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La tradizione italiana ti può rendere ricco

Il Paese, se vuole rinascere, deve rivalutare le botteghe per formare gli imprenditori del domani. Più che Elon Musk, Mark Zuckerberg e Steve Jobs, il nostro esempio dev’essere Leonardo Del Vecchio


18/04/2017

di Damiano Pignalosa


Leonardo Del Vecchio

Studiare è un diritto sacrosanto, che diventa poi un dovere ed un piacere quando si arriva alla scelta della propria carriera universitaria, che permette di specializzarsi in quello che più piace. L’evoluzione della società odierna ha portato al più alto grado di cultura e di informazione della storia dell’uomo. Le università, che prima erano considerate un luogo accessibile solo da certe classi sociali o da alcune delle menti più geniali, hanno ora aperto le porte a tutti, dando la possibilità a chiunque di cimentarsi nella materia prescelta fino alla conquista della laurea. Proprio quel famoso pezzo di carta che tanto inorgoglisce le famiglie del laureato; quelle stesse famiglie che magari durante gli anni di studio hanno dato qualche scappellotto al proprio ragazzo per poi gonfiare il petto nel momento della conquista del sudato titolo e comunicare al mondo intero che al proprio figlio bisognava dare del dottore e che la carriera era proprio lì a portata di mano. Tutto molto bello, tutto stupendo, ma tutto tremendamente falso.
Gli anni di crisi hanno portato alla stagnazione delle imprese, che nella maggior parte dei casi non si possono permettere di assumere nessuno, figuriamoci ragazzi senza esperienza. Il tasso di disoccupazione giovanile è alle stelle e dopo una lunga ricerca di un impiego si inizia a capire che tutti gli anni di studio, di sudore e di impegno sono serviti solo ad aggiudicarsi magari lo stesso posto di lavoro del proprio padre che, senza una laurea, ha iniziato a darsi da fare a 19 anni potendosi così costruire una famiglia e garantendosi di vivere in tranquillità per il resto della propria vita.
Uno dei principali problemi della nostra società è quello di aver completamente abbandonato quei mestieri pratici e manuali che hanno lanciato sulla scena mondiale i più grandi imprenditori italiani in tutti i settori merceologici, dalla moda all’alimentare, dalla caldareria alla produzione di ceramiche, dalla meccanica all’edilizia. Stiamo parlando di quelle famose botteghe, “università del saper fare”, culle di un’artigianalità che è stata da sempre un segno distintivo di tutto il comparto produttivo italiano, sinonimo di altissima qualità ed esperienza, che ha reso unica nel mondo la nostra industria manifatturiera, facendo diventare il marchio Made in Italy il terzo brand più potente e conosciuto a livello mondiale. Bene, proprio le botteghe hanno sfornato i veri leader dell’imprenditoria italiana.
Potremmo fare mille esempi per giustificare quest’affermazione, ma penso che un tributo particolare debba andare al padre di Luxottica, Leonardo Del Vecchio. All’età di sette anni, rimasto orfano, è finito nei Martinitt, l’orfanotrofio milanese per poveri, fino a che, a 15 anni, con il diploma di scuola media, ha iniziato a lavorare come garzone di bottega in una fabbrica che stampava marchi di metallo. I proprietari lo hanno però aiutato e spinto ad iscriversi ai corsi serali dell’Accademia di Brera per studiare design e soprattutto incisione, tanto che a 22 anni, dopo il trasferimento in Trentino, ha potuto iniziare a lavorare come operaio in una fabbrica di incisioni metalliche, imparando così il mestiere. Dopo sei anni, riuscendo ad ottenere gratis dalla regione Veneto un enorme garage e capannone abbandonato nel Bellunese con lo scopo di avviare un’attività che avesse la finalità di assumere personale proveniente dalle comunità montane più disagiate, insieme a due collaboratori ha iniziato a dar vita alla sua impresa. L’obiettivo era quello di fabbricare occhiali all’italiana, con montature sia artigianali che originali d’eccellenza, incise a mano, con lenti molate da lui personalmente. Vent’anni dopo Luxottica è una florida azienda che sta andando all’attacco anche del mercato statunitense. Gli Usa le hanno messo potenti sbarramenti, ma Luxottica li ha superati tutti, sbaragliando la concorrenza più competitiva, acquistando i tre più importanti marchi degli Stati Uniti e diventando la più potente multinazionale al mondo nel settore della produzione di occhiali: dal 2002 è infatti leader incontrastato. Presente in 132 nazioni, ha 75.560 dipendenti, di cui 62.000 addetti solo in Italia. Il suo fatturato oggi si aggira intorno ai 7 miliardi di euro.
Questo articolo non vuole assolutamente screditare il sistema universitario italiano, anzi, sono proprio i giovani laureati e le nuove menti quelli che dovranno guidare il Paese in futuro verso un riscatto che ci spetta di diritto. Certo è, però, che non bisogna dimenticare le nostre origini e quello che ci ha resi grandi in tutto il globo, per questo bisogna spronare i ragazzi che hanno deciso di non intraprendere delle carriere universitarie ad innamorarsi nuovamente del lavoro e di quell’artigianalità che ci contraddistingue da sempre, pensando che “l’università del saper fare” potrà sfornare ancora una volta i migliori imprenditori al mondo.

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