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La strana rivolta dei neri in uno Stato immaginario dell’America segregazionista degli anni Cinquanta

Enne Enne Editore ridà voce, a distanza di 57 anni, a Un altro tamburo, un avvincente romanzo - scritto dal rimpianto William Melvin Kelley, esponente del Black Arts Movement - che ancora oggi graffia, intriga e induce alla riflessione   


25/11/2019

di Valentina Zirpoli


Letto con il senno di 57 anni dopo (la prima edizione risale infatti al 1962) A Different Drummer, romanzo d’esordio firmato dall’afro-americano newyorkese William Melvin Kelley (esponente del Black Arts Movement nato il 1° 1 novembre 1937 e morto il 1° febbraio 2017), si propone ancora in tutta la sua graffiante quanto dirompente freschezza. Un lavoro capace di dare voce e respiro a uno dei periodi più aspri della lotta per i diritti civili dei neri, consegnando ai lettori “un indimenticabile inno alla libertà, a quell’aspirazione senza tempo che ha il potere di cambiare le vite personali e il corso della Storia”. 
Professore universitario e insegnante di scrittura creativa Kelley, vincitore nel 2008 dell’Anisflield-Wolf Book Award, strada facendo Kelley avrebbe scritto quattro romanzi (altri due sarebbero rimasti inediti) nonché una antologia di racconti cavalcando la formula narrativa della black comedy. Dando in tal modo voce ai pregiudizi e alle storture legate agli atteggiamenti razziali a stelle e strisce, discriminazioni che lo avrebbero interessato anche personalmente. 
Non a caso negli anni Sessanta si era accasato a Parigi, dove scrisse il suo quarto romanzo, intitolato dem, per poi trascorrere un po’ di tempo anche a Roma. Fermo restando che, dopo gli omicidi di Martin Luther King Jr. e Robert F. Kennedy, lui e sua moglie decisero di far crescere le loro due figlie lontane dagli Stati Uniti E per questo motivo si trasferirono in Giamaica. Peraltro convertendosi al giudaismo. 
Ma torniamo al dunque, ovvero a Un altro tamburo (pagg. 246, euro 19,00, traduzione di Martina Testa), proposto in Italia da Enne Enne Editore, che ha in programma di pubblicare anche il secondo lavoro di questo autore intitolato A Drop of Patience
A titolo di cronaca Un altro tamburo è ambientato alla fine degli anni Cinquanta, in uno Stato immaginario dell’America segregazionista, dove Tucker Caliban vive e lavora nella piantagione della famiglia Willson. Come peraltro avevano fatto suo padre e i suoi antenati. Ma, diversamente da loro, Tucker è riuscito a comprarsi un pezzo di terra. Tutto bene, tutto regolare, sin quando un giorno, davanti agli increduli abitanti della città vicina, decide di spargere sul raccolto della sua piccola piantagione del sale, oltre a uccidere il bestiame e a dare fuoco alla propria casa, partendo poi con la famiglia verso Nord senza voltarsi indietro. 
Ben presto la popolazione bianca si renderà conto di essere sola e che il loro stato di benessere stava precipitando verso il baratro. Incapaci di capire e persino di immaginare una vita diversa. Eppure se ne dovranno fare una ragione, perché il passo di Tucker rappresenta soltanto l’inizio: tutti i neri seguiranno infatti il suo esempio, abbandonando le case e i lavori, per trasferirsi altrove. E i “padroni” si ritroveranno soli con il loro benessere improvvisamente interrotto, incapaci di capire e perfino di immaginare una nuova vita. 
Che dire? Si tratta di un romanzo che cattura, intriga e induce alla riflessione. Capace di mischiare diritti e pretese, ineguaglianze e ingiustizie, coraggio e amor proprio di chi è stato sottoposto a secoli di vessazioni; ma anche di immedesimarsi nel nuovo status dei bianchi, impotenti, attoniti e rabbiosi davanti a quanto stava succedendo (Era come cercare di immaginarsi il Nulla, una cosa che nessuno aveva mai preso in considerazione. Nessuno di loro aveva punti di riferimento su cui basare l’idea di un mondo senza neri). 
In altre parole l’autore è riuscito a consegnare ai lettori un indimenticabile inno alla libertà, “a quell’aspirazione senza tempo che ha il potere di cambiare le vite personali e il corso della storia”.

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