento di pagamento in quanto, quale corso legale, è ampiamente accettato, è rapido e agevola il controllo sulla spesa di chi paga. Costituisce, inoltre, un mezzo di pagamento che consente ai cittadini di regolare istantaneamente un'operazione ed è l'unico metodo di regolamento in denaro della banca centrale e al valore nominale per il quale non sussiste la possibilità giuridica di imporre tariffe per il suo utilizzo”. 
Immediata è arrivata la reazione del governo. Fonti del ministero dell'Economia hanno sottolineato che la lettera non preoccupa ne’ porterà a ripensamenti sull’operazione perché il cashback non limita in alcun modo l’uso del contante e non penalizza chi lo usa. Poi il ministro in via ufficiosa ha spiegato che le posizioni di Mersch non sono quelle della maggioranza della Bce che è largamente favorevole alla modernizzare il sistema finanziario e alla diffusione dei pagamenti digitali.

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