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La speculazione sui titoli pubblici italiani pronta a scattare dopo il voto

Si scommette su una mancata maggioranza stabile, ma così non era stato per Belgio e Spagna. Allora perché due pesi e due misure?


26/02/2018

di Artemisia


I grandi speculatori cominciano a gettare benzina sui mercati pronti a infiammarli quando dopo il voto si formerà il nuovo governo. Già scommettono che non si avrà una maggioranza stabile e che si andrà verso una situazione di stallo. Il Presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ha fatto rullare i tamburi dell’allarmismo. «Prepariamoci a un governo non operativo», ha detto spiegando che «C'è un inizio di marzo molto importante per l'Ue. C'è il referendum Spd in Germania e le elezioni italiane, e sono più preoccupato per l’esito delle elezioni italiane che per il risultato del referendum dell'Spd». E ha previsto una “forte reazione” dei mercati nella seconda metà di marzo. “Prepariamoci a questo scenario” ha detto con un tono che dà più per certa che per ipotetica una prospettiva di questo tipo. Naturalmente questo è stato subito rilanciato con grande evidenza dai giornali online soprattutto di centrosinistra. Ma cosa veramente teme Juncker? Eppure Belgio, Olanda e Spagna sono rimasti a lungo senza un governo e non per questo ci sono state turbolenze sui mercati. Anzi l’Olanda con un governo in carica giusto per l’ordinaria amministrazione, ha avuto una crescita importante pari al 3%, risultato migliore dell’ultimo decennio e al di sopra non solo della performance dell’Italia, ma anche di Francia, Germania e Spagna. 
Clamoroso il caso del Belgio, nel 2010 rimasto per 541 giorni senza guida ma non per questo sprofondato: anzi, Bruxelles nel 2011 à cresciuto dell’1,8%. Così come la Spagna, con Rajoy rimasto al potere per l’amministrazione ordinaria per tutto il 2016, anno nel quale Madrid ha portato il Pil al 3,2%. 
Perché quindi tanta preoccupazione per l’Italia? Bruxelles è entrata in allarme perché i programmi elettorali degli schieramenti politici prospettano manovre espansive di spesa pubblica che non si conciliano affatto con il rientro dal debito sollecitato dalla commissione europea. Accantonate le proposte dell’uscita dall’euro da parte dei partiti, Lega e 5Stelle, più insofferenti verso i diktat di Bruxelles, permangono in modo più o meno sotterraneo, le polemiche contro le manovre restrittive che soffocano la ripresa economica. 
Bruxelles teme che l’avanzata elettorale dei movimenti populisti possa far crescere il fronte europeo contrario alle politiche rigorose imposte finora. 
Si temono gli annunci di alcuni partiti di voler modificare la riforma previdenziale varata dall’ parlamentare di bilancio, ha messo l’accento sui due nervi scoperti dell’economia italiana, il debito pubblico e le pensioni. Un focus che è in linea con quello che pensano a Bruxelles. Nel documento si dice che “la spesa pensionistica in Italia si attesta su livelli ben superiori in percentuale del Pil rispetto a quelli degli altri principali paesi europei ed è prevista accelerare nel triennio di programmazione. Ciononostante, grazie alle varie riforme attuate dagli anni novanta, essa risulta più sostenibile nel lungo periodo. La sostenibilità potrebbe essere messa a rischio in caso di revisioni, senza copertura finanziaria”. Altro punto debole è l’alto debito pubblico e la sua incidenza sul Pil pari al 132%. L’Ufficio parlamentare di bilancio lancia l’alert: «Come avvenuto nello scorso anno, nell’ambito della sorveglianza europea potrebbe emergere la richiesta di misure correttive che riportino il saldo a un livello coerente con il rispetto delle regole». 
Immediata la replica del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che ha escluso l’ipotesi di una manovra correttiva: «Il continuo progresso dell’economia fa ritenere che gli obiettivi di bilancio verranno centrati e che l’impostazione dei conti pubblici potrà essere confermata anche nell’ambito della sorveglianza europea». 
Ma è evidente che si tratta di rassicurazioni da clima elettorale. 
Bruxelles teme che l’Italia con la vittoria di movimenti populisti o con la loro affermazione in grado di condizionare il governo possa contrastare le politiche rigoriste della Commissione europea. 
Gli speculatori scommettono su questo braccio di ferro e sono pronti a favorire tensioni sui mercati per guadagnarci.

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