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La tenuta del Governo e i problemi dell'economia rinviati a dopo le elezioni europee

Poi ci sarà la pausa estiva e se ne riparlerà a settembre. A quel punto...


06/05/2019

di Artemisia


La strategia è di mettere la testa sotto la sabbia fino all’indomani del voto delle europee. Poi ci sarà la provvidenziale parentesi estiva (fa troppo caldo per arroventare ancora di più il clima con questioni cruciali), quindi se ne riparlerà a settembre. Magari ci sarà anche un altro ministro dell’Economia meno puntiglioso e ostile di quello attuale. La legge di bilancio è un tema che scotta ed è meglio affrontarlo a bocce ferme, avendo davanti i nuovi equilibri del voto delle europee. Su questo Di Maio e Salvini sono d’accordo. Il premier Conte ha commentato il giudizio dell’agenzia di rating Standard & Poor’s come un segnale positivo. Ma l’aver evitato il declassamento non significa certo che l’Italia sia stata promossa a pieni voti. Anzi. Il giudizio negativo è stato confermato con una bocciatura secca della riforma pensionistica di Quota100 e del reddito di cittadinanza. I fari sono come sempre accesi sul debito che continua a crescere. 
L’allarme di S&P è solo l’ultimo di una serie. Prima si è fatto sentire l’Ocse che ha puntato il dito contro il reddito di cittadinanza che favorisce il lavoro illegale e contro quota 100 che non crea occupazione. Poi è stata la volta del Fondo monetario internazionale che agli Spring Meeting a Washington ha messo sul tavolo il caso Italia che con la vulnerabilità finanziaria a causa del debito sovrano, rappresenta un freno alla crescita dell’Europa. Anche la Bce nell’ultimo bollettino, ha richiamato l’attenzione sull’incapacità del governo ad affrontare la crisi che rischia di avere conseguenze negative per tutta l’area euro. 
Il governo conta sulle privatizzazioni per raffreddare il debito ma innanzitutto non è un’operazione che si può fare dall’oggi al domani e poi bisognerebbe vendere bene, senza sconti. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha stimato in 23,6 miliardi il valore delle partecipazioni del ministero del Tesoro da dismettere. Una cifra considerevole ma da valorizzare. 
Intanto Bruxelles sta preparando il Country Report che sarà pubblicato il 5 giugno, quindi subito dopo le elezioni europee. Il governo sa bene che la crescita zero e quindi l’aumento del deficit e del debito Sono le condizioni affinché venga chiesto all’Italia uno sforzo aggiuntivo per il 2020 per rimettere i conti in carreggiata. Salvini però spera che una maggiore presenza dei sovranisti nel Parlamento europeo possa indurre ad atteggiamenti più condiscendenti verso il nostro Paese avviando una politica puntata sulla crescita con maggiore spesa pubblica e meno rigore. Si tratta però di calcoli sbagliati. Sono proprio i Paesi sovranisti a chiedere maggior disciplina nei bilanci e ad aver ribadito più volte che non hanno intenzione di sobbarcarsi dell’onere del debito italiano. 
Che vinca o meno la famiglia populista in Europa per l’Italia non farà grande differenza. Il rischio di una manovra importante è reale. 
Inoltre il nostro Paese non avrà dalla sua nemmeno la Bce che finora con Draghi e la politica del quantitative easing, ha dato un aiuto notevole. Il 31 ottobre il Presidente termina il suo mandato dopo otto anni durante i quali ha contrastato da solo la crisi, con lo strumento della politica monetaria. Il futuro è tutto da scrivere ma di sicuro si è chiusa l’epoca di un italiano in una posizione di gran potere, ai vertici di una delle maggiori istituzioni. La fine del mandato coincide non solo con un momento molto difficile per l’Italia ma soprattutto con il riemergere dei segnali di una nuova crisi. Chi in questi anni ha messo legna in cascina può stare tranquillo. Non è il caso dell’Italia.

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