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La storia del convoglio fantasma che decise le sorti della Seconda guerra mondiale

Con il ricorso a testimonianze e documenti, William Geroux racconta la coraggiosa spedizione navale del PQ-17 che consentì agli anglo-americani di rifornire i sovietici prima che gli Alleati aprissero il fronte orientale contro i tedeschi


21/10/2019

di Giambattista Pepi


Nella Seconda guerra mondiale, il teatro dell’Artico, parte del più vasto teatro scandinavo, vide contrapporsi, da una parte, le forze della Germania e della Finlandia e, dall’altra, quelle degli Alleati e, in particolare Regno Unito, Unione Sovietica, Norvegia e Stati Uniti d’America. 
Nell’estate del 1942 la vittoria degli alleati contro i tedeschi non era scontata. Così il presidente degli Stati Uniti, F. Delano Roosevelt, e il Primo ministro inglese, Winston Churchill, organizzarono dei convogli artici, scortati dalle unità alleate, per rifornire la Russia, allo stremo. Erano composti da marinai che avevano lavorato su navi mercantili, uomini inadatti al servizio militare, peraltro a bordo di vecchie imbarcazioni minacciate da iceberg, bombardieri e sottomarini.  
Il PQ-17 aveva appena iniziato ad attraversare l’Atlantico del Nord, partendo dalla base di Hvalfjord in Islanda, quando Hitler minacciò di schierare la temibile corazzata Tirpitz per annientarlo. Temendo la perdita di insostituibili navi da guerra, l’ammiragliato britannico (l’ordine fu dato da Sir Dudley Pound) ordinò alla flotta militare di disperdersi e lasciare le navi senza difesa. Da qui deriva il nome “fantasma” con cui sarebbe stato definito il convoglio. 
Churchill lo definì “l’episodio più triste di tutta la guerra”, ma quando i tedeschi iniziarono a dare la caccia alle unità navali via mare e via cielo, quattro di esse riuscirono a salvarsi, mimetizzandosi nel ghiaccio grazie a vernice bianca e lenzuoli. Nascondendosi alla vista del nemico, proseguirono verso il porto sovietico di Arcangelo, riuscendo così a far pervenire gli indispensabili approvvigionamenti alla Russia. 
La storia di questa spedizione navale è raccontata da William Geroux nel libro La missione segreta che ha cambiato la Seconda guerra mondiale (Newton Compton, pagg. 316, euro 12,90). 
Roosevelt è responsabile dell’invio del convoglio PQ-17 attraverso l’Atlantico durante il periodo di luce perenne. Ma da un punto di vista più ampio, il Presidente ebbe la saggezza di considerare l’Unione Sovietica un alleato necessario e di usare queste navi per guadagnare tempo e rafforzare l’Armata Rossa finché le truppe statunitensi non furono pronte a combattere i tedeschi sbarcando nel 1943 in Normandia. 
Tra il 1941 e il 1945, i convogli artici trasportarono in Unione Sovietica oltre quattro milioni di tonnellate di forniture belliche per un valore di 12,4 miliardi di dollari, che corrispondono a oltre 180 miliardi di dollari odierni. 
Quei rifornimenti rappresentavano all’incirca un terzo delle totali spedizioni previste dal Lend Lease (l’atto approvato dal Congresso degli Stati Uniti per sostenere con vettovaglie, equipaggiamenti e armi i russi) al regime di Stalin; i restanti due terzi raggiunsero l’Unione Sovietica tramite la rotta meridionale attraverso l’Iraq negli ultimi due anni e mezzo di guerra. Ma la rotta di Murmansk costituì l’arteria vitale tra Unione Sovietica e Occidente all’inizio della guerra, quando l’Armata Rossa e le industrie sovietiche erano stremate e la sopravvivenza della Russia e, forse, del destino dell’Europa erano appesi a un filo. 
I convogli settentrionali e meridionali consegnarono oltre10.000 carri armati alleati, 10.000 pezzi d’artiglieria, 14.500 aerei e 450.000 autocarri, assieme al carburante per farli funzionare, poi radio e attrezzature radar avanzate da modernizzare le forze armate sovietiche. La Russia ricevette anche 100.000 tonnellate di gomma, enormi quantità di acciaio, alluminio e prodotti chimici per far ripartire le fabbriche sovietiche dopo lo shock dell’invasione nazista (alcune fabbriche americane vennero interamente smantellate e spedite in Russia, come, ad esempio, quella di pneumatici River Rouge della Ford Motor Company a Dearbord nel Michigan). 
I convogli consegnarono 2,3 milioni di tonnellate di generi alimentari: dalla carne in scatola al pesce sotto sale, dalle uova in polvere ai fagioli, verdure disidratate, zucchero, tè e caffè. Portarono ai sovietici forniture mediche, abiti e un’ampia gamma della merce più varia tra cui giocattoli, attrezzatura da pesca e dentiere. 
Dei circa 1.400 mercantili alleati che salparono per la Russia settentrionale, 104 furono affondati mentre erano in viaggio o ancorati ai porti di Murmansk o Arcangelo, o mentre rientravano in patria e, con loro, persero la vita 829 marinai alleati. Questo totale non comprende le 29 navi sovietiche e le loro innumerevoli vittime. Inoltre, diciotto navi da guerra britanniche furono affondate mentre proteggevano convogli artici - compresi gli incrociatori Trinidad e Edinburgh - con la perdita di 1.944 vite umane (gli attacchi ai convogli artici costarono ai tedeschi cinque navi da guerra, trentuno U-Boot, dozzine di aerei e diverse migliaia di vite). 
Se le perdite alleate sulla rotta dei convogli nord-atlantici, molto più attiva, furono più alte numericamente parlando, la rotta di Murmansk fu in proporzione la più letale della Seconda guerra mondiale. E il convoglio artico che subì le maggiori perdite fu di gran lunga, in termini di navi, tonnellaggio e carico, proprio il convoglio PQ-17. Si pensi che durante la spedizione (dal 4 al 28 luglio 1942) su 35 navi che lo componevano (tre tornarono indietro quasi subito), 22 vennero affondati dagli U-Boot tedeschi e dall’aviazione della Luftwaffe e solo 11 raggiunsero il porto di Arcangelo. 
“Ho sentito parlare per la prima volta del PQ-17 quando svolgevo ricerche sui convogli artici per il mio precedente libro, The Mathews Men, che racconta la lotta tra gli U-Boot di Hitler e la minuscola comunità marittima di Mathews County, in Virginia” dice l’autore in una nota posta prima dell’appendice del volume. “Dal momento che sul convoglio PQ-17 non c’erano uomini di Mathews, lo menzionai solo brevemente nel libro. Ma ne ero rimasto incuriosito e cominciai a leggere tutto quello che lo riguardava. Nella storia c’era tutto: un ambiente esotico e pericoloso, svolte drammatiche, dilemmi morali, gesta eroiche, gesta meno eroiche e intrigo politico ai massimi livelli. Più scoprivo il PQ-17, più mi chiedevo come mai non ne avessi sentito parlare prima. A mio parere, la parte più affascinante della storia è il viaggio delle navi fantasma, scappate nella banchisa polare per sfuggire alla distruzione per mano dei nazisti. L’odissea delle navi fantasma è il fulcro del libro”.

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