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La storia modificata da uno "squillo di campanello"

Quello di Amedeo Franco, lo scomparso giudice di Cassazione, che faceva parte del collegio che nel 2013 condannò Berlusconi. E che un giorno ammise che la sentenza era stata pilotata e che lui...


06/07/2020

di SANDRO VACCHI


La furia masturbatoria della dietrologia, vero motore della politica italiana, in questi giorni è al culmine. 
Un giudice di Cassazione oggi scomparso, Amedeo Franco, era nel “collegio feriale” che il primo agosto 2013 condannò Silvio Berlusconi. Anni più tardi, Franco si presentò a Berlusconi dicendogli che la sentenza era stata pilotata in base a un principio di colpevolezza e che lui, sostanzialmente, era stato costretto a far buon viso a cattivo gioco. 
Prima domanda: perché? Seconda: perché questo pentimento a distanza di anni, con Berlusconi ormai lontano anche fisicamente dalla lotta politica, visto che se ne sta in Costa Azzurra dalla figlia Marina? Terza: perché uno dei presenti all'incontro (non si sa chi) registrò col telefonino l'enorme accusa del giudice al sistema giudiziario? Quarta: avete mai visto un “ermellino” della Cassazione suonare al campanello di un condannato, da lui, e dirgli “Ci siamo volutamente sbagliati. Lei è innocente, ma vittima di un complotto giudiziario ordito dai suoi nemici politici per farla fuori? 
Va bene che in Italia può capitare di tutto. Che siamo con l'acqua alla gola, ma regaliamo soldi ai Paesi africani; che diamo altri denari a gay, Lgtb o come diavolo si chiamano, mentre gli artigiani e il turismo chiudono i battenti; che si stanzino buoni-vacanze quando milioni di persone non hanno mai fatto ferie in vita loro; che ci siano sovvenzioni per i monopattini, e ditelo a vostro nonno; e un reddito di cittadinanza che è toccato più volte a fior di delinquenti nullafacenti e mafiosi. 
Va bene tutto questo, anche che Vittorio Sgarbi sia portato di peso fuori dalla Camera e che la presidente di quel momento, ex ragazza-calendario volata nel cielo della politica, si indigni offesa per il comportamento poco urbano di un uomo che ha un cervello almeno sei volte più grosso del suo. Va bene che da due anni ci governi il recordman mondiale delle capriole, prima alla testa di un governo di centro-destra e, subito dopo, di uno di centro-sinistra. E che il premier sia non il primo, il secondo, ma il quinto mai eletto dagli italiani. Va bene che se Gigi Di Maio è arrivato dov'è allora il mio carrozziere potrebbe presiedere la Banca Mondiale. Va bene tutto, ma qualche domanda spunta per forza spontanea. 
Le prime quattro sono elencate sopra, ma la quinta è: perché i giornaloni e la Rai, vale a dire i portavoce del Potere, del Sistema, della Cosa Pubblica che in realtà è molto privata, affare di Lor Signori, non si indignano? Come mai lo fanno solamente i “fogliacci” di destra, trattati come una volta il “Candido” e il “Borghese” dalle sciurete-bene, lettrici semianalfabete dei premi Strega, perché fa tanto fino e parlano di Colibrì? 
Va bene tutto, nell'Italia peracottara e pizzicarola, romanocentrica e autoreferenziale, perfino che venga allo scoperto nel 2020 il marcio della magistratura: come se ci dicessero adesso che l'ultima guerra l'hanno vinta gli americani. Sai la novità! Qualcuno ha mai avuto il vago sospetto che il terzo potere fosse qualcosa di retto, onesto e pulito, dopo che un quarto di secolo fa si era dimenticato di mandare sotto processo il Pci, e solo il Pci, per Mani Pulite? Qualcuno, anche fra i più feroci antiberlusconiani, non ha mai avuto il dubbio che un centinaio di processi intentati contro l'ex Cavaliere fossero un tantinello troppi? 
Non tirate fuori che un presidente del consiglio così puttaniere non si ricordava dai tempi di Mascellone Benito. In Italia? A Roma? A due passi dal Vaticano, covo della più grande accolita di pedofili che la storia ricordi, davanti perfino all'appenninica Bibbiano dipinta di rosso? La nipote di Mubarak, le Olgettine, le “cene eleganti”, il bunga-bunga? Ho compulsato il codice penale: non contempla il reato di scopata consenziente. Non ancora, almeno. Ma in quest'Italia, se non sei arcobaleno, migrante, spinello dipendente, con famiglia difficile e – orrore! - sei perfino eterosessuale, vai alla gogna. E se non sei di quella che si ostina impunemente a definirsi sinistra ci vai due volte. 
Questo è il Paese dove la vigilanza Rai se la prende con Bruno Vespa, in assoluto il miglior giornalista del carrozzone, perché ha scritto un libro, “Bellissime”, in cui osa parlare del Lato B (culo, per i più raffinati) di tale Belen Rodriguez, espertissima capace di nulla, oltre che del mutamento del fascino femminile nella penisola dei latin lovers. Sì, buonanotte! Se avesse scritto un libro sulle “discriminazioni” ai danni dei trans, tutto sarebbe filato liscio, ma come osa dar fiato a quegli invertiti degli amanti delle femmine? 
Vespa, pensate un po'. Mica Fabrizio Corona, ma un figlio legittimo della parrocchiona cattolica di Santa Romana Chiesa. Parrocchiona uguale identica, solo il colore è diverso, da quella rossa del Pci e denominazioni successivamente assunte causa vergogna di sé. 
Premesso che il signor Palmiro Togliatti definiva pederasti, papale papale, signori che oggi è pericolosissimo definire in qualsiasi modo, il suddetto era il grande sostenitore della moralità suprema del Partito... al punto che del sottotetto delle Botteghe Oscure aveva fatto il proprio scannatoio dove portava la sora Nilde, in seguito diventata presidente della Camera. Nel contempo, il super moralista, aveva piantato in asso la moglie (ebrea) e il figlio Aldo, lasciato marcire per mezzo secolo in una casa di cura per malattie nervose a Modena. 
Erede della linea morale togliattiana e della superiorità morale del Partito fu uno dei più grandi mistificatori del dopoguerra, quell'Enrico Berlinguer che spacciava la sua Chiesa come immune dalla tara capitalistica del denaro: lui che incassava tranquillamente i soldi del Cremlino, come il suo predecessore Palmiro. Al quale nessuno osò mai domandare quale fine avesse fatto il fantomatico Oro di Dongo con cui Mussolini avrebbe tentato di fuggire in Svizzera camuffato da soldato tedesco. 
Da lì in poi, gli scandali hanno attraversato tutti i partiti: tutti meno uno. La magistratura fin dal dopoguerra era diventata terreno di coltura del Pci, non Cosa Nostra, ma Cosa Sua, così come la cultura era gramscianamente guidata. 
Il Partito socialista, finché fu di Nenni andò a braccetto (e all'incasso) con i comunisti, ma quando passò a Bettino Craxi, nemico giurato del sepolcro imbiancato Berlinguer, divenne il primo avversario da abbattere, con tanto di lancio di monetine, sputtanamento planetario ed esilio ad Hammamet. 
La guerriglia rossa si è poi indirizzata, per un quarto di secolo, contro Berlusconi. E oggi tocca a Salvini. Perché pestano i calli al Pci (eccetera eccetera, tutti i nomi non ci stanno), che ha una visione della democrazia alquanto eccentrica: vuole comandare lui, sempre e comunque, anche se perde le elezioni. E' arrivato al punto di tenerle lontane come cani rabbiosi, le elezioni, in quanto gli italiani, popolo di ingrati, non premiano con voti plebiscitari, come dovrebbero, gli eredi di Marx, Lenin, Stalin, Mao, Pol Pot, Fidel e di tutti gli altri benefattori dell'umanità, alla quale hanno elargito pace, ricchezza e futuro. 
Poiché gli italiani da un bel po' si fanno i fatti propri fregandosene delle scoregge romane con cui qualche bello mente pretenderebbe di comandarli, e poiché quando vanno per forza alle urne premiano quei puzzoni dei sovranisti-fascisti- razzisti, la forza d'urto del partitello di Zingaretti (e prima di Renzi, Bersani, D'Alema...) non è da anni sufficiente: occorrono armi di distruzione potenti. Come la magistratura, i processi a raffica, le minacce, il richiamo di correnti d'invasione in nome dell'accoglienza, e chi se ne frega se poi si scopre Mafia Capitale... Tutto è ammesso per far fuori il “nemico del popolo” di turno. “Il processo” di Kafka è roba per ragazzi, confronto a “Buio a mezzogiorno” e ai processi staliniani, leggeteveli. 
Ma noi siamo delle macchiette anche in tribunale e ci siamo accontentati di Mani Pulite. Prima ci eravamo accontentati del fascismo, mica del nazismo; e dell'Italia umbertina, mica di Bismark; e dei Savoia, mica degli Asburgo... Bisogna risalire al Rinascimento per trovare un italiano veramente all'altezza – e che altezza! - dei tempi. 
Così, oggi ci governano le mezze cartucce, che prendono ordini dai grandi profittatori: quell'Europa che da anni ci massacra e fa finta di concederci graziosamente soldi che in realtà sono nostri, così minaccia di strapparcene altri, cioè i risparmi, dipingendoci come dei dilapidatori, mentre siamo il popolo più risparmiatore della Terra. 
Ennio Flaiano diceva che peggio dei fascisti ci sono soltanto gli antifascisti di professione. Donald Trump, più modestamente, ha parlato di “fascismo rosso” che insegna a odiare il proprio Paese. Cos'è, altrimenti, l'esaltazione del globalismo, il vilipendio della lingua madre, il soccorso seduta stante all'“altro” ma non all'italiano, l'autocommiserazione, l'autodisprezzo, il senso di colpa per essere nati nel Paese più bello del mondo? Basta darlo in mano a grillini e Pd col supporto esterno dell'Unione Europea, ed ecco una bella latrina. Quando il pozzo nero sarà saturo smetteremo di divertirci col Lato B di Belen e dovremo pensare seriamente al nostro.

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